22 febbraio 2020
Aggiornato 21:00
Giustizia | Lodo Mondadori

Lodo Mondadori, per la Cassazione Berlusconi non poteva non sapere

Il Cavaliere è stato «indiscusso beneficiario delle trame illecite materialmente attuate da altri sodali», hanno scritto i giudici della III sezione civile della corte Suprema. La figlia Marina: «Schiaffo a giustizia», De Benedetti «dopo 20 anni viene acclarata la gravità dello scippo»

ROMA - Silvio Berlusconi è stato «indiscusso beneficiario delle trame illecite materialmente attuate da altri sodali», hanno scritto i giudici della III sezione civile della corte di Cassazione, in un passaggio della sentenza sul Lodo Mondadori.

NON POTEVA NON SAPERE - Gli ermellini, ripercorrendo i fatti di causa, hanno spiegato che in appello, così come in primo grado, è stato escluso che Berlusconi «non poteva non sapere». Poi i magistrati hanno aggiunto che un'analisi dell'intera vicenda, la costituzione di una provvista di valuta all'estero ed utilizzo della stessa a fini corruttivi, ha consentito di concludere «in termini di consapevolezza necessaria di quanto andava accadendo in capo al 'dominus' societario».
I giudici della Cassazione hanno ricordato come la corte d'appello di Milano ha enunciato una serie di circostanze «che possono legittimamente considerarsi ulteriori elementi di prova». Tra questi fatti ci sono le dichiarazioni di testimoni come Stefania Ariosto sino al proscioglimento per prescrizione di Berlusconi.

FINALITA CORRUTTIVE CHIARE A FININVEST - In ultimo si è sottolineato: «Dalla destinazione finale delle somme versate sul conto estero - la corruzione di un magistrato finalizzata alla spartizione della Mondadori - di rilevanza talmente evidente non solo agli assetti economici, ma anche di politici generali (alla luce degli interventi del presidente del consiglio dell'epoca, onorevole Andreotti), da escludere che l'organo di vertice di Fininvest non fosse a conoscenza della dazione e della sua finalità».

MONDADORI, SCHIAFFO ALA GIUSTIZIA - «Oggi la Cassazione aveva la possibilità di cancellare quello che non esito a definire uno scandalo giuridico. Ha deciso di non farlo. E' una nuova, bruciante sconfitta per la giustizia, una ferita profonda per quanti si ostinano ancora a credere nei valori della giustizia e della verità. Ma noi non ci arrendiamo. Percorreremo tutte le strade che riguardo alla sentenza l'ordinamento consente perché questi valori possano tornare a essere rispettati». Lo ha affermato la presidente di Mondadori e Fininvest, Marina Berlusconi.
«Questa sentenza - ha denunciato Marina Berlusconi - non è giustizia, è un altro schiaffo alla giustizia. Rappresenta la conferma di un accanimento sempre più evidente. E la sua gravità lascia sgomenti. Da vent'anni certa magistratura assieme al gruppo editoriale di Carlo De Benedetti tentano di eliminare dalla scena politica mio padre aggredendolo su tutti i fronti. E ora la magistratura ci impone definitivamente di finanziare proprio il gruppo De Benedetti, per un importo spropositato, infinitamente superiore al valore della partecipazione Fininvest nella Mondadori».

VERDETTO CONTRO VERITA' E DIRITTO - «Tutto ciò - ha attaccato ancora Marina Berlusconi - è compatibile con la democrazia? Davvero si può far finta di niente di fronte ad una simile anomalia? Sappiamo meglio di tanti altri che le sentenze si devono rispettare, lo abbiamo dimostrato nei fatti eseguendo alla lettera quanto stabilito dai primi due gradi di giudizio. Però le sentenze ingiuste non solo si possono, si devono criticare. E anche questo, al di là delle motivazioni che leggeremo molto attentamente, è un verdetto in palese contrasto con la realtà dei fatti ma anche con le regole del diritto».

ABBIAMO RAGIONE - «Siamo - ha rivendicato all'azienda della sua famiglia Marina Berlusconi - dalla parte della ragione, lo abbiamo provato senza ombra di dubbio ma ci vediamo ugualmente condannati ad un autentico esproprio, che senza alcun fondamento colpisce così duramente uno dei più importanti gruppi imprenditoriali del Paese. Il ridimensionamento molto modesto della somma determinata dalla Cassazione non intacca in alcun modo l'eccezionale peso dell'ingiustizia di cui siamo vittime. Al contrario, suona come una vera e propria beffa. La Cir non ha subito alcun danno, lo sa per primo Carlo De Benedetti che continua a straparlare di 'scippo', neppure un euro da parte nostra era ed è dovuto».

DE BENEDETTI, DOPO 20 ANNI ACCLARATO SCIPPO - «Prendo atto con soddisfazione che dopo più di vent'anni viene definitivamente acclarata la gravità dello scippo che la Cir, attraverso la mia persona, subì a seguito della accertata corruzione di un giudice da parte della Fininvest di Berlusconi, il quale, a quel tempo, era ancora ben lontano dall'impegnarsi in politica». Lo ha sottolineato in una nota Carlo De Benedetti.
«La spartizione del gruppo Mondadori-Espresso avvenne a condizioni per me molto sfavorevoli per un grave motivo che all'epoca nessuno conosceva, ha continuato De Benedetti. Ci sono voluti otto gradi di giudizio, cinque penali e tre civili, per arrivare a questa inappellabile decisione. La cifra definita è importante, ma occorre tener conto che essa è composta per meno di un terzo dal danno riconosciuto e per più dei due terzi dal semplice meccanismo di interessi e inflazione dovuto ai vent'anni trascorsi», ha aggiunto.

CORRUTTORI MI HANNO OSTACOLATO - «Questo percorso - ha concluso l'ingegnere - l'ho compiuto in solitaria e desidero ringraziare gli avvocati e i consulenti che a suo tempo ho scelto per la collaborazione che mi hanno sempre fornito. Questa cifra è destinata alla Cir e non a me, neanche indirettamente, avendo recentemente donato ai miei tre figli il controllo del gruppo. A me rimane la grande amarezza di essere stato impedito, attraverso la corruzione, di sviluppare quel grande gruppo editoriale che avevo progettato e realizzato. Avrò modo di ritornare sull'argomento».