22 ottobre 2019
Aggiornato 18:00
servono 2 mld per rottamare gli autobus Euro 0

Smog, l'Europa multa l'Italia (ancora una volta)

Per abbattere l'età media del nostro parco auto e portarlo in linea con l'Europa servono altri 8 miliardi

ROMA - Per la mancata riduzione dello smog, e in particolare delle polveri sottili nelle maggiori città italiane, la Commissione europea è pronta ad passare alla seconda fase della procedura d'infrazione comunitaria (il "parere motivato"), che potrebbe portare poi a un ricorso alla Corte europea di Giustizia con la richiesta di condannare l'Italia a pagare una sanzione forfettaria da 1 miliardo di euro, più sanzioni pecuniarie aggiuntive proporzionali alla durata ulteriore delle violazioni alla direttiva sulla qualità dell'aria.

L'UE multa l'Italia
Lo hanno affermato fonti della Commissione europea, con riferimento in particolare al superamento consistente delle soglie per la concentrazione di particolato Pm10 (la soglia media annuale di 40 microgrammi per metro cubo e quella giornaliera di 50 microgrammi/m3) in tutta la Pianura Padana (Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia e Veneto), a Roma e a Napoli. In queste aree «siamo a circa 100 giorni di superamento del limite massimo giornaliero di 50 microgrammi per metro cubo, il triplo della soglia di tolleranza di 35 giorni all'anno», hanno spiegato le fonti. E' una situazione simile a quella riscontrata in Bulgaria e Polonia, due Stati membri per i quali la Commissione ha già adito la Corte di Giustizia, rispettivamente il 18 giugno e il 10 dicembre scorsi.

Il Belpaese porta la maglia nera per morti premature
E se l'Italia si colloca subito dopo questi due Paesi per il numero di giorni di «sforamento» all'anno, con picchi inferiori a quelli registrati in alcune città bulgare e polacche, la situazione nella Penisola «è peggiore in termini di morti premature attribuite all'esposizione al Pm10 e al biossido di azoto: le cifre ufficiali, fornite dall'Agenzia europea per l'Ambiente, vedono l'Italia al primo posto assoluto nell'Ue con 84.000 decessi prematuri all'anno", hanno sottolineato le fonti. Si tratta, hanno aggiunto, di «livelli di esposizione incompatibili con il diritto alla protezione della salute dei cittadini, che è il primo obiettivo delle norme Ue sulla qualità dell'aria».

Un ritardo "furbetto"
A quanto sembra, se il caso italiano non è ancora davanti alla Corte di Giustizia, è solo perché i dati delle concentrazioni di gas inquinanti relativi al 2014 non erano ancora pervenuti alla Commissione alla scadenza prevista del 30 settembre scorso, mentre non erano mai stati comunicati quelli del 2013; solo dopo una messa in mora dell'Italia da parte dell'Esecutivo Ue i dati di entrambi gli anni sono stati finalmente inviati a Bruxelles, il 30 novembre scorso. Non ci resta che attendere il responso dell'UE. Nel frattempo, però, proviamo a capire quali sono i problemi che affliggono l'aria del Belpaese.

I problemi del parco auto
E' sempre più vecchio, rumoroso e inquinante il parco autobus in Italia per il trasporto pubblico urbano. Un mezzo su cinque è Euro 0 e oltre il 60% ha oltre 10 anni. L'impatto sulla qualità dell'aria è rilevante. In termini di emissioni un autobus Euro 6 - secondo uno studio della Commissione europea - produce il 98% di polveri sottili in meno rispetto a un Euro 0, il 97% in meno di ossidi di azoto e l'88% in meno di anidride carbonica. In sintesi un autobus Euro 6 abbatte del 90% l'emissione di sostanza nocive rispetto a un mezzo immatricolato oltre 20 anni fa.

Lo studio (preoccupante) dell'Anfia
Un recente studio dell'Anfia ha calcolato che per sostituire la flotta circolante di autobus Euro 0 occorrono 1,9 miliardi di euro entro il 2018, considerando che dal primo gennaio 2019 i bus più vecchi non potranno più circolare per legge. Allargando il campo anche agli autobus Euro 1 e 2 (che nel gennaio 2019 avrebbero un'età media di 19 anni) si tratta di altri 15mila veicoli e sostituirli richiederebbe un investimento di oltre 3,5 miliardi di euro. E' indubbio che la crisi e le manovre di finanza pubblica degli ultimi anni hanno ridotto le risorse destinate al trasporto pubblico. Ma la progressiva contrazione dei fondi parte da più lontano. Nel periodo 1997-2001 le risorse per il rinnovo del parco autobus sono ammontate a 2,3 miliardi, per scendere a 1,2 miliardi tra il 2002 e il 2006 fino a 278 milioni tra il 2007 e il 2011.

Servono 8 miliardi di euro
La legge di Stabilità dell'anno scorso aveva stanziato un miliardo di euro destinati al rinnovo del parco degli Autobus. Poi sono diventati 900 milioni ma la Conferenza Stato Regioni ha ulteriormente ridotto le risorse 535 milioni a causa degli effetti della spending review. Di questi, 260 milioni dovevano essere disponibili già dal 2015 ma il decreto interministeriale che destina i fondi è ancora in alcuni uffici legislativi. E le regioni già nel 2014 avevano rinunciato a 280 milioni per il rinnovo autobus a causa di esigenze di bilancio. Ma con 535 milioni si possono rottamare circa 3.500 autobus, nemmeno la metà di quelli Euro 0. In Italia l'età media del parco autobus per trasporto urbano (oltre 45mila mezzi) supera i 12 anni, ben al di sopra dei valori nei principali paesi europei. In Germania l'età media è appena 5,4 anni, 6,2 in Svezia, meno di 8 anni in Francia e Gran Bretagna e 6,1 anni in Spagna. Per abbassare l'età del parco italiano sui valori in Europa servirebbero risorse intorno agli 8 miliardi di euro. (Fonte Askanews)