6 dicembre 2019
Aggiornato 19:00
Governo | Maggioranza

Lega al lavoro con pezzi del Pdl: Road map per il cambio di passo

Legge elettorale, riforme e sviluppo: programma per Alfano-Maroni. Una road map che assomiglia ad un programma di governo

ROMA - Una legge elettorale che rappresenti il primo terreno di dialogo con l'Udc, e poi Carta delle Autonomie per riformare gli enti locali a Costituzione vigente, un programma di privatizzazioni che però escluda quelle partecipate in grado di rilanciare gli investimenti sul territorio, un nuovo patto di stabilità interno per sbloccare le risorse nelle casse dei Comuni. Una road map che assomiglia ad un programma di governo, da mettere a punto «nel giro di un mese, massimo un mese e mezzo», per provare a lanciare concretamente il ticket Alfano-Maroni e archiviare la lunga stagione berlusconiana. E' il piano cui lavora la Lega, in accordo con «pezzi consistenti e rilevanti» del Pdl, secondo quanto riferiscono esponenti di primo piano del partito. Contatti che sono in corso da mesi, ma che ora potrebbero subire un'accelerazione, grazie anche al via libera «preliminare» di Umberto Bossi.

Che la nuova legge elettorale sia ormai ufficialmente nell'agenda di maggioranza lo conferma anche il segretario Pdl Angelino Alfano, dal quale la Lega ha incassato anche la difesa rispetto alle accuse di Gianni Alemanno: «Senza di loro saremmo all'opposizione», ha sottolineato Alfano replicando al sindaco di Roma che chiedeva di «ridimensionare il ruolo» del Carroccio. Cambiare il Porcellum è dunque ormai un'esigenza, «non fosse altro che per evitare il referendum», spiegano dalla Lega. Che però pensa soprattutto a riallacciare il dialogo con Casini, per preparare il terreno al possibile nuovo esecutivo Alfano-Maroni che - è l'obiettivo - goda del sostegno anche dell'Udc.

Un progetto che se andasse in porto - ragionano nella Lega - «sarebbe la prova tecnica di coalizione per le urne e metterebbe in un angolo Pd e Idv. Gli sfileremmo l'Udc, gli toglieremmo le argomentazioni antiberlusconiane e si ribalterebbero le parti in commedia, visto che loro dovrebbero fare i conti con l'inchiesta Penati». Nelle aspettative degli uomini vicini a Maroni, infatti, «il nuovo governo dovrebbe avere un profilo decisamente più alto», e non è detto che vi troverebbe spazio Giulio Tremonti: «I nostri sindaci sono infuriati con lui da mesi, e l'assenza di giovedì al voto su Milanese ha indispettito anche Bossi». Insomma, «Tremonti non potrà più rappresentare il 'catalizzatore' futuro dell'alleanza Pdl-Lega, ormai è screditato».

Per ora solo un progetto, ma che per molti leghisti è ormai una necessità: «Questo governo è ormai al capolinea, e non possiamo tirare a campare con la sindrome di Tafazzi...». Un ragionamento che, a sentire il Carroccio, si ritrova in esponenti Pdl di primo piano, «anche forzisti della prima ora che ormai, riservatamente ma quotidianamente, invitano Berlusconi al passo indietro» e che da tempo interloquiscono con Maroni. Del resto in casa Lega la soglia di tolleranza è varcata da tempo: «Giovedì Milanese, la prossima settimana ci toccherà salvare Romano. E si avvicina il rifinanziamento della missione in Libia» su cui la posizione tenuta a luglio da Castelli (non presenza in Aula) «potrebbe allargarsi ad altri parlamentari e magari diventare anche più dura». Insomma, lamentano molti parlamentari leghisti, «certe scelte poi noi dobbiamo giustificarle di fronte agli elettori, e senza un progetto chiaro diventa davvero difficile».

Ma al di là di tutti i ragionamenti, resta sempre il problema di come far diventare realtà un progetto accarezzato da mesi. «La rottura traumatica non ce la possiamo permettere - ammette un deputato del Carroccio - ma se intorno a questa road map si riuscisse a coagulare il consenso sufficiente, allora si potrebbe andare a parlare con Berlusconi...».