Pd e dintorni

Renzi tiene d'occhio Minniti per non fare la fine di Veltroni?

La Stampa pubblica un retroscena ardito a proposito delle polemiche interne al governo degli ultimi giorni. A spingere Graziano Delrio contro Marco Minniti sarebbe stato Matteo Renzi, preoccupato dal protagonismo del ministro degli Interni

Il segretario Pd Matteo Renzi e il ministro dell'Interno Marco Minniti
Il segretario Pd Matteo Renzi e il ministro dell'Interno Marco Minniti (ANSA/ ETTORE FERRARI)

ROMA - Non bastano le presunte (e puntualmente smentite) divisioni all'interno dell'esecutivo sull'emergenza migratoria. La Stampa pubblica infatti indiscrezioni roventi sul «dietro le quinte» delle polemiche di questi giorni. Una tesi che lo stesso quotidiano definisce «spericolata», ma ripresa, si dice, da «ambienti ben informati». In parole povere, a spingere Graziano Delrio contro Marco Minniti sarebbe stato Matteo Renzi, preoccupato dalle ambizioni del ministro degli Interni. Renzi, insomma, proprio non ci sta a fare la fine di Walter Veltroni. Così, avrebbe chiesto ai suoi fedelissimi di tentare di isolarlo per scongiurare il pericolo.

La risposta di Renzi
Una tesi certamente ardita, ma che, secondo il quotidiano torinese, sarebbe avallata dal silenzio rispettato nelle ultime 48 ore dal segretario di fronte alla polemica che ha contrapposto due ministri Pd. Un silenzio rotto solamente nelle ultime ore da un post su Facebook, nel quale l'ex premier smentisce tutte le ricostruzioni, e mostra assoluto rispetto per il "buon lavoro" effettuato dai ministri. Lo stesso Renzi, raggiunto dalla Stampa, ha poi commentato più esplicitamente: «Minniti sta lavorando bene: ed io, del resto, non sono estraneo alla sua scelta come ministro. Quanto al mio silenzio molte volte è meglio fare che parlare: e io ho lavorato perché i dissidi rientrassero. Quindi, come le dicevo, cazzate»

Come Veltroni
Eppure, gli «ambienti ben informati» citati dalla Stampa testimoniano che Renzi attribuirebbe a Marco Minniti, tra gli altri, un piano ben preciso: attendere la possibile sconfitta del Pd e del centrosinistra alle regionali siciliane per poi passare all’attacco del segretario. Niente di particolarmente nuovo o sconvolgente: esattamente ciò che accadde - corsi e ricorsi - all'allora segretario Walter Veltroni, costretto alle dimissioni dopo la Caporetto delle elezioni regionali sarde.

Renzi tranquillo?
Renzi ostenta tranquillità: «Intanto vediamo come va il voto in Sicilia, che certo non è un test nazionale - annota Renzi -. Per il resto, so bene che alcuni considerano le regionali siciliane come uno spartiacque, ma mi pare tutto molto fantasioso. Quando Walter si dimise mancavano quattro anni alle elezioni politiche del 2013; dopo il voto in Sicilia, invece, un paio di mesi e si scioglieranno le Camere. A cosa pensano, a una crisi di governo o a un cambio di segretario a un passo dalle urne? Senza ripetere che la segreteria non è attaccabile, visti i due milioni di votanti alle primarie...». Il segretario rifiuta di schierarsi nella disputa Minniti-Delrio, e glissa: «Sto con Gentiloni». Ma, riporta La Stampa, Renzi non nasconde un certo fastidio per il titolare del Viminale. «Però è come se Marco cercasse costantemente la rissa con tutti: non serve, perché sta lottando come un matto, sta facendo un buon lavoro e questo gli è riconosciuto». Quindi, aggiunge un altro «però": «Però non può incupirsi se non gli viene detto ogni giorno che è bravo: è bravo, il codice varato per le Ong è buono e stiamo ottenendo il risultato che cerchiamo, ridurre gli arrivi sulle nostre coste».  Ma è l'ultimo «però» riportato dalla Stampa a suscitare qualche perplessità: «Però quando si raggiungono vette alte, come sta succedendo a Marco, non bisogna farsi prendere dalle vertigini». Quasi un avvertimento nei confronti di un ministro dell'Interno malato - si legge tra le righe - di protagonismo. Sarà questo a preoccupare tanto Matteo?