11 dicembre 2019
Aggiornato 17:00
Chiesa Cattolica

«Dove c'è Dio non ci sono odio, invidia e gelosia»

«Non ci sono quelle chiacchiere che uccidono i fratelli» è quanto ha affermato Papa Francesco stamani nella casa Santa Marta, dove ha ripreso a celebrare la messa con i gruppi dopo la pausa estiva

CITTÀ DEL VATICANO - Dove c'è Dio non ci sono odio, invidia e gelosia e non ci sono quelle chiacchiere che uccidono i fratelli: è quanto ha affermato Papa Francesco stamani nella casa Santa Marta, dove ha ripreso a celebrare la messa con i gruppi dopo la pausa estiva.

L'incontro di Gesù con i suoi conterranei, gli abitanti di Nazaret, come lo racconta il Vangelo di San Luca proposto dalla liturgia del giorno, è stato al centro dell'omelia del Papa. I nazaretani ammirano Gesù - osserva il Pontefice a quanto riportato dalla 'Radio vaticana' - ma aspettano da lui un qualcosa di strabiliante: «Volevano un miracolo, volevano lo spettacolo» per credere in lui. Così Gesù dice che non hanno fede e «loro si sono arrabbiati, tanto. Si sono alzati, e spingevano Gesù fino al monte per buttarlo giù, per ucciderlo»: «Ma guardate com'è cambiata la cosa: cominciarono con bellezza, con ammirazione, e finivano con un crimine: volendo uccidere Gesù. Questo per la gelosia, l'invidia, tutte queste cose ... Questa non è una cosa che è successa duemila anni fa: questo succede ogni giorno nel nostro cuore, nelle nostre comunità. Quando in una comunità si dice: 'Ah, che buono, questo che è venuto da noi!'. Se ne parla bene il primo giorno; il secondo, non tanto; e il terzo si incomincia a spettegolare e finiscono spellandolo».

Così i nazaretani «volevano uccidere Gesù»: «Ma quelli che in una comunità fanno chiacchiere sui fratelli, sui membri della comunità, vogliono uccidere: lo stesso di questo! L'Apostolo Giovanni, nella prima Lettera, capitolo III, versetto 15c, dice questo: 'Quello che odia nel suo cuore suo fratello, è un omicida'. Noi siamo abituati alle chiacchiere, ai pettegolezzi. Ma quante volte le nostre comunità, anche la nostra famiglia, sono un inferno dove si gestisce questa criminalità di uccidere il fratello e la sorella con la lingua!».

«Una comunità, una famiglia - ha proseguito il Papa - viene distrutta per questa invidia, che semina il diavolo nel cuore e fa che uno parli male dell'altro, e così si distrugga». «In questi giorni - ha sottolineato - stiamo parlando tanto della pace», vediamo le vittime delle armi, ma bisogna pensare anche alle nostre armi quotidiane: «la lingua, le chiacchiere, lo spettegolare». Ogni comunità - ha concluso il Papa - deve vivere invece con il Signore ed essere «come il Cielo»: «Perché sia pace in una comunità, in una famiglia, in un Paese, nel mondo, dobbiamo incominciare così: essere con il Signore. E dov'è il Signore non c'è l'invidia, non c'è la criminalità, non c'è l'odio, non ci sono le gelosie. C'è fratellanza. Chiediamo questo al Signore: mai uccidere il prossimo con la nostra lingua, ed essere con il Signore come tutti noi saremo in Cielo».