23 agosto 2019
Aggiornato 16:00
Per l’ex vice Ministro le misure del Governo uguali a quelle della sinistra più becera

Manovra: Baldassarri, quello fra Berlusconi e Tremonti è un finto duello

Per il presidente della commissione Finanze del Senato è urgente che il Governo recida una spirale di ruberie e malversazioni in cui sono coinvolti 400- 500 mila addetti alla cosa pubblica. «Potremmo risparmiare perlomeno 50 miliardi»

ROMA - «Visco e Tremonti sono una assoluta continuità, tanto è vero che Tremonti ha finito per adottare, dietro la maschera della lotta all’evasione, le stesse vessazioni nei confronti praticate a suo tempo di Vincenzo Visco». Che Mario Baldassarri, economista, ex vice ministro ed ora presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato, non fosse un estimatore del super ministro dell’Economia lo si sapeva da tempo. Che il suo giudizio negativo arrivasse fino al punto di fargli dire «quella del governo è la stessa manovra che avrebbe potuto mettere in campo la sinistra più becera» è invece una novità.
Il salto di qualità nella bocciatura decretata da Baldassarri si spiega con le parole che pronuncia subito dopo: «Non c’è più tempo - spiega al Diario del Web, svelando nel tono della voce tutta la sua preoccupazione - Ormai credo che stiamo andando verso la catarsi».

Che cosa intende per catarsi, presidente? Domanda il cronista
«Intendo un precipizio al fondo del quale lo spread rispetto ai bund tedeschi potrebbe schizzare oltre i 500 punti base e gli interessi da pagare sul debito passare dai 90-100 miliardi attuali a 140 miliardi. Insomma una situazione insostenibili».

Se accadesse cosa dovremmo aspettarci?
«Come minimo di essere costretti a prendere sotto l’effetto di un tsunami quei provvedimenti che avremmo dovuto assumere 10 anni fa. Il risultato sarà che gli italiani saranno chiamati a pagare un prezzo doppio di quello che si sarebbero dovuti accollare a tempo debito, ottenendone la metà dei benefici».

Secondo lei, presidente come andrà a finire il duello fra Tremonti e Berlusconi?
«Prima di parlare di belligeranza fra questi due protagonisti bisognerebbe capire quali sono le ricette che propongono. Quella di Tremonti non è da oggi che sostengo che ci porterà a fondo, facendoci fare la stessa fine dei topi del pifferaio magico. Ma quella alternativa di Berlusconi, chi la conosce?

Ma il governo sostiene che le armi della manovra sono in grado di difendere il paese dagli assalti della crisi. Perché non ci crede?
«Non sono io a non crederci è lo stesso governo. La nota di aggiornamento del Def approvata dal Consiglio dei ministri nei giorni scorsi, peraltro in assenza del ministro Tremonti, parla chiaro: entro il 2013 pagheremo 100 miliardi tasse in più così ripartite 75 miliardi ad azzeramento del debito, 36 miliardi per l’aumento della spesa corrente e 11 miliardi di minori investimenti. C’è qualcuno che possa affermare che questa non sia una manovra fortemente depressiva dell’economia italiana?»

Che altro si poteva fare?
«La prima cosa da fare era di togliersi dalla testa che il deficit si possa sanare con l’aumento delle tasse. Poi bisognava volgere l’attenzione verso quella pletora di gente, circa 400-500 mila persone dedita a ruberie e malversazioni a spese delle casse pubbliche e degli altri 56 milioni di italiani: E’ questo ventre marcio del Paese che bisognava colpire per primo. Sarebbe bastato un intervento verticale sugli sprechi della politica per fare risparmiare all’Italia 50 miliardi di euro. Invece ancora una volta quegli interessi non sono stati toccati e l’unica leva che questo governo ha adottato è quella di aumentare le tasse: esattamente come avrebbe fatto la sinistra più becera».

Ma basta questo per poter dire che Tremonti è la controfigura di Vincenzo Visco?
«Ancora una volta sono le cifre a parlare. Visco negli anni in cui ha governato ha portato il peso fiscale che grava sulle spalle degli italiani dal 40,6 per cento, al 43 per cento. Tremonti lo sta portando, a manovra ultimata, dal 43 al 45,4. Anche se il governo, non tenendo conto della mancata crescita, parla di fermare l’assicella al 44,4 per cento».

In compenso però il governo assicura che raggiungerà l’obiettivo di azzerare il deficit
«Nemmeno questo è vero. Nel 2013, a manovra ultimata, e dopo un salasso di tasse da cento miliardi, mancheranno all’appello ancora 25-30 miliardi. Non sono solo io a sostenerlo, è lo stesso Fmi ad avvertirci che saremo comunque sotto dell’1,1 per cento del Pil, cioè l’equivalente di 22 miliardi di euro. A quel punto si renderà necessaria una ulteriore manovra che il governo sarà costretto ad assumere cercando di spacciarla per un piano a favore dello sviluppo».

Sulla patrimoniale non si sente di aprire nessuno spiraglio, nonostante la situazione di pericolo che lei stesso denuncia?
«Prima di agire sul patrimonio dei privati il governo dovrebbe agire, e con effetti quantitativamente più rilevanti,sul patrimoni pubblico. A meno di non voler parlare, come qualcuno prospetta, di una patrimoniale «monstre» che riduca il debito di 200-300 miliardi. Se questo avvenisse, è bene che si sappia che avrebbe effetti devastanti sulla economia italiana con una caduta traumatica del pil di perlomeno 5 punti. Se invece, quando si evoca la patrimoniale, ci si riferisce ad un intervento limitato a 7-8 miliardi, bisogna ricordare che l’impatto negativo sarebbe di molto superiore ai benefici visto che con 7- 8 miliardi si è ben lontani dall’incidere su un debito che ammonta a 1900 miliardi».

Ma allora, oltre che interrompere il circuito perverso degli sprechi, che altro c’è da fare?
«Qualsiasi soluzione andrebbe vista in un quadro di intervento complessivo, all’interno di una riforma fiscale strutturale che abbia ben fisso nella mente di evitare quella che Einaudi definiva l’ingiustizia della doppia tassazione. Solo se si determinasse nei cittadini la convinzione che lo Stato stia facendo sul serio, operando prima di tutto sulle sue disfunzioni, si potrebbe pensare di sviluppare quelle aspettative positive che sono indispensabili a far scattare nuovamente la scintilla dello sviluppo.
Il resto sono solo toppe che, al punto in cui siamo, non riescono utili nemmeno ai rattoppi. Purtroppo finora- conclude il senatore Baldassarri nell'intervista concessa al Diario del Web - quello che si è fatto ha solo effetti deprimenti sulla crescita, tanto è vero che il governo ha dovuto rivedere le sue stime».