13 novembre 2019
Aggiornato 02:30
Gay

Per l'Università l'omosessualità è una malattia, Fedeli: «Quesito vergognoso»

La domanda del test Progress rivolta a 33mila studenti di medicina ha fatto indignare mezza Italia ed è divenuta un caso mediatico nel giro di poche ore.

La ministra Valeria Fedeli commenta la notizia della domanda sull'omosessualità ai test di medicina
La ministra Valeria Fedeli commenta la notizia della domanda sull'omosessualità ai test di medicina ANSA

ROMA - La domanda del test Progress rivolta a 33mila studenti di medicina ha fatto indignare mezza Italia ed è divenuta un caso mediatico nel giro di poche ore. Per alcuni si tratta di una provocazione inaccettabile, per altri solo di un quiz volutamente ambiguo per rendere più difficile la risposta degli studenti. Il caso, però, è esploso quando i rappresentanti di Sinistra Italiana hanno ricevuto, in forma anonima, la domanda in questione: «Qual è la stima del verificarsi dell’omosessualità nell’uomo?». E il quesito lasciava intendere che l'omosessualità fosse una malattia con una certa percentuale di probabilità statistica. I test progress sono somministrati a tutti gli studenti di medicina per valutarne i progressi nell’apprendimento, ma questa domanda ha fatto indignare molti politici, tra i quali il consiglere di Sel e la ministra dell’Istruzione e Università, Valeria Fedeli, che lo ha definito un «quesito vergognoso».

Fedeli: Una gravità inaudita
«È di una gravità inaudita che sia stata inserita una simile domanda nel Progress test di medicina e chirurgia», ha dichiarato la ministra dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Valeria Fedeli in merito alla domanda presente nel Progress test svolto oggi nelle università italiane con corsi di laurea in Medicina e Chirurgia. «È francamente incredibile e a dir poco inaccettabile che l'omosessualità sia stata inserita nella categoria delle malattie», sottolinea Fedeli, aggiungendo: «Mi auguro che la Conferenza dei corsi di laurea in medicina provveda ad eliminare dall'elenco delle domande del Progress test quel vergognoso quesito, che le risposte ad esso date non siano tenute in considerazione ai fini della valutazione del progresso nell'apprendimento di studentesse e studenti, e che il responsabile di quanto accaduto sia adeguatamente sanzionato».

Discriminazioni e civiltà
Il Progress test - ricorda il Miur - viene organizzato dalla Conferenza dei Presidenti dei Collegi didattici dei Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia delle università italiane e «non ha nulla a che vedere con l'esame di Stato in Medicina di cui responsabile è il Miur». È nato negli atenei italiani nel 2008 con l'obiettivo di monitorare, attraverso una serie di domande a risposta aperta, i livelli di acquisizione delle competenze effettivamente e progressivamente raggiunte da studentesse e studenti nel corso degli anni dell'iter universitario. «Discriminazioni, totale mancanza di rispetto, simili livelli di ignoranza sono elementi con cui mai vorremmo venire a contatto - conclude la ministra Fedeli - tanto meno nelle università italiane, che sono luoghi deputati non solo alla conoscenza, ma all'alta formazione, con tutto quel che questo significa. In termini culturali e di civiltà».