21 novembre 2019
Aggiornato 14:30
Operazione Horus 2

Droga a Palermo: smantellata rete di spaccio nel quartiere Zisa

L'indagine dei Carabinieri ha delineato le caratteristiche di 2 gruppi finalizzati allo spaccio di droga; uno specializzato in hashish e marijuana, l'altro in cocaina ed eroina, dotati di strutture gerarchiche.

PALERMO (askanews) - L'operazione Horus 2, che stamani a Palermo ha portato i Carabinieri ad eseguire 23 misure cautelari ha riguardato le piazze di spaccio nel quartiere «Zisa», monopolizzato dai traffici dei malviventi che lo presidiano quotidianamente, con introiti giornalieri stimati in oltre 2mila euro. L'indagine ha delineato le caratteristiche di 2 gruppi finalizzati allo spaccio di droga; uno specializzato in hashish e marijuana, l'altro in cocaina ed eroina, dotati di strutture gerarchiche.

E' emerso il coinvolgimento di intere famiglie nell'attività di spaccio, per le quali, in alcuni casi, essa rappresentava l'unica vera e propria fonte di sostentamento. Tali interessi hanno assicurato la pressoché totale connivenza degli abitanti della zona, i quali avevano tutto l'interesse a non ostacolare i traffici.

La conduzione esclusivamente familiare delle attività di spaccio è di tutto rilievo nell'organizzazione che smerciava eroina e cocaina. In questo caso, dietro alla gestione di un minimarket, in realtà si celava lo smercio di stupefacenti. L'attività degli indagati si svolgeva in maniera frenetica per strada, permettendo di delineare compiti e ruoli di ciascuno.

La dinamica osservata era sempre la stessa, e consisteva nel ricevere l'ordinazione dal tossicodipendente nelle vicinanze dell'esercizio commerciale, comunicare l'esigenza ad un complice presente all'interno di un'abitazione, e ricevere da questi la sostanza, frequentemente attraverso un paniere calato dal balcone, oppure afferrando al volo le dosi lanciate in cambio della somma di denaro pattuita. L'uso del paniere ha rappresentato una costante per i trasferimenti dello stupefacente, soprattutto nel caso degli indagati già sottoposti agli arresti domiciliari. Significativo è stato anche l'apporto fornito dalle donne delle famiglie, sempre pronte a spostare droga e denaro dal minimarket alle abitazioni.

Il gruppo dedito allo spaccio di hashish e di marijuana invece aveva stabilito il suo centro nevralgico all'interno di un condominio in cui un componente si trovava ai domiciliari. Proprio dalla finestra dell'abitazione dell'uomo, sono stati registrati interessanti incontri tra gli indagati, rilevando come questi fosse solito scavalcare quella finestra per rientrare subito a casa in caso di allarme.

Le attività illecite di entrambi i gruppi erano caratterizzate da una gestione accentrata da parte di due nuclei familiari, i quali si sono avvalsi di diversi pusher. Giovani ma esperti spacciatori, con differenti funzioni e compiti, erano dediti alla sistematica cessione «al minuto» di sostanze stupefacenti, utilizzando comuni fonti di approvvigionamento, basi logistiche utili per lo stoccaggio, il taglio ed il confezionamento dello stupefacente da piazzare sul mercato. I gruppi erano dotati anche di vari nascondigli utilizzati dagli spacciatori, predisposti nelle immediate vicinanze della zona di spaccio, dove provvedevano a depositare periodicamente il denaro.

Particolarmente emblematica, poi, è risultata l'indifferenza e la connivenza degli abitanti del quartiere nei confronti degli spacciatori, con bambini che giocano tranquillamente a pochi passi dai pusher; proprietari dei mezzi utilizzati come nascondigli per lo stupefacente che, consapevoli di tale attività, chiedevano «gentilmente» agli spacciatori di cambiare luogo di occultamento perché dovevano andare via.

Le indagini hanno dimostrato che tutto lo stupefacente veniva ceduto con confezioni identiche, ed era seguito un «prezzario» della droga, a seconda del tipo di sostanza stupefacente e del peso della singola dose. Tra l'altro è emerso come, in una perfetta logica di mercato, acquistando maggiori quantitativi si ottenessero sconti sul prezzo: infatti a fronte dei 15 euro pagati per una dose da Œ di grammo, il costo di una dose da 1 grammo era di appena 30 euro.