15 ottobre 2019
Aggiornato 10:30
Per l'ex sindaco è il momento della riflessione

Caso scontrini, Ignazio Marino assolto: «Ristabilita la verità»

L'ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, è stato assolto con il rito abbreviato dalle accuse di peculato e truffa in relazione alla vicenda della spese in Campidoglio

ROMA - L'ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, è stato assolto con il rito abbreviato dalle accuse di peculato e truffa in relazione alla vicenda della spese in Campidoglio. La procura di Roma aveva chiesto la condanna a 3 anni e 4 mesi.

Le dichiarazioni di Marino
«Sono felice. Me lo aspettavo. Sapevo di essere innocente. Ringrazio la giustizia. Di fronte ad accuse così infamanti ed a comportamenti di media e politici così pesanti è stata finalmente ristabilita la verità», ha detto l'ex sindaco di Roma lasciando il tribunale accompagnato da alcuni amici. «Per me questa decisione ha soltanto il valore del ripristino della verità e della conseguente mia interiore tranquillità. Quanto al mio futuro politico, che molti di voi mi chiedono, devo dire che non è questo il momento per prendere decisioni ma è invece un momento di riflessione su quello che è stato e su quello che verrà».

Scagionato
Il gup Pierluigi Balestrieri ha quindi scagionato l’ex sindaco Ignazio Marino dalle accuse di falso, peculato e truffa che il 30 ottobre 2015 lo avevano costretto a dimettersi. Il processo si è concluso, con il rito abbreviato, sugli scontrini e sulla onlus Imagine. Marino è stato assolto per le cene che, secondo l'accusa, erano state pagate con la carta di credito del Campidoglio «perché il fatto non sussiste», per l’altro filone di indagine «perché il fatto non costituisce reato».

I fatti contestati
Erano 56 le cene contestate a Marino tra luglio 2013 e giugno 2015, per i complessivi 12.700 euro pagati con la carta di credito del Campidoglio ma consumate, secondo l’accusa, «con commensali di sua elezione» come «congiunti e altre persone non identificate», soprattutto «nei giorni festivi e prefestivi». Quanto alla vicenda legata all'onlus Imagine, sono stati rinviati a giudizio il responsabile informatico Carlo Pignatelli e i collaboratori Rosa Garofalo e Federico Serra. Nella ricostruzione della procura, la onlus, tra il 2012 e il 2014, avrebbe certificato compensi relativi a prestazioni fornite da collaboratori fittizi o addirittura da soggetti inesistenti. In questo modo, l’organizzazione avrebbe goduto di «un ingiusto profitto consistito nell’omesso versamento degli oneri contributivi dovuti per le prestazioni lavorative in realtà svolte da uno degli indagati»: il mancato incasso per l’Inps ammonterebbe a circa seimila euro.