25 gennaio 2022
Aggiornato 09:00
Pedofilia | Scandalo pedofilia Chiesa

Pedofilia: Monsignor Sanna, nessuna indulgenza. Crimine terribile

L'Arcivescovo di Oristano: «Volontà decisa di condannarlo senza se e senza ma». Avvenire: «Dalla CEI scelta netta a fianco delle vittime»

CITTÀ DEL VATICANO - La Conferenza episcopale italiana non ha «nessuna indulgenza» nei confronti del «terribile crimine» della pedofilia del clero e c'è ormai la «volontà decisa di condannarlo senza se e senza ma»: così monsignor Ignazio Sanna, arcivescovo di Oristano, che ha tenuto una conferenza stampa nella pausa dei lavori dell'assemblea generale della Cei.
«Non si può transigere, bisogna essere severi, forti e duri. Qualsiasi forma di accondiscendenza o leggerezza è da condannare. Su questo ormai c'è chiarezza, pur nel rispetto delle leggi vigenti. Penso che non ci siano dubbi su questo atteggiamento deciso».

«Avvenire»: Dalla CEI scelta netta a fianco delle vittime - Sugli abusi la Conferenza episcopale italiana ha compiuto, con la pubblicazione delle linee-guida contro gli abusi, una «scelta netta», recita il titolo di un editoriale di Avvenire.
Sul quotidiano della Cei Salvatore Mazza sottolinea che «qualcuno magari dirà che il documento pubblicato ieri rappresenta, in fondo, solo un 'atto dovuto'. E che le linee guida non fanno altro che recepire, quasi pedissequamente, le indicazioni del Dicastero dottrinale vaticano - a loro volta traduzione operativa della volontà di Benedetto XVI di 'fare pulizia' entro le coordinate di giustizia e misericordia. Vero, in parte, soprattutto se ci ferma alla superficie del testo. Ma assolutamente insufficiente, come lettura, se al contrario si prova a capire le implicazioni e le conseguenze del documento adottato dalla Cei. E qui si torna a quelle parole ricordate all'inizio. Dove, senza mezzi termini né reticenze né possibilità di equivoco, si afferma da che parte la Chiesa, in queste terribili situazioni, si schieri: dalla parte, cioè, delle vittime. Una opzione irrevocabile e definitiva, che ribalta completamente la prospettiva col suo porre in primo piano chi gli abusi li ha subiti e, per questo, al colmo di un crudele paradosso, è stato portato invece a sentirsi 'colpevole'. E' la scelta di una Chiesa che non vuole nascondere e nascondersi, che rifiuta il concetto stesso di rimozione della memoria. Che ha cancellato l'idea che l'istituzione meriti una protezione superiore a quella dovuta alla vittima, che in nome della prima tutela, la seconda possa essere in qualche modo sacrificata. E', insomma, la dichiarazione di una scelta di campo. Scelta coerente, certo, col magistero di Papa Benedetto, ma molto più incisiva a ben vedere di quanto, alla fine, la 'tecnicità' richiesta alle Linee Guida avrebbe in sé potuto comportare».