21 settembre 2019
Aggiornato 23:30

Berlusconi, Salvini e Meloni siglano «il patto dell'arancino» per guidare il Paese (Sicilia permettendo)

La campagna elettorale sull'isola si è conclusa, domenica si vota dalle 8 alle 22 per le elezioni regionali e il test nazionale più importante di questo fine 2017 sta per avere inizio

Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni a Catania
Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni a Catania ANSA

CATANIA – Sicilia, Italia. La campagna elettorale sull'isola si è conclusa, domenica si vota dalle 8 alle 22 per le elezioni regionali e il test nazionale più importante di questo fine 2017 sta per avere inizio. Lo spoglio delle schede, infatti, non determinerà solo il nome dell'erede di Rosario Crocetta. Con buona probabilità anche il futuro politico del Paese. Quello siciliano è un vero e proprio laboratorio, una prova di forza per il centrodestra e un termometro capace di prevedere la temperatura della prossima primavera. Vota Palermo, ma chiama in causa Roma. E lo sanno bene i tre leader della coalizione in testa ai sondaggi, che sulla campagna elettorale siciliana hanno puntato il tutto per tutto e ieri sera a Catania hanno cenato insieme per siglare «il patto dell'arancino».

La cena alla «Trattoria del Cavaliere»
Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni si sono riuniti, per la prima volta dopo oltre un anno, alla «Trattoria del Cavaliere», nel centro di Catania. Presenti anche Vittorio Sgarbi, Nello Musumeci e Lorenzo Cesa. Ma i soli, veri protagonisti della reunion erano loro tre, gli amici-nemici che hanno in mano il futuro politico dello Stivale. La posta in gioco è alta: Palazzo Chigi. Per questo non sono ammessi errori o tentennamenti. Lo dimostra l'ostentata ritrovata unità palesata durante le ultime ore della campagna siciliana e sublimata da una cena a tre a base di arancini e cernie all'acquapazza. Il risultato elettorale, se sarà convincente, consoliderà la riunificazione del centrodestra in vista delle Politiche e spianerà la strada alla vittoria.

Meloni e Salvini sono cauti
Tuttavia, anche nella rinomata «Putìa di via Paternò» - la trattoria dalle luci soffuse scelta per il vertice e un tempo zona franca della città – i nodi vengono al pettine ed emergono uno dopo l'altro i sintomi di una relazione profondamente fragile. «È ancora presto per dire che abbiamo chiuso l’accordo sul programma di governo - ha detto la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni -. Quello che vogliamo costruire è un programma serio e concreto che non si esaurisce in una cena alle 11 di sera». E anche il segretario del Carroccio è parso particolarmente cauto:  «Non abbiamo mai parlato di ministri, viceministri, Consiglio dei ministri: è l'ultima cosa che mi interessa. Io ero qui per Musumeci, che sarà il prossimo governatore della Sicilia - ha spiegato l'indomani Matteo Salvini - Con Silvio? Non ci vedevamo da un anno. Per gli accordi ci sarà tempo, torneremo a vederci dopo le regionali siciliane».

Comincia il test nazionale
L'unico davvero entusiasta della cena è parso, invece, l'abile statista Silvio Berlusconi, che subito dopo la mezzanotte ha commentato: «E' andata benissimo, come sempre». D'altronde non è la prima volta, specialmente nelle ultime settimane, che il presidente azzurro cerca di smussare gli angoli dell'alleanza e stemperare gli animi. Era già accaduto, non molti giorni fa, quando le divergenze sul referendum veneto avevano portato Giorgia Meloni e Matteo Salvini allo scontro frontale. Allora, tempestivamente, Berlusconi si era affrettato a rassicurare il Paese in merito alla tenuta della coalizione. Il presidente azzurro sa fin troppo bene che solo un centrodestra unito può battere il Movimento 5 stelle e il Partito democratico (e che questa potrebbe essere la sua ultima chance per tornare a governare il Paese). Colpi di testa non sono ammessi. E poco importa se il nodo della leadership non è stato ancora sciolto. Il patto dell'arancino, per ora, è un buon punto di partenza. Per tutto il resto c'è tempo. Se anche Santa Rosalia benedirà l'alleanza.