Scalfaro, la Camera osserva un minuto di silenzio: molti assenti Pdl-Lega
Fini: Un esempio di coerenza ideale e integrità morale. Si è sempre speso in difesa della Repubblica fondata sulla Costituzione. Cicchitto: Cordoglio anche se era un avversario agguerrito
ROMA - L'Aula della Camera ha osservato un minuto di silenzio per ricordare Oscar Luigi Scalfaro, il presidente emerito della Repubblica scomparso il 29 gennaio scorso. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, lo ha definito «a pieno titolo uno dei padri della nostra Repubblica» ricordando che Scalfaro «ha ricoperto con vigore, competenza e autorevolezza le più alte cariche» e «si è sempre impegnato per la centralità del Parlamento».
Scalfaro, ha sottolineato Fini, «si è sempre speso in difesa della Repubblica fondata sulla Costituzione. Da cattolico fervente ed impegnato difese la laicità dello Stato. E' stato uno dei principali protagonisti della vita politica nell'Italia repubblicana, un esempio di coerenza ideale e integrità morale, una figura di riferimento non soltanto per i cattolici in politica».
Durante il ricordo espresso da Fini molti deputati del Pdl hanno lasciato l'Aula. Nell'Emiciclo ne sono rimasti una sessantina mentre tra i banchi della Lega erano presenti una decina di leghisti.
Cicchitto: Cordoglio anche se era un avversario agguerrito - Il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ha espresso «cordoglio» in Aula alla Camera per Oscar Luigi Scalfaro, scomparso lo scorso 29 gennaio. «Senza alcuna concessione all'ipocrisia - ha detto Cicchitto - voglio dire che alla dialettica assoluta amico-nemico preferisco, preferiamo quella amico-avversario che consente l'esplicita dichiarazione del cordoglio per la scomparsa di un avversario del centrodestra fra i più agguerriti, eminenti e sistematici quale è stato Scalfaro anche da presidente della Repubblica».
«Con Scalfaro - ha insistito Cicchitto - è esistito un serio dissenso politico e culturale. Ci ha diviso una questione di fondo: lui era convinto del primato del Parlamento e della Costituzione che vinceva su tutto, per noi e per Berlusconi invece vale il primato del popolo, specie se esso si è espresso nelle elezioni. Di qui sono derivati una serie di dissensi politici: non l'ho condiviso durante gli anni terribili '92-'94 per aver rifiutato il decreto Conso e per lo scioglimento anticipato di un Parlamento che ancora manteneva la fiducia al governo in carica. Non ho condiviso la sua posizione sul decreto Biondi e la scelta di non procedere alle elezioni dopo la crisi del primo governo Berlusconi che peraltro fu sottoposto a una stringente sorveglianza che derivava dalla distanza tra chi riteneva di rappresentare la continuità della storia della Repubblica e della Costituzione e chi invece dava voce a un'esigenza di cambiamento».
Tuttavia, ha detto Cicchitto, «l'esistenza di così profondi dissensi non impedisce di esprimere cordoglio da parte di un convinto revisionista della seconda e anche della prima parte della Costituzione per la scomparsa di una voce che sosteneva la tesi opposta. Il senso del dibattito democratico sta nella capacità reciproca di ascolto delle posizioni più distanti che sollecitano una riflessione. Questo è il sale ma anche la normalità della democrazia, una normalità che assai raramente caratterizza l'anomalia italiana che oscilla tra il conformismo opportunista e la demonizzazione dell'avversario».