6 giugno 2020
Aggiornato 22:30
Il Governo dell'Italia

Il Cavaliere smania ma aspetta

Ad occupare i suoi pensieri sono ossessivamente i processi. Oggi dal tribunale di Milano è arrivata la condanna a un anno per il processo Unipol. Ma è solo la prima delle tre che il cavaliere si aspetta nell'arco di un mese (a ruota c'è Ruby e l'appello per i diritti Mediaset)

ROMA - Perchè nessuno possa pensare che si sia trattato soltanto di una scusa, oggi Silvio Berlusconi si è anche allontanato da Arcore per andare a farsi visitare in clinica. Niente da fare: quel disturbo alla vista ancora persiste. Lo documenta il certificato medico depositato (come farebbe un qualsiasi dipendente con il suo datore di lavoro) presso il Tribunale di Milano per spiegare che il Cavaliere domani non potrà essere presente quando l'accusa formulerà le richieste (di condanna) per il processo Ruby.

E così, dopo averlo costretto provvidenzialmente a rinunciare al comizio finale della campagna elettorale a Napoli ormai due settimane orsono, il «distacco del vitreo» con annessa congiuntivite venerdì lo terrà - altrettanto provvidenzialmente - lontano anche dalle Aule del palazzo di giustizia lombardo. Al punto da rendere inutile (anche questo in modo provvidenziale) i motivi per cui inizialmente era stato richiesto il 'legittimo impedimento', ossia la riunione dell'Ufficio di presidenza del Pdl e l'incontro 'istituzionale' con Monti in agenda rispettivamente domani mattina e domani pomeriggio.

Insomma, ancora per un altro giorno (e forse addirittura per un'altra settimana) il Cavaliere se ne potrà stare ad Arcore evitando di entrare direttamente nel dibattito politico post voto nel quale - di certo - non ha rinunciato ad avere un ruolo. Anzi, Berlusconi - viene riferito - è qualche giorno che ci pensa, che vorrebbe parlare, dire la sua. Ma praticamente tutti quelli che lo circondano gli suggeriscono di stare ad aspettare. Lo spettacolo che gli prospettano è più o meno questo: i democratici si stanno facendo male da soli, mezzo partito è contro la linea di Bersani che guarda solo a Grillo, per un governo del presidente non potranno che venire con il cappello in mano da noi. Ed è sempre a Napolitano che si guarda dalle parti del Pdl, ed è per questo che mai come in questi giorni il silenzio del Cavaliere è d'oro.

E già che lui vorrebbe sfogarsi, ma per ora ascolta gli inviti di chi gli consiglia di trattenersi. Ad occupare i suoi pensieri sono ossessivamente i processi. Oggi dal tribunale di Milano è arrivata la condanna a un anno per il processo Unipol. Ma è solo la prima delle tre che il cavaliere si aspetta nell'arco di un mese (a ruota c'è Ruby e l'appello per i diritti Mediaset). Dal Pdl è un profluvio di comunicati contro i giudici e a sostegno di Berlusconi: le toghe - è il refrein - stanno cercando di far fuori per via giudiziaria colui che pensavano sarebbe stato fatto fuori dalle urne. Anche il Cavaliere reagisce con una nota. «E' davvero impossibile - dice - tollerare una simile persecuzione giudiziaria che dura da vent'anni». Un comunicato che, per la verità, non è tra i più aggressivi nel repertorio dell'ex premier.

In privato lo sfogo del Cavaliere si basa infatti su ben altri toni e soprattutto sulla convinzione che la sentenza di oggi sia solo l'inizio di un tentativo di 'eliminarlo'. Per questo la parola d'ordine nel partito è tenere alta la tensione sul tema giustizia e continuare a lavorare alla manifestazione del 23 marzo che si terrà a piazza del Popolo ma che è tornata a essere principalmente una iniziativa contro «certa magistratura». Ma sono soprattutto le prossime sentenze a preoccupare davvero Silvio Berlusconi che, a questo punto, gioca la sua partita politica anche come una lotta contro il tempo della giustizia. E' in particolare il processo per i diritti Mediaset a turbare i suoi sonni: il timore è che si arrivi addirittura a sentenza definitiva a breve, con conseguente interdizione dai pubblici uffici. Per questo le ipotesi su cui si ragiona ad Arcore sono due: o un governo in cui il Cavaliere sia azionista, che duri almeno 2-3 anni e che, per capirsi, non faccia leggi che vadano contro i suoi interessi oppure voto il prima possibile, anche a giugno. Prima cioè che a renderlo 'incandibabile' sia la giustizia.

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