20 giugno 2019
Aggiornato 21:00
Una città blindata

Gabrielli: «Roma è un obiettivo. Minaccia Isis incombente»

Secondo il prefetto di Roma, non dobbiamo aver paura delle celebrazioni per la Pasqua perché i terroristi non seguono la «logica dei nostri calendari», ma vogliono ottenere il massimo risultato col minimo sforzo

Il Vaticano, Roma.
Il Vaticano, Roma. ( Shutterstock )

ROMA - Oggi è venerdì Santo e Roma è blindata. Il prefetto Franco Gabrielli è intervenuto sul tema sicurezza nel corso della presentazione della guida «Roma e il Giubileo» de La Repubblica. Ecco le sue dichiarazioni, e cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi giorni.

Gabrielli: Dobbiamo aver paura dell'ordinario, non dello straordinario
Per i cristiani, la Pasqua è il momento religioso più importante dell'anno. E Roma è il cuore del cristianesimo. Dopo gli attentati di Bruxelles e a due giorni dalle celebrazioni che riempiranno piazza San Pietro e faranno del Vaticano l'ombelico del mondo cristiano, tutti gli occhi sono puntati sulla città eterna, da sempre nel mirino del terrorismo islamico. L'allerta è massima. Eppure, come sostiene il prefetto di Roma Franco Gabrielli, è più temibile «l'ordinario dello straordinario».

I terroristi seguono un altro calendario
Non dobbiamo aver paura delle celebrazioni per la Pasqua, dei grandi eventi religiosi o delle date festive sul calendario. I kamikaze dell'Isis «non seguono i nostri calendari, la loro logica è colpire quando sono in grado di colpire e colpiscono quando sono sicuri di produrre il massimo del danno con lo sforzo minimo», ha spiegato Gabrielli parlando ieri nel corso della presentazione della guida "Roma e il Giubileo" de La Repubblica. «Il calendario lo decidono loro: in una città come Roma c'è bisogno di un evento particolare per cogliere la situazione? La stazione Termini movimenta 500 mila persone al giorno. Quello che forse non si è capito di Roma è che – ha proseguito il prefetto - una città in cui è straordinaria l'ordinarietà: dobbiamo essere attenti, noi che abbiamo la responsabilità degli apparati dobbiamo fare lo sforzo massimo».

Mettere militari a ogni angolo della strada non basta
Dopo gli attentati di Bruxelles, per Roma è cambiato poco, «c'è purtroppo solo la consapevolezza del fatto che i timori dell'essere dentro una minaccia sono reali. Ma bisogna essere molto attenti su cosa significa la concretezza della minaccia: come ha detto il premier e il ministro dell'Interno non ci sono sicuramente segnali specifici». Per Gabrielli, in ogni caso, «questo sposta non di molto il tema di come abbiamo sempre concepito la minaccia, che è incombente e che siamo un obiettivo di questo nuovo terrorismo di matrice islamista». Quanto ai numeri della presenza delle forze dell'ordine a Roma, secondo il prefetto «se i numeri sono riferiti al fatto di mettere un militare a ogni angolo di strada non solo non è realistico, ma nemmeno funzionale a garantire la sicurezza. Questo tipo di terrorismo lo si combatte in prevenzione: quando poi questi signori scendono in campo bisogna limitare i danni. La vera battaglia è fare uno sforzo sulla prevenzione. La presenza delle forze di polizia è importante, è una condizione necessaria ma non sufficiente», ha concluso il prefetto.