15 ottobre 2019
Aggiornato 08:00
L'ex sindaco ribadisce la sua innocenza

Continuano i guai per Marino: «Sono tranquillo»

Chiuse le indagini sul caso «scontrinigate» e sulla Onlus dell'ex sindaco. Ora si rischia un doppio processo con l'accusa di peculato e truffa

ROMA - «Io mi sono sempre mosso nel pieno rispetto della legalità ed è per questo che continuerò ad impegnarmi per Roma». E' così che Ignazio Marino accoglie la notizia sulla doppia chiusura dell'indagine notificata dalla procura di Roma per peculato, falso e truffa. «Sono tranquillo», continua a ripetere l'ex sindaco, per niente impaurito dalla notizia e intenzionato, piuttosto, ad andare avanti con i suoi progetti su Roma.

56 cene a carico del Campidoglio
Il problema ora è che, nonostante le buone intenzioni dell'ex sindaco, l'intoppo c'è e l'ex primo cittadino dovrà perdere tempo per studiare e controbattere. Avrà la forza di scendere ancora in campo per una possibile ricandidatura a sindaco della città? Ancora non è dato saperlo. Noto, invece, è il numero delle famose cene «incriminate». Pare sarebbero 56 e non sette, come credeva Marino. L'allora sindaco di Roma era riuscito, infatti, a dimostrare che il fenomeno era circoscritto a quel numero (esiguo) di cene, presentando la documentazione atta a dimostrare, davanti ai pm, che quelle furono cene di lavoro. Ma le dichiarazioni spontanee non bastano più: la Procura parla di un numero decisamente maggiore di cene consumate assieme ai «suoi congiunti e altre persone non identificate» servendosi «della dotazione finanziaria dell'ente». Pagate dal Campidoglio, in parole povere.

La questione della Onlus
Ma non è finita qui. I guai per l'ex sindaco continuano a causa della sua associazione, la Onlus Image, finita al centro di una inchiesta per truffa. Marino aveva fondato la onlus nel 2005, in veste di senatore per il Partito Democratico, con lo scopo di fornire aiuti di natura sanitaria in zone dell'Africa e del Sudamerica. A detta degli inquirenti, la Onlus Imagine avrebbe truffato l'Inps, con «l'omesso versamento degli oneri contributivi dovuti per le prestazioni lavorative in realtà svolte da uno degli indagati in favore della Onlus». Oneri contributivi che ammontano a circa seimila euro, riconducibili a certificazione di compensi riferiti a prestazioni fornite da collaboratori fittizi o soggetti inesistenti, tra il 2012 e il 2014. l'ex sindaco si scolla di dosso l'ennesima accusa, ripetendo di non avere nulla a che fare con la vicenda, semmai di essere «una vittima».