Gelmini: «Un'errore replicare alla gaffe sul Cern, bastava scusarsi»
Chiuso il rapporto con Massimo Zennaro come portavoce, il ministro conferma che resterà direttore generale. Errori anche per il concorso sui presidi: «Non mi capacito»
ROMA - Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini esce allo scoperto in un'intervista sul quotidiano La Repubblica e affronta l'ormai celebre gaffe sul tunnel dei neutrini costruito tra il Cern e il Gran Sasso: «Il vero errore è stata la replica. Bastava chiedere scusa e farci su un po' di ironia».
Gelmini smentisce chi la vorrebbe depressa: «Sono serena e determinata. E abituata a portare a termine i compiti che mi vengono assegnati». Ma confessa: «Certo, per l'incidente del tunnel dei neutrini 2 sono stata colpita in ogni modo, e ferita. Ma non mi fermo, so che fare politica non è un giro di valzer». Col ministro impegnato al Quirinale, il famoso comunicato fu affidato ad un giovane e non controllato: «Al primo incidente di percorso ho pagato un prezzo alto, sono stata travolta dalla velocità di internet e dalla replica sbagliata: il secondo comunicato parlava di polemiche strumentali e non erano parole mie», spiega Gelmini. Che ammette: «Bastava chiedere scusa, e farci su un po' d'ironia. So che non esiste un tunnel da Ginevra al Gran Sasso, ho visitato il Cern e non ho visto tunnel. Bastava mettere quella parola tra virgolette e aggiungere tecnologico, il 'tunnel tecnologico' dentro il quale sono viaggiati i neutrini».
Chiuso il rapporto con Massimo Zennaro come portavoce, il ministro conferma che resterà direttore generale: «Non c'è motivo per allontanarlo anche da lì, la Corte dei conti l'ha valutato idoneo». E le accuse su una gestione forzata dei dati del ministero, sono «una polemica ridicola». In ogni caso il ministro dell'Istruzione assicura che i dati sui bocciati ci sono, «li ho visti ieri», e «tra una settimana saprete tutto». E sull'altro punto dolente degli errori nel quiz per il concorso per presidi: «Abbiamo tutelato gli aspiranti dirigenti, rivelando e correggendo gli sbagli». E se in un primo momento il ministro aveva cercato di minimizzarli ora, pur precisando «la commissione che li ha prodotti non l'ho nominata io», dice: «Sono errori gravi, non mi capacito. Gli autori non saranno retribuiti e l'agenzia che li ha scelti sta valutando se chiedere i danni».
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