27 giugno 2019
Aggiornato 03:30
Banca Etruria

«Mentire per non morire», Boschi attacca: «Usano il mio nome per non parlare di veri scandali»

Maria Elena Boschi nega di avere fatto qualsiasi tipo di "pressione" su Banca Etruria e nega che tutto questo si stia rivelando un boomerang per il Pd

La sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi durante le registrazione del programma "Otto e Mezzo" presso la sede di La7 a Roma
La sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi durante le registrazione del programma "Otto e Mezzo" presso la sede di La7 a Roma ( ANSA )

ROMA - Maria Elena Boschi nega di avere fatto qualsiasi tipo di "pressione" su Banca Etruria. La sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, intervistata da Repubblica, nega che la commissione parlamentare d'inchiesta sulle banche si stia rivelando un boomerang per il Pd e afferma: "Si usano il mio nome e la vicenda di Banca Etruria per non parlare dei veri scandali del sistema bancario italiano, delle lacune della vigilanza, delle responsabilità dei manager». "Non ho fatto niente - ribadisce - se non scambiare opinioni e esprimere preoccupazioni. Peraltro anche il ministro Padoan non potrà che confermare che mai gli ho chiesto di intervenire per favorire Banca Etruria in qualche modo, essendo lui a gestire il dossier». La Boschi insiste: "Non ho intenzione di dimettermi sulla base di bugie dette da altri. Si cerca, attaccando me, di mettere in discussione un intero progetto politico. Il Pd è più forte delle loro bugie". 

"Sono attaccata alla verità, non alla poltrona"
Anche da Lilli Gruber a Otto e mezzo ribadisce il concetto: «Non mi dimetto, perché sono attaccata alla verità. Proprio per non darla vinta a persone che fanno attacchi anziché stare al merito, credo sia giusto continuare a difendere la verità dei fatti. Non sono attaccata alla poltrona ma sono attaccata alla verità e non è giusto lasciare solo perché ci sono persone che continuano a dire bugie e falsità». Le opposizioni "sono due anni che ripetono la stessa cosa, ribadisco quanto detto in Parlamento due anni fa, non ho mentito. Non c’è stato nessun favoritismo nei confronti di mio padre o della mia famiglia». E rilancia: "Lo sceglierà il Pd se e dove ricandidarmi, io mi auguro in Toscana alla Camera", parlando delle prossime elezioni. Ci sarebbe un "accanimento» nei suoi confronti: «Non si cerca la verità su quanto accaduto ma ci si nasconde dietro l’alibi di Maria Elena Boschi», e non c'è stato "nessun favoritismo nei confronti di mio padre e della mia famiglia, il governo di cui facevo parte ha commissariato il Cda di Etruria, mandando a casa tutti, compreso mio padre»

Gentiloni: sarà candidata del Pd
Pronta arriva anche la difesa di Paolo Gentiloni: Maria Elena Boschi ha «chiarito» dice, e il Pd la candiderà alle elezioni. Lo ha detto il premier durante la conferenza stampa al termine del Consiglio Ue, a chi gli chiedeva se la sottosegretaria a palazzo Chigi vada ancora considerata come «un valore aggiunto» per il Pd nonostante le polemiche per la vicenda banche. «Non sono il giudice del valore aggiunto o no, penso che abbia chiarito tutto quello che doveva chiarire, sarà candidata dal Pd e mi auguro che abbia grande successo".

Di Maio: "E' un conflitto di interessi vivente"
Maria Elena Boschi è un "conflitto di interessi vivente", lo dice il candidato premier M5s Luigi Di Maio a Radio anch'io. "Il fatto che la ministra Boschi si fosse premurata in quegli anni di andare dall'Unicredit, dal capo della Consob a parlare della banca nella quale c'era suo padre per me è una cosa deplorevole. E non è vero che non c'è conflitto di interesse, tanto è vero che non partecipa al consiglio dei ministri quando si prendono le decisioni. Questa non è un ministro, è un conflitto di interessi vivente".

Bersani: da De Bertoli mai panzane, da Boschi due o tre
Dice la sua anche Pierluigi Bersani in un videoforum di Repubblica: "Da De Bortoli non ho mai sentito una panzana in vita mia, dalla Boschi ne ho sentite due o tre". "Si guardino le insufficienze di Bankitalia ma non si dia addosso a Bankitalia per nascondere chi ha gettato via i soldi». E ancora: "Il problema più forte è che deve venire fuori una bella graduatoria dei colpevoli - spiega -: il risparmiatore tradito vuole indietro un po' di soldi e vuole che chi ha buttato via i suoi soldi venga punito e vuole anche si veda che chi doveva vigilare ha vigilato, questa è la gerarchia non il contrario. Abbiamo leggi un po' deboli sulla tutela risparmio dal punto di vista dei comportamenti deviati. In Usa hanno prima dato una ventina di ergastoli e poi hanno visto se la Sec aveva sbagliato qualcosa".

Consob: rilievi Bankitalia 2012 acquisiti dopo risoluzione 
Intanto la Consob, per bocca del suo vice dg Giuseppe D'Agostino in audizione alla commissione d'inchiesta sulle banche chiarisce che solo dopo la risoluzione di Banca Etruria, dunque nel 2016, "Consob ha saputo dell'esistenza di documenti", relativi alle criticità gestionali e patrimoniali sollevate da Bankitalia nel luglio 2012 e frutto delle ispezioni della vigilanza, "che avrebbero dovuto essere portate e valorizzate nell'ambito delle riunioni del Cda della banca e fornite al mercato. Documenti che ci ha fornito il management della Nuova Banca Etruria".