Quanto manca ai parlamentari per la pensione?

Il mistero dei vitalizi: siti istituzionali pieni di omissioni. Alla faccia della trasparenza

Quanto manca ai parlamentari per la pensione? Mistero. Consultando i siti di Camera e Senato, si ottengono solo informazioni incomplete ed equivoche. Alla faccia della trasparenza

ROMA - Informazioni lacunose, nessun documento ufficiale disponibile. Sui vitalizi degli eletti alla Camera e al Senato, la tanto decantata «trasparenza» è evidentemente ancora un optional. Tanto che, anche consultando le fonti dirette, è difficilissimo capire quanto manchi effettivamente agli attuali parlamentari per maturare il diritto alla propria pensione. La questione è tornata d'attualità dopo la vittoria del No al referendum, quando i media hanno posto l'attenzione su quei deputati e senatori - secondo il Messaggero 608 - non troppo entusiasti di andare subito alle elezioni, perché, con una prematura fine della legislatura, avrebbero visto sfumare, almeno per ora, il diritto alla pensione. 

Sul sito della Camera: 5 anni effettivi
Nel tentativo di chiarire una volta per tutte l'annosa questione, il sito Openpolis si è imbattuto in diverse zone d'ombra. L'ennesimo caso di informazioni lacunose e confuse diffuse dalle stesse istituzioni. Sui siti ufficiali di Camera e Senato, viene (in teoria) riportato quanti sono gli anni di mandato necessari per poter maturare questo diritto. Il sito di Montecitorio spiega: «I deputati cessati dal mandato, indipendentemente dall’inizio del mandato medesimo, conseguono il diritto alla pensione al compimento dei 65 anni di età e a seguito dell’esercizio del mandato parlamentare per almeno 5 anni effettivi. Per ogni anno di mandato ulteriore, l’età richiesta per il conseguimento del diritto è diminuita di un anno, con il limite all’età di 60 anni».

Sul sito del Senato: almeno 5 anni
Sul portale del Senato, invece, si parla di «almeno 5 anni». Informazioni apparentemente chiare e incontrovertibili, ma in realtà equivoche e incomplete. Perché le deliberazioni dell’Ufficio di Presidenza di Camera e Senato in merito non sono pubbliche, e sui rispettivi siti istituzionali non ci sono indicazioni utili per ricostruire nel dettaglio le decisioni prese da questi organi in materia.

La risposta sul sito personale di Stefano Esposito
Openpolis ha reperito la documentazione utile sul sito personale del senatore Stefano Esposito (Pd), intitolata Schema di regolamento delle pensioni dei deputati, in cui, all’articolo 2 comma 3, si legge: «Ai fini della maturazione del diritto, la frazione di anno si computa come anno intero purché corrisponda ad almeno sei mesi ed un giorno; non ha effetti se la durata è di sei mesi o inferiore. Ai soli fini della maturazione del diritto minimo, per il periodo computato come mandato deve essere corrisposto il contributo obbligatorio mensile di cui all’articolo l». Tali indicazioni contraddicono, di fatto, quelle riportate sul regolamento della Camera: non 5 anni effettivi, dunque; secondo il regolamento pubblicato da Esposito bastano 4 anni, 6 mesi e 1 giorno.

Alla faccia della trasparezna
Sui canali istituzionali, dunque, sono riportati solo i primi due articoli della «bozza di regolamento», articoli che, astratti dal contesto generale, danno adito a interpretazioni errate. Sono infatti i successivi articoli a specificare che il periodo di tempo necessario per maturare la pensione ammonta a meno dei 5 anni indicati sui portali di Camera e Senato.

Semplificare va bene, ma non a discapito della trasparenza
Degno di nota il fatto che le fonti ufficiali delle istituzioni non diano ai cittadini questa informazione, reperibile invece sul web solo dopo una lunga ricerca effettuata per vie traverse. Con un documento che, peraltro, non è specificato da nessuna parte se sia o meno quello ufficiale e istituzionale. Non a caso, Openpolis ha chiesto ufficialmente ai parlamentari delucidazioni nel merito della questione, «in modo da poter aggiornare in base a informazioni concrete il computo dei parlamentari che devono ancora maturare il diritto alla pensione». Con una postilla: va bene semplificare il linguaggio burocratico e renderlo più divulgativo, ma senza compromettere l'integrità e la correttezza dell'informazione. E, soprattutto, prevedendo comunque la pubblicazione della documentazione ufficiale, per salvaguardare il sacrosanto diritto dei cittadini di approfondire la questione, senza incappare in facili equivoci.