15 ottobre 2019
Aggiornato 21:30

Il candidato delle gaffe colpisce ancora. E stavolta nemmeno Silvio l'ha presa bene

Con la sua ultima «gaffe», Guido Bertolaso ha sparato un autentico colpo di rivoltella a Forza Italia, il partito che l'ha candidato e sostenuto. Ma corre voce che stavolta sia una strategia: rompere, prima di essere messo all'angolo. Perché il Cavaliere starebbe considerando un «piano B»

ROMA - Il «terremoto» Bertolaso ha colpito ancora. Ma questa volta, è rimasto basito anche il suo mentore Silvio Berlusconi. Probabilmente, l'ex capo della Protezione Civile non ha retto la tensione degli ultimi giorni, e le insistenti voci secondo cui anche il leader di Forza Italia sarebbe a un passo dal riconsiderare la decisione presa quando lo ha candidato per il Campidoglio. Così, a SkyTg24, Bertolaso si è lasciato sfuggire il solito commento infelice. E non perché ha dichiarato: «Anche se Forza Italia si sfila, io vado avanti lo stesso». Ma più che altro perché ha poi sparato il cosiddetto «fuoco amico». Alla domanda se scenderebbe in campo anche con una propria lista civica, ha infatti risposto: «Certamente. Del resto non sono quelli di Forza Italia che dicono che faccio tutto da solo, che non voglio i loro candidati in lista? Certo che non li voglio. Io non sono un politico e non voglio avere nulla a che fare con la politica che ha distrutto Roma in questi anni. Sto andando a cercare nuovi volti e nuove competenze nei vari municipi e quartieri della città perché voglio gente onesta e appassionata e che sappia lavorare come me». Un autentico colpo di rivoltella contro il partito che l'ha candidato.

La parafrasi della dichiarazione-bomba
Perché, a leggere la dichiarazione con una certa attenzione, si potrà capire la ragione per cui in queste poche parole potrebbe racchiudersi un nuovo casus belli, e forse quello definitivo. Bertolaso, candidato fino ad ora sostenuto da uno dei partiti più riconoscibili della politica italiana, ha praticamente addebitato a chi lo sostiene la distruzione di Roma. Non solo: se la semiotica non mente, la chiusa della sua dichiarazione lascia spazio a implicazioni e sottintesi al vetriolo. Perché affermando di essere alla ricerca di nuovi volti perché «voglio gente onesta e appassionata», Bertolaso ha di fatto affermato che, fino ad ora, non ha avuto al suo fianco persone con queste caratteristiche. Parafrasando (come d'uso nei meccanismi di comunicazione di massa): i politici di Forza Italia sono disonesti e poco appassionati. Per non dire incapaci. 

La reazione di Forza Italia
Non ci si deve dunque stupire se Claudio Fazzone, senatore e coordinatore regionale di Forza Italia, sia andato su tutte le furie. «Ma che è matto questo?», avrebbe detto, secondo il Corriere, interpellando telefonicamente a uno a uno i colleghi di partito. E la conclusione delle consultazioni sarebbe stata che «Bertolaso si deve ritirare. Non ci può dare dei ladri». Il comunicato diramato in seguito da Fazzone è un poco più moderato, ma nemmeno troppo: «Mi auguro che Guido Bertolaso corregga il tiro. Forza Italia non gli ha mai chiesto di mettere candidati nella sua lista, semmai il contrario». Dal canto suo, l'ex capo della Protezione Civile non ha intenzione di «venir meno» all'investitura di quei 47.000 romani che hanno votato per lui alle gazebarie. Peccato che Fazzone lo smonta anche su questo punto: «Dei 47mila romani che hanno votato il candidato alle gazebarie la percentuale più alta è proprio quella dei tanti dirigenti, consiglieri e sostenitori azzurri. Non si illuda, Bertolaso. E se non vuole più avere a che fare con la politica e con noi lo dica apertamente. Oppure, ammetta di aver sbagliato e chieda scusa».

I piani del Cavaliere
A questo punto, bisognerebbe capire che cosa ne pensi il Cavaliere. Per ora, Berlusconi ha evitato di commentare pubblicamente le affermazioni di Bertolaso. Pare però che nei corridoi di Palazzo Grazioli vi sia un gran fermento. Da un lato, l'ex premier starebbe monitorando i sondaggi commissionati ad Alessandra Ghisleri; dall'altro, gira voce che Berlusconi stia seriamente orchestrando un «piano B», un modo per uscire dall'angolo, senza però ricavarne danni d'immagine. Pare che l'idea sarebbe quella di optare per un nuovo candidato, civico, senza alcun legame con la politica, e possibilmente capace di riunire tutto il centrodestra. Davanti a lui, dunque, tutti gli attuali nomi in corsa - Bertolaso, Marchini, Storace e Meloni - dovrebbero fare un passo indietro. Se fosse vero, lo «strappo» di Bertolaso da Forza Italia suonerebbe strategico: rompere, prima di essere messo da parte. Eppure, se anche questo scenario fosse confermato, non è detto che tutto andrà come nelle rosee intenzioni del Cavaliere. Che, in fondo, continua a scivolare sulla stessa buccia di banana: fa sempre tutto da solo, per poi «imporre» le sue soluzioni agli (ex?) alleati. Peccato che Salvini e Meloni, dal canto loro, hanno di recente dimostrato di non essere più disposti a stare al suo gioco. E che altro si inventerà il Cavaliere per uscire dall'impasse