14 luglio 2020
Aggiornato 18:00
Giorgia Meloni su Libero

Strage di Dacca, Meloni: «E poi non dite che la religione non c'entra. Subito reato di integralismo islamico»

La leader di FdI Giorgia Meloni propone la sua lettura della strage di Dacca. Che, a suo avviso, dimostra che a muovere la mano dei terroristi c'è una precisa ideologia, diffusa dall'Arabia Saudita

ROMA - Mentre le salme dei nostri connazionali tornano in patria, il massacro di Dacca, in Bangladesh, che ha ucciso 20 persone, tra cui 9 nostri concittadini, lascia un dolore indicibile e tante, troppe domande. In primis, riguardo alla possibilità di ricondurre l'attacco all'Isis, che non lo ha mai rivendicato; eventualità che le autorità del Bangladesh si sono affrettate a smentire, dopo la diffusione dell'identità dei killer: tutti giovani, istruiti e di buona famiglia. Elementi che però, secondo la leader di FdI Giorgia Meloni, non fanno che avvalorare la tesi che sia proprio la diffusione delle ideologie radicali, in particolare veicolate da Qatar e Arabia Saudita, il motore che muove la mano dei tanti jihadisti che stanno insanguinando il mondo intero. 

I fasi argomenti sul terrorismo
Meloni argomenta il suo pensiero in un editoriale pubblicato su Libero, e lo fa con la fermezza che la contraddistingue. Perché per la leader di FdI, il fatto che i carnefici siano in realtà di buona famiglia, dimostra una cosa sola: il disagio sociale e l'ignoranza c'entrano ben poco con la radicalizzazione. Tantomeno c'entra il classico argomento che liquida il terrorismo come una «reazione all’aggressione occidentale»: a testimoniarlo, il fatto che la strage sia avvenuta in un Paese che risente poco di quanto avviene in Medio Oriente.

All'origine di tutto, il fondamentalismo
La lettura dei fatti di Giorgia Meloni è chiara: «Venti persone, tra cui nove nostri concittadini e un bimbo ancora non nato, sono stati trucidati in nome di Allah, perché non conoscevano il Corano. Diventa difficile per chiunque continuare a sostenere che 'la religione non c’entra'». Secondo la leader di FdI, le maschere sono definitivamente cadute, gli alibi dissolti: la causa di tutto è il fondamentalismo islamico. E se anche l'Occidente è troppo secolarizzato e nichilista per poter contemplare che, dietro a un simile comportamento, possano esserci convinzioni religiose, deve assolutamente prenderne atto. Anche perché «dovremmo ricordarci che in nome della religione e delle ideologie ci siamo massacrati per secoli».

I cattivi maestri
Che fare, dunque? Come contrastare il fenomeno? Meloni è convinta che sia necessario «partire dai 'cattivi maestri' che teorizzano l’integralismo, dal salafismo e dal wahabismo divenuti maggioritari in Qatar e Arabia saudita». Perché l’interpretazione della sharia in questi Paesi prevede, ad esempio, la pena di morte per apostasia, la morte per omosessualità, adulterio, stregoneria, inflitta anche per lapidazione o crocifissione. Sono ammesse anche la tortura e la mutilazione, non è riconosciuta la libertà religiosa, e le donne, ovviamente, non hanno alcun diritto. Non a caso, scrive Meloni, talebani, Al Qaeda e Isis hanno qualcosa in comune: «sono tutte organizzazioni wahabite che da un punto di vista puramente teologico si differenziano ben poco dall’Islam delle monarchie del Golfo». Un’interpretazione radicale che, peraltro, viene diffusa potenzialmente in tutto il mondo attraverso le scuole coraniche, le moschee, le università, finanziate proprio dall’Arabia Saudita. Il tutto, potenziato dall’influenza del web, che fa da diffusore e cassa di risonanza per le ideologie estremiste.

Quei finanziatori sauditi dietro a Hillary Clinton...
Ecco perché, secondo Giorgia Meloni, l’Occidente dovrebbe correre ai ripari, e fare di tutto per vietare ogni forma di propaganda a chi teorizza il fondamentalismo. Anche arrivando a interrompere ogni rapporto diplomatico ed economico, in assenza di un cambio di rotta. Una fermezza che invece Stati Uniti e Europa sembrano piuttosto riluttanti a dimostrare. E non è difficile capire il perché: basti pensare che – scrive Meloni – circa il 20% dei fondi della campagna presidenziale di Hillary Clinton provengono dall’Arabia Saudita e che anche il Qatar e il Kuwait hanno contribuito generosamente alla causa. «Insomma, in Occidente ormai si può comprare anche il diritto a diffondere l’odio, a volte basta qualche buon contratto e qualche Rolex», conclude la leader di FdI. Che invece non ha dubbi: l’Europa dovrebbe premunirsi e introdurre il reato di «integralismo islamico». Al più presto.