26 maggio 2020
Aggiornato 06:30
Per «tutelare l'immagine magistratura nel capoluogo della Sicilia»

Gestione beni confiscati, CSM trasferisce i pm indagati a Palermo

L'organo di autogoverno della Magistratura ha deciso il trasferimento d'ufficio nei confronti dei cinque magistrati palermitani coinvolti nell'inchiesta della Procura di Caltanissetta sulla gestione della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale del capoluogo siciliano

PALERMO - Il Csm ha deciso il trasferimento d'ufficio nei confronti dei cinque magistrati palermitani coinvolti nell'inchiesta della Procura di Caltanissetta sulla gestione della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale del capoluogo siciliano. La decisione della Prima Commissione dell'organo di autogoverno della magistratura è stata assunta «tempestivamente - come hanno sottolineato in una nota il presidente della Commissione Paola Balducci e il relatore Pirantonio Zanettin -, perché siamo convinti della necessità di tutelare l'immagine ed il prestigio della magistratura palermitana, cui il nostro Paese tanto deve nella lotta alla mafia». «La credibilità della funzione giudiziaria, in un'area connotata da una una pervasiva presenza della criminalità mafiosa, rappresenta un insostituibile baluardo a tutela della legalità», ha aggiunto Balducci.

Bufera
La bufera che ha travolto la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo è esplosa lo scorso 9 settembre, quando l'ormai ex presidente della Sezione, Silvana Saguto, è stata iscritta nel registro degli indagati della Procura di Caltanissetta con l'accusa di essere stata il punto focale di un vero e proprio comitato d'affari sorto attorno alla gestione dei beni sequestrati e confiscati alla mafia. Saguto, trasferita successivamente alla Terza Sezione della Corte d'Assise è accusata di corruzione, induzione alla concussione e abuso d'ufficio. Secondo gli inquirenti nisseni, l'assegnazione dei beni sequestrati alla criminalità organizzata sarebbe stata decisa sulla base di favori che avrebbero privilegiato alcuni amministratori giudiziari piuttosto che altri.

Le ipotesi dei magistrati
Tra questi, in particolare, l'avvocato Gaetano Cappellano Seminara, e su Walter Virga, figlio dell'ex membro togato del Csm Tommaso a sua volta indagato. Per i magistrati di Caltanissetta, Cappellano Seminara sarebbe stato scelto in cambio dell'assegnazione di alcune consulenze al marito della stessa Silvana Saguto, l'ingegnere Lorenzo Caramma; mentre la scelta del giovane Virga sarebbe stata dettata da una sorta di «riconoscenza» del presidente della Sezione Misure di Prevenzione nei confronti del padre, che si sarebbe interessato per mettere a tacere un procedimento disciplinare avviato dal Csm nei confronti della Saguto. Gli altri magistrati finiti sotto inchiesta sono Lorenzo Chiaramonte, indagato con l'accusa di abuso d'ufficio per l'assegnazione di una consulenza ad una persona a lui vicina; Fabio Licata, il quale avrebbe concesso l'adeguamento da 3.500 euro lordi al mese come compenso riconosciuto in un amministrazione giudiziaria al marito della Saguto. Entrambi i magistrati frattempo sono stati trasferiti all'ufficio Gip. A loro si aggiunge infine il pubblico ministero della Dda Dario Scaletta, il quale, seppur non coinvolto nelle indagini sulla gestione dei beni, avrebbe informato i due colleghi del trasferimento da Palermo a Caltanissetta di un fascicolo d'inchiesta su Walter Virga.

(con fonte Askanews)

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