25 settembre 2020
Aggiornato 19:00
Centrodestra | Lega Nord

Maroni: Alleati del Pdl solo se scarica Monti

L'ex Ministro dell'Interno: Convergenza solo sul tema delle riforme costituzionali. Un avviso di garanzia non basta per sfiduciare la giunta Formigoni. Segretario della Lega con pieni poteri o non funziona. I tempi per le riforme ci sono, parole Napolitano stravaganti

MILANO - Il voto insieme di Pdl e Lega, ieri in Senato sulle riforme costituzionali, non significa che lo strappo tra i due partiti dell'ex maggioranza di governo sia stato ricucito. Lo ha precisato Roberto Maroni, ex ministro dell'Interno e triumviro del Carroccio. «Non c'è nessun asse Lega-Pdl, ma solo una convergenza su questo tema. Finché il Pdl sosterrà il governo Monti non ci potrà essere nessuna alleanza se non su questo tema del Senato federale».

Un avviso di garanzia non basta per sfiduciare la giunta Formigoni - L'ex ministro sottolinea che un avviso di garanzia a Roberto Formigoni non è una condizione sufficiente per far cadere la giunta regionale lombarda, ma osserva anche che «ci sono ragioni di opportunità che vanno oltre questa vicenda».
«Quando dico che per me è difficile arrivare al 2015 - ha ribadito riferendosi alla scadenza naturale della legislatura regionale - lo dico non per le vicende giudiziarie, che non mi interessano. L'avviso non è sufficiente per fare cadere il governo della Lombardia che ha fatto bene, ma ci sono ragioni di opportunità che vanno oltre questa vicenda».
«E' in atto un percorso che stiamo valutando - ha proseguito Maroni - che coinvolge anche la Regione Lombardia e comprende l'Expo. Dipende però dalle scelte della segreteria nazionale lombarda, io sono solo un triumviro, un semplice deputato». L'ex ministro dell'Interno ha infine ribadito che lunedì prossimo Formigoni incontrerà il gruppo del Carroccio al Pirellone.

Segretario della Lega con pieni poteri o non funziona - A meno di 48 ore dall'inizio del quinto congresso federale della Lega Nord Roberto Maroni, triumviro del Carroccio dopo le dimissioni di Umberto Bossi, detta le proprie condizioni per una eventuale sua nomina a segretario federale: pieni poteri «o ci sarà un'altra soluzione» che non lo coinvolge. Per la presentazione delle firme di candidatura alla segreteria federale, ha ricordato, «c'è tempo fino a sabato mattina alle 11, ma la mia ambizione non è quella di passare da triumviro a duumviro se così si può dire. Se il congresso deciderà di eleggermi segretario o chiunque altro sarà, dovrà avere pieni poteri. Non sono interessato a una cogestione, a fare il segretario dimezzato, commissariato o sotto tutela perché non funziona. Gli organi statutari devono avere pieni poteri sulla linea politica e sulla gestione del partito».

I tempi per le riforme ci sono, parole Napolitano stravaganti - Roberto Maroni definisce «stravaganti» le parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sulle difficoltà di approvare le riforme costituzionali che prevedono l'introduzione del senato federale e l'elezione diretta del presidente della Repubblica. «Mi hanno sorpreso le dichiarazioni del presidente della Repubblica - ha detto l'ex ministro leghista - perché i tempi ci sono. Volendo si può fare, il Parlamento è sovrano, non vedo come il presidente della Repubblica possa dire che non ci sono i tempi. Dice una cosa strana».
«Il Senato ieri - ha proseguito Maroni - ha approvato il senato federale. La Camera approverà e la riforma potrà entrare in vigore prima della prossima legislatura con il senato federale, la riduzione dei parlamentari e l'elezione diretta del presidente della Repubblica. Forse è questo che Napolitano non vuole, è stravagante che dica una cosa del genere». Secondo Maroni la riforma abbozzata ieri è una cosa «importante, difficile e interessante. Avremmo voluto di più, cioè il modello Bundesrat con solo rappresentanti delle regioni, ma anche così è un passo avanti notevole». A suo parere ciò che ha detto Napolitano «è come dire che il Parlamento è commissariato», ma «il semestre bianco è per il presidente della Repubblica, non per il Parlamento».