5 giugno 2020
Aggiornato 09:00
Parla Andrea Riccardi della Comunità di Sant'Egidio

I funerali di Casamonica impossibili nella Roma degli anni '70

«La Chiesa si è infragilita con poco spessore popolare»: così Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant'Egidio, che, in un intervento sul Corriere della Sera sottolinea che «negli anni Settanta la periferia fu messa al centro del dibattito politico, creando legami», ma tutto si è dissolto

ROMA (askanews) - Nessuno si è accorto del funerale di Vittorio Casamonica, giovedì scorso al Tuscolano, «perché non esistono comunità. Un fatto simile nella Primavalle degli anni Settanta sarebbe stato impossibile. A Trastevere di venti anni fa un corteo così non sarebbe entrato. E il quartiere di Don Bosco, in passato, si sarebbe allertato».

Cosa accadde negli anni '70
E' l'analisi di Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant'Egidio, che, in un intervento sul Corriere della Sera (Nella periferia la Chiesa c'è ma è fragile come la città) sottolinea che, a Roma, «negli anni Settanta la periferia fu messa al centro del dibattito politico, creando legami e portando i periferici a partecipare a una comunità di destino. Tutto si è dissolto, lasciando un grande vuoto tra gente e istituzioni. La gente è sola con una vita difficile. Le famiglie sono diventate più fragili; le comunità si sono pressoché dissolte». Resta nelle periferie la Chiesa.

Guardare a Roma in modo nuovo
«Se n'è percepita la fragilità al funerale a Don Bosco, quando gli amici del defunto hanno tappezzato la facciata del tempio con discutibili manifesti. Che poteva fare il parroco isolato all'interno. Fa pensare che non esiste una rete che renda consapevoli di quel che sta accadendo». Per Riccardi, «il problema non è la 'scomunica ai mafiosi', ma l'infragilimento di una Chiesa con poco spessore popolare: un prete di fronte a un gruppo compatto che celebrava il suo lutto». «L'episodio di giovedì - conclude l'ex ministro - può essere l'occasione per superare un dibattito politico bloccato e guardare a Roma in modo nuovo, perché non si può accettarne ulteriormente il deterioramento».

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