6 giugno 2020
Aggiornato 17:30
Le crepe tra Lega Nord e Fratelli d'Italia

Salvini-Meloni, il loro amore appena nato è già finito

Sulle candidature di Pietrangelo Buttafuoco in Sicilia e di Alfio Marchini a Roma si consuma la rottura tra le due anime della nuova destra italiana, che avevano coltivato insieme il breve sogno di un trionfo unitario in stile Le Pen

ROMA «Nomen omen», direbbe lui da buon intellettuale, citando il motto latino. «Il destino contenuto nel nome», traduciamo noi che preferiamo parlare come mangiamo. E infatti Pietrangelo Buttafuoco, giornalista, scrittore e noto trombone sempre pronto a pontificare sulle questioni della sua Sicilia, stavolta il fuoco l'ha buttato davvero, come vuole il suo cognome. Tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni, in particolare. Ad avanzare il suo nome come candidato forte del centrodestra per le eventuali elezioni anticipate del dopo-Crocetta è stato qualche giorno fa Angelo Attaguile, leader isolano di Noi con Salvini. Sicuramente una candidatura di richiamo, fuori dal giro dei partiti e che gode di una certa notorietà in una parte d'Italia dove i leghisti non hanno molte altre carte da giocarsi.

Volano gli stracci
Ma al solo sentire nominare Buttafuoco, Giorgia Meloni ha perso la testa. Del giornalista non ne vuole proprio sapere, al punto da trasformare la sua netta contrarietà in una vera e propria guerra di religione: «È senza dubbio un validissimo intellettuale e un'icona della destra, lo considero un mio amico – ha commentato la leader di Fratelli d'Italia in un post su Facebook – ma in estrema sincerità non credo sia una buona idea candidare alla guida della Sicilia una personalità che ha deciso di convertirsi all'Islam». Il rischio sarebbe, secondo lei, addirittura quello di dare un «segnale di resa ai fanatici che rimpiangono il passato dominio arabo e musulmano sulla Sicilia». Buttafuoco, dal canto suo, non l'ha presa benissimo: «Da saraceno quale sono ho perso i diritti civili – ha risposto a Libero – Io faccio politica con i miei libri e con i miei articoli, non sono adatto al mercato elettorale. Dove la pur formidabile Meloni è stata costretta ad argomentare da pezzente per salvare il proprio orticello». E meno male che i due erano «amici».

Da Buttafuoco a Marchini
Il caso Buttafuoco potrebbe comunque essere derubricato a un semplice battibecco di politica locale, se non fosse che si inserisce in una più ampia crepa creatasi nell'ultimo periodo tra la Lega Nord e Fratelli d'Italia. Il primo segnale lo si era visto un mesetto fa su un'altra potenziale candidatura, stavolta alle amministrative a Roma. Salvini, che inizialmente aveva concesso una pur tiepida apertura alla discesa in campo della Meloni, in un secondo momento ha rinnegato la sua decisione, ripiegando su un nome alternativo: quello di Alfio Marchini. A fargli questa proposta sarebbe stato Silvio Berlusconi in persona, con l'idea di replicare il modello Venezia. Un imprenditore, prestato al centrodestra dalla società civile: nel caso di Brugnaro, in Laguna, ha funzionato alla perfezione. In cambio, Forza Italia sarebbe disposta a sostenere lo stesso Salvini o comunque un leghista a sindaco di Milano. Uno scambio in piena regola, come quello tra i governatori di Veneto e Liguria: altri due precedenti vincenti.

Addio al sogno lepenista
Peccato che di mezzo ci sia rimasta Giorgia. Più che le sue personali velleità da sindaco, che tutto sommato non sarebbero così pressanti, a infastidirla è la storica vicinanza alla sinistra della famiglia Marchini. Che sarebbe un'ottima arma per rubare voti ad un eventuale avversario grillino al ballottaggio, ma che sarebbe anche difficilissima da far digerire allo storico elettorato di destra-destra romano che non ha mai abbandonato il partito da quando si chiamava Movimento sociale prima e Alleanza nazionale poi. In Sicilia e a Roma, dunque, rischia di consumarsi la rottura definitiva tra le due anime della nuova destra italiana, che per un breve periodo avevano cullato insieme (complice l'agonia dei berlusconiani) il sogno di un trionfo unitario in stile Le Pen. Peccato che oggi Salvini sembri più tentato dal ritorno al passato, ovvero dal rinnovo dell'alleanza con Forza Italia. Il leader del Caroccio ha perso un'occasione, e solo i posteri ci diranno se a ragione o meno. Ma, direbbe lui, chi lascia la via vecchia per la nuova...

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