17 ottobre 2019
Aggiornato 13:01
Truffa da due milioni di euro

Provincia di Roma, assolti i 13 imputati per i rimborsi d'oro

Sotto accusa c'erano anche alcuni ex consiglieri, oltre a titolari, amministratori o dirigenti di società in cui gli esponenti politici risultavano assunti. Gli imputati erano accusati della presunta truffa da due milioni di euro ai danni della Provincia

ROMA - «Il fatto non sussiste». Sono stati assolti con questa motivazione i 13 imputati della presunta truffa da due milioni di euro ai danni della Provincia. Sotto accusa c'erano anche alcuni ex consiglieri, oltre a titolari, amministratori o dirigenti di società in cui gli esponenti politici risultavano assunti. La decisione è del giudice monocratico Valerio de Gioia.

Indagine partita nel 2008
L'indagine venne avviata nel 2008 dal pm Assunta Cocomello dopo la pubblicazione di una serie di articoli da parte di un quotidiano sui cosiddetti «gettoni di presenza». Gli accertamenti hanno riguardato sin dall'inizio la stipula di contratti di lavoro (ritenuti fittizi) per far restituire alle società il contributo a carico della Provincia previsto dalla normativa vigente in favore dei consiglieri assunti.

Assolti anche ex consiglieri
Oggi sono stati assolti, quindi, tra gli altri anche gli ex consiglieri provinciali Bruno Petrella (Pdl) e Francesco Paolo Posa (Pd), che è stato sindaco di Frascati. Truffa, omesso versamento dei contributi previdenziali e assistenziali, falso e indebita percezione di erogazioni pubbliche sono i reati contestati, a seconda delle posizioni processuali, per fatti che sarebbero avvenuti tra il gennaio 2002 e il dicembre del 2007.

Le accuse dei pm
Secondo la ricostruzione del pm, gli imputati, in concorso con dirigenti di diverse società, avrebbero, «con artifici e raggiri», stipulato «un contratto di lavoro subordinato con il quale venivano assunti alle dipendenze della società». Si sarebbe così instaurato «un rapporto di lavoro fittizio presso la stessa società, non avendo mai in realtà prestato» il politico «un'effettiva attività lavorativa» e si sarebbe indotta «in errore la Provincia di Roma».

Un «ingiusto profitto»
«Avvalendosi - si prosegue - delle norme che prevedono il rimborso a suo carico di quanto corrisposto al consigliere a titolo di retribuzione dal datore di lavoro, per le ore o giornate di effettiva assenza del lavoratore dovuta allo svolgimento della funzione pubblica elettiva», le persone coinvolte nell'inchiesta «si procuravano un ingiusto profitto ai danni del medesimo ente, cagionando così un danno patrimoniale di rilevante entità».



(con fonte Askanews)