I pompieri «spengono» i grillini in Commissione Giustizia della Camera
La presidente Ferranti (Pd) chiama i vigili del fuoco per verificare l’agibilità dell’aula assalita da 20 deputati del M5S
Nuova incursione dei deputati del M5S, questa volta in Commissione Giustizia, per impedire lo svolgimento delle votazioni sul decreto del governo sulle carceri.
In risposta all’occupazione di una ventina di grillini che non fanno parte della Commissione, la presidente Donatella Ferranti del Pd, prima è andata avanti con le votazioni come se niente fosse, poi, quando la tensione è salita ai livelli superiori, ha chiamato i vigili del fuoco per verificare l’agibilità dell’aula. A questo punto tutti i deputati del Movimento hanno abbandonato la Commissione in segno di protesta.
Così come è capitato con il decreto sulla Banca d’Italia, anche su questo decreto che riguarda il sistema carcerario, si è finito per perdere i contorni dei provvedimenti, poiché la scena è stata monopolizzata dalla veemente protesta nell’aula di Montecitorio da parte dei grillini.
Il risultato, come è accaduto per la Banca d’Italia, e forse si ripeterà anche con il decreto sulle carceri, è che, nella bagarre, i testi finiscono per essere approvati con una discussione molto meno approfondita di quanto si potrebbe verificare in situazioni diciamo normali.
È possibile che gli uomini di Grillo non lo sappiano? E’da escludersi.
Quindi risulta palese che il loro obiettivo sia un altro. Ed è su questi punti non ben delineati dell’azione del 5Stelle che le forze che si oppongono al movimento dovrebbero concentrarsi.
Noi invece abbiamo il dovere di soffermarci prima di tutto su quello che è finito per passare in secondo piano, annegato nel marasma dei corpo a corpo fra i banchi di Montecitorio.
Oggi il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha infatti assicurato che per i 7 miliardi e mezzo della rivalutazione patrimoniale dell’Istituto lo Stato non dovrà cacciare nemmeno un euro. Inoltre ha assicurato che via Nazionale resterà indipendente, sul modello della Federal Reserv americana.
Ecco, noi crediamo che i grillini, se invece di far cadere la nebbia della caciara su Montecitorio avessero fatto un corteo per le vie di Roma per sensibilizzare i cittadini, e avessero invece lasciato che il Parlamento, con il supporto di esperti, magari anche stranieri, avesse verificato se le cose stanno effettivamente come le dipinge il Governatore, tutti oggi ne sapremmo di più. Inoltre i cittadini sarebbero stati meglio informati di questo delicato passaggio parlamentare invece di essere stati costretti a focalizzare tutta la loro attenzione su i deputati trascinati via dai banchi, o sull’esito e le responsabilità degli scontri da ring.
Ma i grillini evidentemente non erano alla ricerca di questa soluzione, diciamo tradizionale.
«Noi vogliamo far saltare le regole», ha spiegato il capo dei comunicatori di Grillo, Claudio Messora. Quali regole vuole far saltare il comunicatore inviato da Grillo a Roma? Quelle della Costituzione? Quelle parlamentari? Quelle della convivenza pacifica?
C’è una regola alla quale fin dalle origini ha fatto riferimento il Movimento come uno di quei principi non negoziabili. Questa bandiera del 5Stelle si chiama «trasparenza». E’in nome di questo imperativo categorico del Movimento che vorremmo ricordare al comunicatore Messora che prima di far saltare qualsiasi regola, anche la peggiore, la trasparenza richiederebbe che venga portato a conoscenza dei cittadini con quali nuove regole si pensa di sostituire quelle ritenute da rottamare.
A meno che un progetto sia un altro, come adombrato da uno degli descamisados più accesi del Movimento e cioè Alessandro Di Battista. Il deputato più vicino a Casaleggio, prima ha gettato un po’ di acqua sul fuoco riguardo gli insulti, poi ha afferma che «è la rete che sta smontando giorno dopo giorno le strutture menzognere e massoniche dei partiti»
La rete ha però veicolato anche quei messaggi, fra la volgarità e l’istigazione, contro Laura Boldrini. Siamo sicuri che sia avvenuto senza un piano preciso? Molti oppositori di Grillo, dopo l’attacco denso di effetti non ponderabili contro la Boldrini hanno invocato un intervento sulla rete. Non è per caso questo il vero fine di Di Dibattista? Il martirio della rete e la conseguente sollevazione del suo popolo?
E a Montecitorio che cosa ci si deve aspettare dopo l’arrivo dei pompieri?
Se questi fossero gli sbocchi ai quali tendono Grillo e Casaleggio ci sarebbe veramente da preoccuparsi.
Ci auguriamo di no, ma questo pericolo non dovrebbe spaventare solo noi. Dovrebbe mettere sull’avviso anche quella molteplicità di elettori che si sono avvicinati al 5Stelle anche per il suo segno distintivo di movimento pacifico e paladino della Costituzione.
Sicuramente gli ultimi episodi hanno destato qualche inquietudine anche in quattro senatori del movimento che si sono dissociati pubblicamente: «Chiediamo agli autori della comunicazione del M5S - hanno scritto Lorenzo Battista, Laura Bignami, Monica Casaletto e Luis Alberto Orellana - di essere maggiormente responsabili e consapevoli dei contenuti pubblicati e del loro inquadramento professionale».
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