2 giugno 2020
Aggiornato 08:00
Fratelli d'Italia

Meloni: «Ho lasciato il Pdl per non votare più robe schifose. Non sono un Alfano qualunque»

La leader di Fratelli d'Italia ospite di Sunday tabloid su Rai2 ha parlato di referendum (una riforma vecchia), amministrative a Roma (il centrodestra ha tradito sè stesso), elezioni Usa (Clinton vuole una nuova guerra fredda contro Putin), ma anche di Popolo delle libertà...

ROMA – Una Giorgia Meloni in splendida forma domenica scorsa, ospite di Sunday tabloid su Rai2, condotto da Annalisa Bruchi. «Non sono un Alfano qualunque» ha risposto al giornalista Mario Sechi che le ha domandato se avesse cambiato idea sul Salva Italia, misure di austerità varate dall'ultimo governo Berlusconi. La leader di Fratelli d'Italia ha spiegato: «Io me ne sono andata dal Popolo della libertà proprio perché non volevo più votare roba che mi faceva schifo. Io mi prendo un mandato dal popolo italiano, rispetto quel mandato. Io a scadenza di quel mandato ho fondato un partito mio e ho chiesto agli italiani il voto per fare il parlamentare».

«Ho lasciato il Pdl perché mi faceva schifo Monti»
Sechi ha insistito chiedendole se considerasse un errore quel voto, e Meloni secca: «Io considero uno schifo il governo Monti. Il peggio del peggio, ma ho il vantaggio di averlo dichiarato e poi me ne sono andata. Ma non avrei votato no, perché secondo me il vero male della politica italiana, che Renzi non risolve con la sua riforma, sono i parlamentari voltagabbana. Che si fanno eleggere con un partito e poi passano dalla parte diametralmente opposta per interesse personale». La leader di Fdi ha proseguito ricordando il suo percorso, dicendo che lei «non farebbe mai la voltagabbana», come dimostra il fatto che «io me ne sono andata dal Pdl, dove avrei potuto ricandidarmi e fare qualunque cosa. Ma ho rischiato tutto, a 40 giorni dal voto ho fondato un altro partito, avrei potuto non essere rieletta».

«Una riforma vecchia»
Meloni poi si è collegata nuovamente al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre, accusando il governo Renzi di non aver voluto inserire il vincolo di mandato deliberatamente: «Renzi non l'ha fatto perché il suo governo si regge con i voti di Alfano e Verdini quindi non lo poteva fare». L'ex ministro della Gioventù ha ricordato che da settimane ha chiesto al presidente del Consiglio un confronto pubblico sul referendum, così come lo ha domandato alla ministra per le Riforme, Maria Elena Boschi, ma nulla: «Dicono addirittura la Boschi non si confronti con le donne, fosse vero sarebbe surreale...Vorrebbe dire un tantino di attenzione più alla forma che alla sostanza». Al premier Meloni ha consigliato di cercare un dialogo con qualcuno della sua generazione, o «almeno di questo millennio», oltre che con «De Mita, Salandra, Giolitti, la mummia di Tutankhamon», perché è la «riforma che è vecchia». La fondatrice di Fdi ha argomentato, facendo notare che questa riforma «è lo specchio del renzismo, fatta per togliere potere agli italiani e consegnarlo ai partiti politici. Una cosa molto vecchia», perché ci troveremo con un Senato di nominati, «votati solamente da consiglieri regionali». La conduttrice ha sostenuto che non sarà così, perché si parla di elezione diretta dei senatori in entrambe le Camera, ma Meloni ha replicato secco: «Non è così, se avessero voluto davvero l'elezione diretta al Senato lo avrebbero scritto nella riforma, invece non è così. E non lo hanno fatto perché Renzi vuole garantirsi, anche quando non ha il voto della maggioranza degli italiani, di avere il controllo di uno dei due rami del Parlamento».

«A Roma il centrodestra ha tradito se stesso»
Quindi la discussione é passata alle scorse amministrative, dove l'ex ministra ha corso per diventare sindaco di Roma. Bruchi ha chiesto alla leader di Fdi se in quel caso è stata «tradita dal centrodrestra», ragionamento in parte condiviso da Meloni che ha replicato: «Il centrodestra ha tradito sé stesso», perché chi ha remato contro la sua candidatura lo ha fatto «per sostenere Renzi». La politica ha spiegato meglio dicendo che a suo avviso la missione attuale del centrodestra è quella di costruire un'alternativa a Renzi, «io lo sono stata sempre, loro non lo sono sempre stati, ma uno si può sempre redimere, speriamo». Meloni ha concluso il ragionamento invitando i suoi possibili alleati a impegnarsi «nel banco di prova» del referendum costituzionale: «Chiunque pensa che se Renzi perde il referendum può rimanere in sella fa prima a fare la campagna elettorale per il Sì».

Con Trump contro la nuova guerra fredda anti Putin della Clinton
L'intervista si è conclusa con un passaggio alle presidenziali Usa, con la conduttrice che ha chiesto: «Hillary o Trump?». Meloni prima ha ironizzato dicendosi sollevata dal non essere americana, poi è passata nel merito dicendo che l'unico motivo vero per cui ci dobbiamo interessare alle elezioni statunitensi è il loro impatto sulle future relazioni internazionali. Su questo punto, ha chiarito Meloni, la scelta è Trump perché «la politica estera che ha in mente la Clinton, che in parte segue il disastro fatto da Obama, è quella di una nuova guerra fredda, aperta ostilità contro Putin e tolleranza se non amicizia con le monarchie del Golfo, quando pare che sapesse che queste finanziano Isis. Questa è una politica estera per noi devastante. Da questo punto di vista è meglio quello che in mente Trump».

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