26 maggio 2019
Aggiornato 19:00
Come risanare la sanità secondo il candidato di Grillo alla Regione

Andrea Aquilino : fuori i politici dagli ospedali

E’ un ingegnere il numero due della lista 5 stelle per Roma e provincia

ROMA - «Non è per un capriccio della natura che la Sanità a Roma e nel Lazio è allo sfacelo.
Come è possibile continuare a non vedere che il dissesto porta scritti sulla pietra i nomi e i cognomi di chi ne ha deciso le sorti negli ultimi 20 anni, a dir poco?.
E’ da populisti denunciare quello che è sotto gli occhi di tutti e cioè che in quanto ai danni prodotti la destra e la sinistra si sono divisi i compiti all’interno di un groviglio impastato di inciuci e collusioni? Vogliamo parlare di nomine? Vogliamo parlare di spesa?
Vogliamo parlare di clientelismo e nepotismo? La prima proposta che faremo, o attueremo se ne avremo le possibilità, è di spazzare tutto questo»
, ha risposto uno dei candidato al Consiglio regionale, numero due della lista presentata dal Movimento 5 stelle.

Dirlo a parole è facile, ma poi, nella pratica, come si può realizzare il repulisti che promettete?
«Guardi che si vuole eliminare il caos e ridare agli ospedali romani e laziali la dignità di un servizio doveroso nei confronti dei cittadini quello che si deve fare è molto più semplice di quello che si vuole far credere».

Ci spieghi come
«La nostra ricetta è addirittura banale: la prima cosa da fare e buttare fuori la politica dagli ospedali, smantellare le ramificazioni che inquinano tutto: dalle carriere dei medici, ai bilanci, alla gestione del personale, agli appalti per le strutture».

Si ma poi che facciamo, torniamo alla gestione dei baroni ?
«Di certo non siamo così ingenui da voler passare dalla padella alla brace. Per quanto riguarda le carriere dei medici basta uniformarsi a quanto si fa all’estero, per esempio promovendo concorsi che siano giudicati da commissioni internazionali. Per quanto poi riguarda la spesa, cioè il buco nero in cui rischia di sprofondare tutta la sanità, quella cattiva, ma anche, purtroppo quella buona che si avvale della abnegazione e dei sacrifici di tanti medici, paramedici e amministrativi per bene, sarà sufficiente essere coerenti con questa domanda: chi paga i costi della Sanità? La Regione. E allora si istituisca una centrale acquisti in Regione alla quale non affidare solo i controlli della spesa, ma anche le autorizzazioni a impiegare i soldi dei contribuenti.
Faccio un esempio, se un ospedale deve comprare, non le garze emostatiche, ma un robot per la chirurgia dal costo superiore al milione di euro non deve essere la Asl ad autorizzarlo, ma la centrale acquisti regionale il cui operato deve passare sotto i vaglio e l’osservazione delle opposizioni. Altro esempio, se la media dei parti cesarei è esponenziale in Italia rispetto alla media europea non è la Asl a doversene occuparsene, ma una commissione sanità della Regione»
.

Vi accusano di essere un movimento costituito da incompetenti. Dove pensate di reperirli tutti questi censori del sistema?
«Noi siamo incompetenti? Come è possibile stabilirlo se non siamo mai stati chiamati ad assumere una responsabilità pubblica? Quindi su di noi deve prevalere perlomeno il beneficio del dubbio. O forse, una volta tanto, sarebbe più giusto partire dai curriculum: io sono ingegnere e sono un professore incaricato della Sapienza a Roma che ha perso l’incarico a causa dei tagli. Vogliamo ricordare le competenze a gestire la Regioni di «governatori» usciti dagli schermo televisivi come Badaloni e Marrazzo? Vogliamo passare al vaglio le competenze di un militante politico e di una sindacalista a capo di un sindacato fantasma? Vogliamo parlate delle competenze di chi si è fatto trovare invischiato nella cocaina e nel mondo dei travestiti? O ripassare nella memoria l’amena storiella dell’ultra «competente» Fiorito? O quella dell’assessore alla sanità finito nelle vicende dell’ultra «competente» «Lady Asl»?
Ma aggiungerei a questo giardinetto di «competenze » un altro elemento fondamentale: di quanto stavano facendo nell’esercizio delle loro funzioni Marrazzo o Fiorito noi cittadini non siamo venuti a saperlo dalle opposizioni o dalla stampa, ma da alcuni carabinieri che hanno tentato un ricatto nei confronti del Governatore. Per quanto riguarda Fiorito non ne siamo venuti a conoscenza grazie all’attenzione del Pd, ma lo abbiamo scoperto solo in virtù di una lite interna al Pdl.
Pd e Pdl si sono ben guardati di denunciare i suddetti signori, nonostante fossero i loro avversari politici. Noi cittadini non ne sapevamo nulla di cosa combinavano Marrazzo e Fiorito, ma i loro capi e referenti non potevano non saperlo. Siamo populisti o qualunquisti se diciamo che questo si chiama inciucio o complicità?»