17 gennaio 2022
Aggiornato 20:30
Chiesa Cattolica

Papa: «Scegliere e amare la realtà»

«Gli uomini e le donne del nostro tempo corrono il grande rischio di vivere una tristezza individualista, isolata anche in mezzo a una quantità di beni di consumo, dai quali comunque tanti restano esclusi». Lo ha affermato Papa Francesco, nel messaggio inviato al Vescovo di Rimini monsignor Lambiasi per l'apertura del Meeting di Comunione e Liberazione.

CITTÀ DEL VATICANO - Nel suo messaggio al Meeting per l'amicizia fra i popoli organizzato da Comunione e Liberazione Papa Francesco «indica ai responsabili e ai partecipanti due attenzioni particolari».
Il Pontefice «invita - si legge nel testo diffuso dal Bollettino della Santa sede - a non perdere mai il contatto con la realtà, anzi, ad essere amanti della realtà. Anche questo è parte della testimonianza cristiana: in presenza di una cultura dominante che mette al primo posto l'apparenza, ciò che è superficiale e provvisorio, la sfida è scegliere e amare la realtà».

Anche Cristiani rischiano la tristezza individualista - «Gli uomini e le donne del nostro tempo corrono il grande rischio di vivere una tristezza individualista, isolata anche in mezzo a una quantità di beni di consumo, dai quali comunque tanti restano esclusi». Lo ha affermato papa Francesco, nel messaggio che attraverso il segretario di Stato cardinale Pietro Parolin ha inviato al vescovo di Rimini monsignor Lambiasi per l'apertura del Meeting di Comunione e Liberazione.
«Spesso - si legge nel messaggio - prevalgono stili di vita che inducono a porre la propria speranza in sicurezze economiche o nel potere o nel successo puramente terreno. Anche i cristiani corrono questo rischio. 'E' evidente - afferma il Santo Padre nella Evangelii gaudium - che in alcuni luoghi si è prodotta una 'desertificazione' spirituale, frutto del progetto di società che vogliono costruirsi senza Dio».

Realismo è comunicare Vangelo con linguaggio comprensibile - Papa Francesco «invita a tenere sempre lo sguardo fisso sull'essenziale. I problemi più gravi, infatti, sorgono quando il messaggio cristiano viene identificato con aspetti secondari che non esprimono il cuore dell'annuncio».
Secondo il pontefice, spiega il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano che firma il messaggio inviato al vescovo di Rimini Giovanni Lambiasi, «In un mondo nel quale, dopo duemila anni, Gesù è tornato ad essere uno sconosciuto in tanti Paesi anche dell'Occidente, 'conviene essere realisti e non dare per scontato che i nostri interlocutori conoscano lo sfondo completo di ciò che diciamo o che possano collegare il nostro discorso con il nucleo essenziale del Vangelo che gli conferisce senso, bellezza e attrattiva'»: la citazione è tratta dalla esortazione apostolica Evangelii gaudium.
«Per questo, un mondo in così rapida trasformazione - si legge ancora nel messaggio - chiede ai cristiani di essere disponibili a cercare forme o modi per comunicare con un linguaggio comprensibile la perenne novità del Cristianesimo. Anche in questo occorre essere realisti. 'Molte volte - ha scritto Francesco nell'Evangelii gaudium - è meglio rallentare il passo, mettere da parte l'ansietà per guardare negli occhi e ascoltare, o rinunciare alle urgenze per accompagnare chi è rimasto al bordo della strada'».