15 novembre 2019
Aggiornato 16:30
'Il contesto non è tranquillo e pacifico'

Libia, Gentiloni: Italia avrà ruolo di coordinamento

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha spiegato alla Camera la complessa situazione libica e illustrato il ruolo dell'Italia nel processo di risoluzione della crisi

ROMA - «Quando si dice che ci sono pressioni di minoranze» contro un accordo di unità nazionale in Libia significa che «il contesto non è tranquillo e pacifico, e le pressioni sono anche fisiche e militari». E' quanto ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni davanti alle commissioni Esteri e Difesa alla Camera.

Situazione difficile
«Le delegazioni» impegnate nei negoziati in Marocco «sono state spesso oggetto di attacchi militari nei percorsi tra le loro città e gli aeroporti per raggiungere» il luogo dei lavori, ha commentato Gentiloni. Nessuno può imporre dall'esterno un accordo di unità nazionale in Libia: «l'intesa è nelle mani dei libici». «Dobbiamo sapere che la dinamica alla fine, nonostante derivi da errori compiuti dalla comunità internazionale, ripetutamente compiuti, oggi è nelle mani dei libici. Oggi non c'è qualcuno che può imporre l'intesa se tra le forze libiche non matura questa stessa intesa», ha spiegato Gentiloni. L'impegno per la «sicurezza e la stabilizzazione di un eventuale governo di accordo nazionale» in Libia «sarà graduale» e vedrà l'Italia impegnata in un ruolo di primo piano, ha assicurato il ministro.

Il ruolo dell'Italia
Gentiloni ha ricordato che l'attività di «pianificazione che riguarda la sicurezza e la stabilizzazione di un eventuale governo di accordo nazionale libico è coordinata dall'Italia». «L'impegno», ha però precisato, «sarà graduale» come indicato nei documenti di pianificazione che ne prevedono l'inizio «40 giorni dopo l'istituzione del governo nazionale in Libia»«L'Italia», ha insistito Gentiloni, «avrà un ruolo di coordinamento di questo impegno perché tutti riconoscono al nostro paese - per ragioni geografiche e di qualità del nostro strumento militare e dei rapporti politico-diplomatici - il nostro ruolo» nell'area. A questo proposito, il ministro ha ricordato che la missione europea contro il traffico di essere umani nel Mediterraneo - Eunavfor Med - è guidata da un italiano, l'ammiraglio Enrico Credendino, e che il generale Paolo Serra (ex comandante di Unifil in Libiano) è impegnato come senior advisor del segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon per la sicurezza.

Leon non si arrende
L'inviato speciale dell'Onu per la Libia, Bernardino Leon, che sta per lasciare l'incarico per le Nazioni Unite, intende proseguire i negoziati per un accordo di unità nazionale libica in Marocco e, «nelle sue intenzioni, tutte da verificare a livello di sicurezza, anche a Tripoli», ha riferito Gentiloni. Leon, ha sottolineato il ministro, cercherà di arrivare «ad una stretta conclusiva» per «uscire dalle ambiguità» che attualmente ostacolano l'intesa. E l'Italia, ha insistito Gentiloni, sostiene assieme ad altri Paesi questa nuova «fase chiarificatrice, e possibilmente conclusiva» dei negoziati sulla Libia.

Nessuna novità sui connazionali rapiti
Sui quattro tecnici italiani della Bonatti rapiti in Libia il 19 luglio scorso «non ci risultano novità", ha comunicato Gentiloni. Gino Pollicardo, Fausto Piano, Filippo Calcagno e Salvatore Failla sono stati presi in ostaggio nei pressi di Mellitah da miliziani che li hanno caricati su dei mezzi dopo aver immobilizzato l'autista libico che li trasportava.

Fase tre missione anti-trafficanti ferma
Il ministro ha poi affermato che un intervento nelle acque territoriali libiche, nell'ambito di una fase tre della missione Eunavfor Med contro il traffico di esseri umani nel Mediterraneo, «non è possibile» senza una specifica richiesta del governo della Libia.  «Abbiamo verificato che nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu non ci sono spazi per autorizzare un intervento del genere senza un sì dei libici», ha sottolineato il ministro. Più in generale, riguardo alla missione navale contro trafficanti, secondo Gentiloni solo «il tempo» chiarirà «la reale efficacia di questa iniziativa». «Non ci sono dubbi, tuttavia, che sarebbe molto più efficace nella sua terza fase», con la richiesta del governo libico «di intervenire sulle acque territoriali e sul suo territorio», ha argomentato il ministro durante il suo intervento.

(Con fonte Askanews)