4 aprile 2020
Aggiornato 04:00
L'incontro interreligioso ad Assisi

L'invito del Papa al «mea culpa»: No alla violenza in nome di Dio

Protestano i Lefebvriani, qualche defezione tra Musulmani. Nessuna preghiera comune, presenti anche atei, ebraismo inquieto. L'«Osservatore romano»: Il Papa ha smentito stereotipi infondati

ASSISI - Venticinque anni, e si sentono. Papa Benedetto XVI va ad Assisi per commemorare l'incontro voluto nel 1986 da Giovanni Paolo II. Il Papa polacco lanciava pionieristicamente il dialogo con le altre religioni con un evento spirituale e mediatico che creò qualche malumore - si dice - proprio nell'allora cardinale Ratzinger, che temeva il rischio di una deriva sincretistica delle kermesse interreligiose. Poi è caduto il muro di Berlino, l'11 settembre del 2001 le Torri Gemelle sono venute giù in un attentato di matrice islamista, ora esplodono le piazze arabe. Un altro mondo, insomma, e Papa Benedetto XVI riprende - e corregge - l'intuizione del suo predecessore.

«Impegno comune per la Pace» - Il pomeriggio, nella piazza San Francesco pronuncia un «impegno comune per la pace» assieme ai circa 300 leader delle altre fedi. «Mai più violenza, mai più guerra, mai più terrorismo!», afferma. «In nome di Dio ogni religione porti sulla terra giustizia e pace, perdono e vita, amore». Si scambiano i segni della pace, si accendono i ceri, ci si ferma sulla tomba del poverello di Assisi. Ma le analogie con il 1986 finiscono qui.

Sin dalla mattina, infatti, l'appuntamento di Assisi ha tutt'altro sapore. Il discorso pronunciato dal Papa nella basilica di Santa Maria degli Angeli è preoccupato. Rileva che sebbene la guerra fredda sia alle spalle il mondo è in «discordia», più libero, sì, ma senza «orientamento». Rileva che la violenza ha assunto «nuovi volti» e individua, in particolare, il terrorismo che si ammanta di motivazioni religiose, la violenza «esercitata da difensori di una religione contro gli altri» e - anche questa una «violenza» - la «negazione» di Dio di una società secolarizzata che - quasi una «contro-religione» - adora Mammona, l'avere e il potere. Fa autocritica di fronte agli atei e agli agnostici: «Che essi non riescano a trovare Dio - afferma - dipende anche dai credenti con la loro immagine ridotta o anche travisata di Dio». Infine, un 'mea culpa' che si indirizza al cristianesimo ma suona anche come monito per le altre fedi: «Come cristiano, vorrei dire: sì, nella storia anche in nome della fede cristiana si è fatto ricorso alla violenza. Lo riconosciamo, pieni di vergogna».

Nessuna preghiera comune, presenti anche atei, ebraismo inquieto - Fa attenzione, Ratzinger, a non creare confusioni tra fedi che sono e devono rimanere diverse. In tutta la giornata, infatti, non è prevista alcuna preghiera in comune. Dopo un pranzo frugale nel refettorio della Porziuncola, allora, ogni delegazione, se vuole, può ritirarsi in preghiere distinte. La stessa dizione dell'incontro - Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo - descrive un perimetro preciso. E il fatto che all'incontro siano stati invitati alcuni intellettuali atei - per l'Italia il filosofo Remo Bodei - dà alla giornata un sapore più culturale che spirituale.

Non abbastanza, comunque, per i lefebvriani. In piazza spunta un sacerdote che è stato addirittura espulso dal gruppo scismatico fondato da Marcel Lefebvre, Floriano Abramowicz per protestare (pregando) con Benedetto XVI. Ma i lefebvriani di tutto il mondo organizzano messe e via crucis di riparazione. «Affinché Nostro Signore - scrivono i lefebvbriani italiani - spenga i crescenti focolai di guerra nel mondo che sembrano essere la Sua risposta alla 'pace' di Assisi». Proprio le trattative in corso tra Santa Sede e lefebvriani finalizzate al rientro della fraternità ultratradizionalista nella Chiesa cattolica preoccupano la delegazione ebraica, che però non menziona la questione. Quanto ai musulmani, nella delegazione c'è più di una defezione. Lo stesso vaticano aveva preavvertito qualche assenza a causa della «situazione socio-politica in diversi Paesi arabi a forte maggioranza musulmana del Medio Oriente, del Nord Africa e del Golfo», nonché della «coincidenza con il pellegrinaggio alla Mecca e con la Conferenza interreligiosa annuale di Doha, in Qatar». Ma all'ultimo non si presenta il principe giordano Ghazi Bin Muhammad, né lo studioso indonesiano che doveva parlare a nome dell'islam nella matinata, né i rappresentanti sauditi, impegnati, a quanto si apprende, nei funerali del principe ereditiero Sultan bin Abdul-Aziz al Saud. Ma quello odierno di Assisi è un altro incontro rispetto a quello di Wojtyla. Un altro Papa, un altro mondo.

L'«Osservatore romano»: Il Papa ha smentito stereotipi infondati - «Smentendo ancora una volta stereotipi infondati, il Papa va avanti e ripropone con forza la causa della pace. Che si costruisce cercando l'unico Dio». Così l'Osservatore Romano in un editoriale di prima pagina a firma del direttore Gian Maria Vian.
«Per questo - prosegue l'editoriale dedicato all'incontro odierno di Assisi - Benedetto XVI ha voluto ad Assisi anche intellettuali non credenti, togliendo argomenti agli atei combattivi ed esigendo dai credenti che purifichino le loro fedi e non diano scandalo, offuscando così la trasparenza di Dio. Il cui nome, secondo le parole dell'apostolo Paolo, è Dio dell'amore e della pace, il Signore della storia che vi si è incarnato per salvare il mondo».
«Se è vero che nella storia anche in nome della fede cristiana si è fatto ricorso alla violenza - scrive Vian - questo è stato un abuso, ha riconosciuto Benedetto XVI sulla scia dei suoi predecessori, confermando la volontà di purificazione incessante di cui a nome della Chiesa cattolica, e con l'umiltà che lo caratterizza, dà ancora una volta esempio ripetendo l'antica convinzione: Ecclesia semper reformanda. Con la fiducia che questo processo possa estendersi alle altre religioni ed essere compreso, attraverso la ragione, da tutti».

Papa Benedetto XVI ad Assisi su Frecciargento - Le Ferrovie dello Stato Italiane hanno condotto oggi Sua Santità Benedetto XVI ad Assisi, a bordo di un Frecciargento della flotta di Trenitalia, in occasione dell'incontro «Pellegrini della verità, pellegrini della pace» convocato dal Santo Padre per commemorare il 25esimo anniversario della prima Giornata mondiale di preghiera per la pace. Dopo lo storico pellegrinaggio del Beato Giovanni XXIII, nel 1962, e del Beato Giovanni Paolo II nel 2002, per la terza volta il Gruppo FS Italiane mette a disposizione mezzi e risorse, offrendo il proprio contributo per il viaggio del Pontefice ad Assisi. Nella Stazione Vaticana, che non è dotata di rete elettrica, il Frecciargento è giunto tramite l'ausilio di un locomotore diesel.
Prima di salire in treno, si legge in una nota della società, il Santo Padre è stato accolto dal ministro delle Infrastrutture e trasporti, Altero Matteoli, dal Presidente delle Ferrovie dello Stato Italiane, Lamberto Cardia, e dall'amministratore delegato Mauro Moretti.

Sostieni DiariodelWeb.it

Caro lettore, se apprezzi il nostro lavoro e se ci segui tutti i giorni, ti chiediamo un piccolo contributo per supportarci in questo momento straordinario. Grazie!

PayPal