12 luglio 2020
Aggiornato 01:00
Renzi da Macron

Il fascino discreto della borghesia: da Renzi a Di Maio, tutti pazzi per Macron

Detestato in Francia, dove il suo gradimento ha avuto un tracollo del 25% in quattro mesi, il nuovo Bonaparte del potere finanziario spopola in Italia

Il segretario del PD Matteo Renzi durante l'incontro all'Eliseo con il presidente francese Emmanuel Macron
Il segretario del PD Matteo Renzi durante l'incontro all'Eliseo con il presidente francese Emmanuel Macron ANSA

PARIGI - Piace da morire in Italia: Emmanuel Macron è oggetto di concupiscenza da parte di tutti. Matteo Renzi si reca ad omaggiarlo a Parigi, dice che lui e il Bel ami Emanuel sono la stessa cosa, che sono uguali, giovani, belli di successo, hanno lo stesso programma. Ma soprattutto condividono lo stesso spirito di comando, uno bonapartista, l’altro cesarista: un uomo solo al comando, decisionista, basta con le divisioni, i partiti tini, i populismi, basta con la destra, la sinistra, l’ideologia qualunque essa sia. Si fanno fotografare insieme, e si vede che i due ridono e si danno pacche sulle spalle, contenti. Macron prende parte al siparietto, è un attore come l'altro del resto: anche se rimane una certe condiscendenza nello sguardo, da fedele cokerone quello dell'italiano, vagamente altezzoso quello del francese.

Anche Di Maio gli scrive
Subito dopo è il momento di una appassionata lettera di Luigi Di Maio, nelle veste di Alessandro III, l’imperatore di tutte le Russie che scongiurò il collega imperatore Napoleone di volergli un po’ bene, e di non invadere la Russia. La storia andò in un modo diverso, si sa. Luigi Di Maio, l’uomo che ormai si è caricato sulle spalle il gravoso compito di trasformare il un movimento di popolo in un partito tradizionale, scrive a Macron per rassicurarlo, elenca le varie proposte del M5s, ma il messaggio è semplice: il M5s non rappresenta alcun pericolo per il sistema di potere che ha creato, e fatto trionfare, Macron. E’ una lettera che vuole rassicurare non il presidente francese, che è solo un burattino, bensì il mondo moderato, europeista, finanziario, vicino alle multinazionali e lontano dai lavoratori. E’ una lettera in cui si dice «non ti preoccupare Emmanuel, noi siamo come Renzi». Si comprendono sempre di più le ragioni che hanno indotto Alessandro Di Battista a prendersi una pausa di riflessione. La chiosa finale, è un capolavoro: «Presidente Macron, il Movimento 5 Stelle non ha nulla a che fare con certe formazioni xenofobe e antagoniste che crescono un po’ ovunque in Europa. Anzi, la nostra forza ha canalizzato e trasformato in energia democratica positiva pulsioni che avrebbero potuto altrimenti generare effetti realmente destabilizzanti. Sono sicuro che quando ci conosceremo meglio, coglierà che il nostro Movimento, oltre a non essere una minaccia, piuttosto coltiva le soluzioni migliori per molti dei problemi d’Europa». Il M5s non è quindi una «minaccia», leggi alla voce «alternativa», per l’ideologia che riportando l’Europa a tempi oscuri, ottocenteschi. Ne prendiamo atto, a fatica. Al momento l'umiliante lettera del candidato grilino, non ha ricevuto risposta. Di Maio se ne faccia una ragione, Macron ama Renzi.

L'amore contagia tutti, anche i radical chic francesi
Ma l’amore per il presidente francese contagia tutti: lo scrittore Emmanuel Carrère, una delle migliori penne in circolazione, ha passato diverso tempo con il suo omologo, e ne è uscito innamorato. Pure lui, che è dichiaratamente di sinistra, anti globalista e terzomondista, non ha saputo resistere al fascino discreto della borghesia così ben narrato da Luis Bunuel. Scrive lo scrittore francese – che non vuole, furbescamente affrontare il piano politico, ma si ferma a quello umano – che «non si può essere contagiati dal macronismo». E poi, sul Guardian, ma lo si può trovare anche su diverse riviste italiane, si spertica in un lungo elogio sull’uomo che prenderà il posto di Napoleone. Degna conferma che gli intellettuali, da sempre, non riescono a resistere al fascino del conformismo.

Qualcuno però non è d'accordo
Macron quindi piace a tutti, e tutti vogliono poter dire «io sono come lui». Insomma, quasi tutti, quanto meno in Francia. Perché Oltralpe Monsieur le President non è particolarmente apprezzato: i sondaggi solo negli ultimi tempi hanno registrato un lieve rimbalzo dopo lo sprofondamento negli abissi del consenso dei mesi estivi. Ad agosto Macron registrava il record negativo, storico, del 40% di consenso ad appena poche mesi dalle elezioni presidenziali che lo avevano visto trionfare su Marine Le Pen. Oggi, a suon di marchette globali mediatiche, è riuscito a risalire al 45%. Totalizza quindi un meno 19% di popolarità: sempre meglio del meno 25%, ovviamente. Chi si contenta gode. Né più, né meno di un altro campione di europeismo spinto, di pragmatismo, e di doppiogiochismo politico: Francois Hollande.
In Francia chi non patisce Le charme discret de la bourgeoisie ha aperto gli occhi di fronte alla reale essenza del presidente francese. Le recenti elezioni del senato francese, che non conta nulla sul piano politico ma indica la direzione del consenso, ha pesantemente affossato il suo partito personale, En Marche. Nonostante la pesante campagna elettorale portata avanti da tutti i mezzi di comunicazione. E nonostante il marketing politico spinto, Macron passa disinvoltamente dalle sedi dei maggiori istituti bancari alle banlieue di Parigi, i francesi si stanno radicalizzando: chi a destra, chi a sinistra, tutti contro l’ideologia finanziaria dell’Europa in essere.