22 ottobre 2020
Aggiornato 10:00
Giornalismo | Caso Sallusti

Sallusti: Non mi dimetterò dal Giornale

«Ho parlato con l'editore, ieri ho incontrato anche il Presidente Berlusconi, mantengo la qualifica di Direttore del giornale, anche in caso di carcere invece del domiciliare». Lo dice il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti è intervenuto ai microfoni di RTL 102.5 in «Password» con Nicoletta e Gabriele Parpiglia

ROMA - «Io sono molto contento che questa legge sia finita su un binario morto perché è una legge assolutamente illiberale che peggiorava la situazione dei giornalisti». Lo dice il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti è intervenuto ai microfoni di RTL 102.5 in «Password» con Nicoletta e Gabriele Parpiglia.
Quanto al lavoro al Giornale Sallusti dice che non si dimetterà: «Ho parlato con l'editore, ieri ho incontrato anche il Presidente Berlusconi, mantengo la qualifica di Direttore del giornale, anche in caso di carcere invece del domiciliare, come elemento simbolico che questo giornale e il suo editore non accettano di subire un'imposizione ingiusta da parte della magistratura».

Su domiciliari decide Giudice in 5 giorni - Sulla richiesta della procura di espiazione della pena in regime di detenzione domiciliare per il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, deciderà il giudice di sorveglianza entro 5 giorni, ma i termine non è perentorio, solo ordinatorio. La procura della repubblica ha emesso un decreto di esecuzione della pena in carcere e un altro provvedimento di esecuzione della pena presso il domicilio. Le modalità degli arresti domiciliari, se rigidi o meno saranno decisi esclusivamente del giudice di sorveglianza.

Condanna a meno 18 mesi, non pericoloso, domicilio idoneo - La procura di Milano ha applicato la legge svuota carceri e di conseguenza ha emesso sia un provvedimento di sospensione dell'esecuzione della pena in prigione sia uno di esecuzione della stessa presso il domicilio del condannato.
In attesa della decisione del giudice di sorveglianza Sallusti resta in libertà. Il procuratore di Milano Bruti Liberati nel secondo decreto ricorda che ricorrono i tre presupposti previsti dalla norma svuota carceri: la condanna di 14 mesi è inferiore a 18 mesi, il condannato non è pericoloso socialmente, c'è un domicilio idoneo.
Il procuratore inoltre aggiunge che non c'è pericolo di fuga «e quanto alla prognosi sulla commissione di altri delitti, proprio per le caratteristiche del reato di diffamazione a mezzo stampa non si ravvisa alcuna differenza quanto ad efficacia deterrente tra detenzione in carcere e presso il domicilio».