20 agosto 2019
Aggiornato 22:00
Militia rivendica il gesto

Pier Paolo Pasolini, gruppo di estrema destra danneggia monumento a Ostia

Una chiamata anonima all'AdnKronos: è stata Militia a distruggere la stele di marmo dedicata al poeta Pier Paolo Pasolini all'Idroscalo di Ostia

ROMA – La stele distrutta e uno striscione a terra: «Ma quale poeta e maestro: frocio e pedofilo, era questo». Il movimento di estrema destra Militia ha rivendicato il gesto. Il monumento a Pier Paolo Pasolini all'Idroscalo di Ostia è stato danneggiato. All'agenzia AdnKronos arriva una telefonata, è un militante anonimo del movimento che conferma che a spaccare il monumento è stata Militia: un gesto non contro un intellettuale, un poeta, ma contro «un omosessuale e un pedofilo».

L'atto vandalico
La stele di marmo che riportava alcuni passi delle poesie di Pasolini, laddove il poeta venne trovato morto il 2 novembre del 1975, è stata spaccata, come pure spaccati sono stati i vetri dei cartelli con le indicazioni del percorso bibliografico. A terra uno striscione, un oltraggio al poeta, un'offesa alla memoria di uno dei più grandi intellettuali del Novecento italiano: «Ma quale poeta e maestro: frocio e pedofilo, era questo». I caratteri inconfondibili della nuova destra sentenziano sulla vita intensa del poeta.

I commenti
Quello che è successo ieri a Ostia è un fatto grave, qualcosa su cui non si può soprassedere: un vilipendio alla cultura italiana. Tante le voci di dissenso rispetto al gesto di Militia: infami teppisti e criminali per Angelo Bonelli, responsabile della Federazione dei Verdi Italiana; dure le parole del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, «Chi ha danneggiato suo monumento a Ostia è un vigliacco.Pronti a sostenere ripristino opera»; Fulvio Mamone Capria, presidente dell'ente che gestisce il centro afferma, invece: «E' un fatto di particolare gravità, organizzato da persone che predicano e praticano la violenza e la sopraffazione e non si fermano nemmeno dinanzi alle pacifiche testimonianze della memoria. Sono eventi che certamente spaventano ma che, pur contraddistinti dalla violenza della distruzione fisica, sono privi della forza di fermare la cultura, specie quella della poesia, del dialogo, dell’apertura al mondo».