20 febbraio 2020
Aggiornato 23:00
Cantiere Centrodestra

La difficile ricerca di un leader

Oltre alle amministrative, il «cantiere centrodestra» sta lavorando a un altro obiettivo, più a lungo termine ma essenziale: trovare il leader. In vista dell'appuntamento più importante di tutti: quello che offrirà l'occasione di sconfiggere Renzi.

ROMA - Oltre alle elezioni amministrative, l'appuntamento fondamentale (anche se più lontano) a cui il centrodestra deve prepararsi sono le politiche, che con ogni probabilità si terranno nel 2017. Manca ancora almeno un anno abbondante, ma nel cantiere dell'area che un tempo faceva capo a Silvio Berlusconi fervono già da oggi i preparativi (pur in mezzo a molte difficoltà). Perché da quando l’ultimo governo del Cavaliere è franato sotto i colpi della crisi economica e, pare, dei diktat di Bruxelles, il «popolo della destra» italiano è diventato – per usare una definizione manzoniana – un «volgo disperso». Lontanissimo quel 27 marzo 1994, quando quattro forze politiche molto diverse tra loro, guidate dal leader-imprenditore, vinsero le elezioni e inaugurarono, seppur tra dissapori, interruzioni e alti e bassi, quasi un intero ventennio a guida «moderata»Marcello Veneziani, da uomo di destra qual è, ricorda con rammarico come, a uno a uno, questi «4 bastioni e i relativi leader» siano venuti meno («solo la Lega è risorta in autonomia, la destra accenna a rialzarsi, ma fatica»), in una «indecorosa agonia» che sembra aver inesorabilmente silenziato il centrodestra italiano.

Un nuovo inizio
La luce in fondo al tunnel è apparsa, al popolo della destra, in occasione della manifestazione dell'8 novembre scorso, in cui i 3 leader «superstiti» - Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Silvio Berlusconi - si sono mostrati insieme, soldiali, sullo stesso palco. L'appuntamento è stato simbolico, e lo sarà a maggior ragione quello del prossimo 20 febbraio: a maggior ragione perché lì verranno (si spera) annunciati programmi, liste, candidati per le amministrative. Eppure, per poter affermare che il centrodestra sia effettivamente risorto dalle ceneri del berlusconismo serve ben altro: serve un programma chiaro, e soprattutto un leader. E su quest'ultimo punto le tre sensibilità che attualmente compongono la destra italiana potrebbero non andare così d'accordo. 

Nomi in lizza
La Lega non ha dubbi: schiererà un suo uomo per Palazzo Chigi. Ma c'è chi pensa che un leader leghista potrebbe alienare al centrodestra il voto moderato, un tempo catalizzato dalla figura di Berlusconi. D'altra parte, sulla possibilità che sia proprio Salvini il «nuovo Silvio» ha già messo qualche freno la stessa collega Meloni: «Salvini è il capo del principale partito, ma guidare il centrodestra è altra cosa». Pare pensarla più o meno così anche lo stesso Berlusconi, che, secondo Affaritaliani.it, al Matteo meneghino preferirebbe l'attuale governatore del Veneto Luca Zaia. Già nei mesi scorsi era stato lo stesso Salvini a fare il nome del collega di partito per un'eventuale premiership. Che, dalla sua, avrebbe (dicono gli azzurri) il vantaggio di essere «più moderato di Salvini, quasi democristiano, e certamente più vicino al nostro elettorato e ai moderati»

Il più papabile
Al tanto agognato nome si potrebbe arrivare anche grazie alle primarie, a cui proprio in questi giorni il centrodestra sta valutando di ricorrere in vista delle amministrative. Si sa che, però, Silvio Berlusconi è particolarmente restio all'uso di questo strumento, a suo avviso troppo manipolabile. E' probabile che la titubanza del Cavaliere gli derivi in realtà dalla consapevolezza che, a furor di popolo, gli azzurri (lui in primis) avrebbero pochissime carte da giocare, e la Lega salviniana molte di più. Ma a far propendere proprio per Matteo Salvini come papabile leader ci sarebbe l'appoggio incondizionato di Giancarlo Giorgetti, «deus ex machina» del Carroccio. Per non parlare, poi, del riconoscimento che gli giunge dal popolo stesso: perché sotto la sua segreteria un partito come la Lega è riuscito a conquistarsi uno stabile 15% delle preferenze. Un risultato che nemmeno Silvio Berlusconi può facilmente ignorare.