30 settembre 2020
Aggiornato 01:00
Il centrodestra a un punto di rottura

Salvini si sfila dai gazebo romani. Scende in campo Giorgia?

Il punto di rottura lo si è sfiorato quando, nella giornata di ieri, con una nota il Carroccio si sfilava dalle consultazioni romane su Bertolaso previste per il weekend. Ma mentre il Cav non sembra disposto a indietreggiare, si profila l'eventualità di ricorrere all'«extrema ratio»: la candidatura di Giorgia Meloni

ROMA - La rottura del centrodestra non è più uno scenario lontano, almeno quando si parla della Capitale. Perché né Silvio Berlusconi, che continua imperterrito a sostenere Guido Bertolaso come candidato sindaco di Roma, né tantomeno Matteo Salvini, che Bertolaso proprio non lo vuole, sembrano disposti a cedere. Ma la novità delle ultime ore è che, tra i due «litiganti», potrebbe essere pronta a «godere» la terza: Giorgia Meloni sarebbe infatti disposta a scendere in campo, nel caso in cui l'impasse non si risolvesse. Lo ha annunciato ieri proprio la leader di FdI a Bertolaso, nel corso di un incontro riservato tra i due. E a quel punto Berlusconi sarebbe messo di fronte a una scelta difficile: blindare l'ex capo della Protezione Civile e proseguire la propria corsa da solo, oppure rinunciare alla sua battaglia, e accodarsi alla Meloni.

La Lega dice no a Bertolaso
Il punto di rottura lo si è raggiunto ieri, dopo una nota diramata dal responsabile del Comitato Noi per Salvini del Lazio, Gian Marco Centinaio, e cofirmata dal vicesegretario della Lega, Giancarlo Giorgetti. Una nota dunque ufficializzata da via Bellerio, in cui si metteva nero su bianco la non partecipazione del Carroccio alle «gazebarie» previste per il weekend, dove i romani saranno chiamati a esprimersi sulla candidatura di Bertolaso. La motivazione è presto detta: «Non ci sono le condizioni di serietà e lealtà per sondare i cittadini», su un uomo che «non è e non è mai stato il nostro candidato», scrivono i due. Anche perché due settimane fa la Lega ha indetto un'altra consultazione, che ha incoronato, seppur di pochissimo, Alfio Marchini, che comunque ha ottenuto ben il doppio dei voti dell'ex capo della Protezione Civile.

Tra i due litiganti...
Così, quelle «semi-primarie» concertate proprio da Berlusconi nel tentativo di «mettere a tacere» l'alleato leghista e di ricompattare la coalizione sono divenute l'ennesima occasione di rottura. La tensione era palpabile già ieri mattina, quando Berlusconi ha definito Salvini «mal consigliato» e lo ha invitato alla lealtà. A maggior ragione, dopo quella nota la situazione si è ulteriormente compromessa. Così, dopo l'inutile tentativo del Cavaliere di convincere Salvini per via telefonica a smentire il comunicato, verso sera è stata ufficializzata la posizione di Silvio: Bertolaso è l’unico capace di governare Roma e «non deve essere il candidato di un partito o di una coalizione» ma di tutti i romani. L'ex premier, insomma, sembra persuaso ad andare avanti. Ma poi c'è lei, Giorgia Meloni. Che al Family Day aveva fatto un passo indietro, forse pensando alla sua imminente maternità e ad altre sfide future, ma che oggi comprende di rappresentare quella «extrema ratio» necessaria per salvare il centrodestra dal caos. Centrodestra che, a Roma, rischia davvero di perdere la faccia, e di compromettere ogni futuro impegno per costruire un'alleanza anti-Renzi sul piano nazionale.