19 ottobre 2018
Aggiornato 12:00

Raggi supera Appendino. Quella brava alla fine è la romana

Il capodanno disastroso torinese, quello ben organizzato romano, le indagini e molto altro. Storia di un'evoluzione e di un'involuzione
La sindaca di Roma Virginia Raggi e accanto quella di Torino Chiara Appendino
La sindaca di Roma Virginia Raggi e accanto quella di Torino Chiara Appendino (ANSA/MASSIMO PERCOSSI, ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO)

ROMA - Vista da fuori Roma la vicenda politica di Virginia Raggi è sorprendente. La prima cittadina romana sembra essere uscita da un tunnel, ed aver imboccato una via più serena e soprattutto sicura. Il capodanno romano organizzato perfettamente al Circo Massimo, che ha visto affluire decine di migliaia di persone, è un buon risultato che sembra porsi come punto terminale di una discesa che appariva sena freni. Anzi, assomiglia ad una risalita, faticosa finché si vuole, ma con buoni risultati. Nonostante le cannonate mediatiche che ormai sparano a vuoto, Virginia Raggi si è ripresa: l’ultima polemica, farlocca, è di un mese fa e riguarda il famoso abete ribattezzato «spelacchio», per altro divenuto oggetto di attenzione turistica in virtù delle stravaganti regole del marketing mediatico. Se i giornali che solo pochi mesi sparavano a palle incatenate su tutto ciò che faceva la Raggi - e i giornalisti o sedicenti tali la perseguitavano fin sotto casa - oggi si riducono a qualche titolo su un abete malaticcio, significa che è rimasto poco su cui attaccarla.

Le ultime cartucce contro la Raggi...
L’ultima mossa di Virginia Raggi è la decisione di chiedere il rito immediato relativamente alla vicenda giudiziaria che la vede coinvolta, falso documentale riguardante al caso di Renato Marra, fratello del suo ex braccio destro Raffaele. Marra senior da vigile urbano graduato fu promosso a capo del dipartimento turismo del Comune con un incremento di stipendio pari a 20 mila euro. Nel tempo il caso si è sgonfiato, e la sindaca oggi ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato, portando a casa un’altra vittoria mediatica. Anche perché i tempi della giustizia italiana rendono aleatorio il concetto di «immediato», e quindi il processo incomincerà a giugno, dopo le elezioni politiche. Una mina vagante per la campagna elettorale del M5s è stata quindi disinnescata. Gli attacchi politici da parte dell’opposizione per altro continuano ma appaiono depotenziati: il tema principale sono i rifiuti della capitale, un annoso problema che vede coinvolta pesantemente la criminalità organizzata. Il governatore regionale Zingaretti ha rimarcato che la giunta capitolina ha creato parecchi «casini», e il vecchio alleato Pizzarotti come noto ha polemizzato con la sindaca in merito al conferimento di spazzatura all’inceneritore di Parma. Anche in questo caso, si tratta di attacchi si scarsa potenza.
Rispetto alle polemiche, seguite da furibondi attacchi mediatici, dei primi mesi post vittoria elettorale, Virginia Raggi può reputarsi soddisfatta. Indubbiamente Roma continua ad essere un caos, ma la strada per costruire qualcosa di buono pare essere imboccata.

Qui Torino
Più complessa l'avventura torinese del M5s di governo, dove un processo involutivo pare essersi impossessato dell’amministrazione guidata da Chiara Appendino. Il capodanno, se raffrontato a quello romano – nonché a quasi tutti i centri abitati del mondo – è stato molto diverso: una sorta di coprifuoco è stato imposto alla città, con eventi in tre locali a numero chiuso. Nulla di grave, ovviamente: ma un sentimento di depressione e mestizia ha accolto l'arrivo del 2018. Il tutto in nome della sicurezza: dopo la sciagura di piazza San Carlo, dovuta all’incuria organizzativa, Chiara Appendino ha deciso che era meglio per tutti stare a casa, non essendo in grado di organizzare una festa in sicurezza come quella romana. E mentre le accuse giudiziarie di Virginia Raggi si sgonfiano, anche mediaticamente, la sindaca di Torino deve fronteggiarne di molto più toste: falso in bilancio – in relazione ad un debito spostato nel 2018 anziché essere segnato nell’anno in corso – omicidio colposo, lesioni colpose e disastro colposo. La magistratura da mesi sta cercando le ragioni scatenanti la catastrofe di giugno di piazza San Carlo, un morto e oltre 1500 feriti, ma senza risultati. Al momento l’unica ipotesi presente sul tavolo è riconducibile proprio alla sciatteria con cui fu organizzato l’evento. Indagati, oltre al sindaco, il capo di Gabinetto Paolo Giordana, oggi rimosso per la micragnosa storia di una multa, il prefetto Renato Saccone, e il questore Angelo Sanna, rimosso e trasferito a Perugia.

Divise anche dai Giochi Olimpici
Le due sindache sono però unite dal destino dei Giochi Olimpici. Con notevole coraggio la sindaca di Roma disse «No» all’organizzazione delle Olimpiadi estive del 2024: fu il periodo di massima pressione mediatica su Virginia Raggi. Una scelta oculata - in linea con il programma elettorale del M5s – dettata dalla consapevolezza che grandi eventi di queste dimensioni sono sempre catastrofici per gli enti locali che le organizzano. Come esempio italiano supremo di tale prassi vi sono proprio le Olimpiadi torinesi del 2006, che hanno lasciato in eredita alla casse comunali, amministrate oggi da Chiara Appendino, una voragine debitoria che di fatto ha messo Torino nelle mani di poche banche che di fatto governano la città. Eppure la sindaca torinese starebbe per dare il suo via libera proprio alle Olimpiadi invernali di Torino 2026, dal costo preventivato pari a un miliardo di euro. Si tenga conto che statisticamente il preventivo di un grande evento, o di una grande opera, è pari a un sesto del prezzo finale. Una capriola sorprendente, per molti versi smodata, ma in linea con la furia conformista che la prima cittadina torinese, nonché la sua maggioranza, ha espresso fin dal primo giorno da sindaca. «Pragmatismo» lo chiamano in Comune a Torino - ma si potrebbe anche dire incoerenza con il programma elettorale, che le è però valso il plauso aperto del Sistema Torino (banche, fondazioni bancarie, Fiat, Iren, partecipate varie) che la giovane sindaca doveva disarcionare dal ventennale potere. E che invece ora la coccola, tra un’intervista nel grattacielo di Intesa Sanpaolo e una pagina di encomio aperto sul quotidiano della Fiat.