17 novembre 2019
Aggiornato 18:30
Inchiesta area Falck-Marelli

Zunino ai Pm: io presidente del Cda, nessun ruolo operativo

L'immobiliarista indagato nella vicenda dell'area ex Falck sentito per oltre 3 ore dal pm negli uffici della Guardia di Finanza: «Nessuna tangente»

MONZA - Non era l'amministratore delegato, ma il presidente del Consiglio di Amministrazione, non era sua la gestione operativa. E' questa in sostanza la versione fornita oggi dall'immobiliarista, Luigi Zunino, indagato nell'ambito dell'inchiesta sulle presunte tangenti nell'area ex Falck-Marelli e sentito per oltre 3 ore dal pm negli uffici della Guardia di Finanza.

Una ricostruzione che non risulterà, secondo quanto si apprende, coerente nè lineare con quella fornita nei giorni scorsi da Giovanni Camozzi, avvocato e braccio destro dell'immobiliarista. Su questo gli inquirenti cercheranno riscontri. Nel corso dell'interrogatorio, la difesa di Zunino ha depositato una relazione economica, sull'area Falck e la corrispondenza con l'amministrazione. L'accusa per lui è di concorso in corruzione in relazione ad un accordo per un versamento di una presunta tangente di 1,5 milioni (di cui secondo l'accusa 700mila effettivamente versati) come corrispettivo per l'aumento della volumetria edificabile nell'area.

«Ha chiarito la linearità del suo comportamento - ha affermato l'avvocato Paolo Della Sala, che con il collega Cesare Zaccone ha preso parte all'interrogatorio del suo assistito - e ribadito che fin dall'inizio è sempre stata chiesta una volumetria compatibile con gli strumenti urbanistici e la normativa vigente all'epoca». Nel corso dell'audizione l'immobiliarista ha sottolineato la massima trasparenza e il fatto che non vi sia stata alcuna tangente.