13 dicembre 2019
Aggiornato 21:30
dopo le accuse di cantone a roma capitale

Indagini Anac, Pignatone: «Le buche di Roma sono il risultato delle "bustarelle". Ma uccidono i giovani»

Il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, è intervenuto all'incontro dedicato al tema delle mafie organizzato dalla Regione Lazio presso l'Auditorium

Raffaele Cantone.
Raffaele Cantone. Shutterstock

ROMA«Oggi Cantone riconferma sul piano della verifica amministrativa la conclusione delle indagini penali su Mafia Capitale. Non parlo dei processi che sono in corso e per cui arriveranno le sentenze, ma è emerso un quadro di maladministration che era sotto gli occhi di tutti, un problema che senza le indagini non sarebbe mai emerso». Così il Procuratore Capo della Procura di Roma, Giuseppe Pignatone, ha esordito nel corso di un incontro "Educare alla cittadinanza ... Noi contro le mafie" organizzato dalla Regione Lazio nell'ambito di 'Lazio senza mafie' presso l'Auditorium Parco della Musica.

Pignatone: L'illegalità incide anche nella vita quotidiana
«Si parla spesso di una città violenta, ma secondo me non lo è per i tre milioni di abitanti che ha», ha detto il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone durante l'incontro dedicato al tema delle mafie organizzato dalla regione Lazio all'Auditorium Parco della Musica. Non una città violenta quindi, ma certamente vittima dell'illegalità. Così ha proseguito Pignatone: «L'illegalità incide anche nella vita quotidiana. Prendiamo a esempio le buche di Roma: nascono anche dal fatto che le imprese per vincere la gara pagano un pizzo, una tangente, una bustarella a un funzionario del Comune e poi anche a quello che dovrebbe controllare i lavori. L'imprenditore rientra di quel denaro facendo male il lavoro, il lavoro va rifatto e questo porta a ulteriori guadagni. Da questo si vede come l'illegalità incida nella vita quotidiana, perché poi in quella buca ci si cade col motorino. I morti per incidenti a Roma sono il doppio di quelli per omicidio».

"La vita del paese non esaurisce nelle pagine della nera"
Il Procutatore ha ricordato quanto si legge sui tabelloni luminosi in strada nella Capitale, che informano sui numeri dei morti e degli incidenti stradali. Cosa fare? Si è chiesto Pignatone sottolineando l'importanza di «leggere e informarsi: non basta un titolo per dire 'quello deve andare in galera'. Serve pazienza. Spesso leggendo i giornali si legge che tutta la nostra realtà sembra un marciume, ma le inchieste rappresentano solo una fetta della vita della società. La vita del paese non si esaurisce nelle pagine della nera.»

Il racconto di Alfonso Sabella
«Io sono arrivato nella giunta Marino il 23 dicembre; il 20 gennaio ho dettato tutta una serie di nuove regole, totalmente diverse dal passato sugli appalti, che sono l'esatta trasposizione in una direttiva delle criticità che ha evidenziato Cantone, anche sulla base delle informazioni che lo stesso Raffaele Cantone mi ha fornito nell'immediato, già quando ebbe coscienza dei primi dati. Racconto la storia, tra l'altro, esattamente nel mio libro 'Capitale infetta'», ha affermato a Radio Vaticana l'ex assessore alla Legalità della giunta Marino, Alfonso Sabella, in merito al rapporto dell'Anac sulla corruzione nella Capitale.

Serve una centrale unica di committenza
«Le procedure negoziate si possono fare con criteri molto più trasparenti di come sono state fatte in passato, e questi sono i criteri che ho dettato io e che in gran parte sono stati rispettati nel 2015, le somme urgenze vanno fatto con le regole di legge - continua Sabella - Rispetto al passato, per esempio, quando sono arrivato in Campidoglio, la media di somme urgenze era stata di 100 milioni di euro all'anno, nel 2015 non abbiamo superato i 3 milioni. Il sistema principale ovviamente con cui Roma può cambiare rotta è quello della centrale unica di committenza».

A Roma le cooperative si erano trasformate in S.p.a "mascherate"
Sabella rimarca che Roma ha circa 100 centri di spesa e almeno 44 stazioni appaltanti, «senza contare partecipate e controllate. Per ovviare a questo sistema avevo fatto approvare dalla giunta la centrale unica di committenza, che doveva essere quindi un'unica stazione appaltante per tutta Roma capitale. Purtroppo, però, non abbiamo fatto in tempo a portarla in assemblea capitolina». E sul rapporto con le cooperative, l'ex assessore aggiunge che «il problema è che a Roma le cooperative si sono trasformate in vere e proprie S.p.a. e non avevano nulla di diverso dalle società, ma si avvantaggiavano del fatto che la legge dà delle premialità per la cooperazione sociale. Io ho incontrato molte volte i rappresentanti delle cooperative e con loro ci siamo messi a tavolino. Era stato previsto un nuovo regolamento, che ancora una volta non si è avuto il tempo di portare in assemblea capitolina, che cambiava completamente il sistema, valorizzava al massimo la cooperazione e recuperava lo spirito originario della cooperazione, che a Roma si era perso da troppo tempo».