21 maggio 2024
Aggiornato 05:30
Omicidio Melania Rea

Un militare scagionerebbe Salvatore Parolisi

In attesa di interrogare Ludovica Perrone, la soldatessa amante di Salvatore Parolisi, per far chiarezza sul movente del delitto, la Procura di Teramo cerca di stringere il cerchio attorno al caporalmaggiore

TERAMO - Un collega di Salvatore Parolisi, Enrico Colasanti, potrebbe salvarlo scagionandolo dall’accusa di omicidio pluriaggravato nei confronti della moglie Melania Rea, uccisa il 18 aprile scorso a Ripe di Civitella nel teramano.
Il soldato, che il 18 aprile era di vedetta nel bosco delle Casermette di Ripe di Civitella, sostiene di non aver visto la Renault Scenic di Salvatore Parolisi svoltare verso il chiosco. La Difesa del Parolisi punta tutto su questo testimone mentre il Gip sembra non tenerne conto in quanto quel giorno, lo stesso militare non ricordava di aver visto una Golf nera che transitò nella stessa strada.

IL Gip: «Non è credibile» - Il militare Colasanti sembra certo di non aver visto Parolisi. Ma i magistrati non lo ritengono credibile. Motivo: quel giorno, poco dopo le 17, sarebbe passata «sotto i suoi occhi» una Golf nera, ma lui non la vide. Lo scrive il gip di Teramo, Giovanni Cirillo, nell'ordinanza di custodia cautelare contro Parolisi: «In realtà durante il suo servizio non aveva visto e non ricordava di avere visto tutte le auto transitate nella strada sottostante la sua posizione, in quanto si è riscontrato il passaggio all'andata e al ritorno nel tardo pomeriggio del 18 aprile di una Golf nera, senza che lui si ricordasse nulla al riguardo».

GLI ULTIMI GIORNI DELL'INCHIESTA

6 Settembre - Due militari ascoltati dai Pm di Teramo per 3 ore - Si spostano nel mondo dei militari le indagini che la Procura di Teramo sta conducendo su Salvatore Parolisi, il caporal maggiore dell'Esercito accusato dell'omicidio volontario pluriaggravato della moglie Melania Rea.
Questa mattina Davide Rosati, uno dei due sostituti procuratori titolari dell'inchiesta, ha ascoltato per circa tre ore due sottufficiali dell'Esercito.
A quanto trapela, il primo a parlare di fronte al magistrato è stato un militare che sarebbe tuttora in servizio presso la caserma Clementi di Ascoli Piceno, la stessa dove per tre anni Parolisi aveva addestrato le reclute soldatesse. Il secondo, rimasto nell'ufficio del pm più a lungo, quasi due ore, sarebbe invece il maresciallo Santo, uno dei militari di Chieti che il 18 aprile, giorno dell'uccisione di Melania, era presente per una esercitazione militare nei boschi di Ripe di Civitella, il luogo dell'assassinio della donna, con il compito di vedetta sulla strada che da Ripe porta a Colle San Marco, la stessa strada che secondo l'accusa sarebbe stata percorsa sia all'andata che al ritorno dalla Renault Megane di Parolisi.
Ancora non è stata fissata, intanto, la data del faccia a faccia dei magistrati con Ludovica Perrone, la soldatessa che aveva una relazione con il caporal maggiore dell'Esercito.

2 Settembre  - Per Immacolata possibile anche un movente economico - «Salvatore era preoccupato di dover mantenere Melania se avesse divorziato». A dichiararlo è stata oggi Immacolata Rosa, l'amica del cuore della donna assassinata il 18 aprile a Ripe di Civitella con 35 coltellate, in una intervista al Tgcom. Immacolata, detta Imma, allarga dunque l'area del possibile movente che avrebbe spinto Parolisi ad assassinare la moglie. Salvatore Parolisi è al momento in carcere e al momento unico indagato per l'omicidio volontario pluriaggravato della moglie Melania Rea.
Imma, nell'intervista al Tgcom, definisce Melania nei suoi ultimi giorni di vita come «triste e nervosa», e aggiunge che «aveva perso il sorriso». La ragazza di Somma Vesuviana è stata ascoltata ieri dai due sostituti procuratori di Teramo che indagano sul caso, Davide Rosati e Greta Aloisi, insieme all'altra amica del cuore di Melania, Valentina Esposito. «Si pensò che Salvatore avesse problemi a lasciare Melania - aggiunge Imma - in quanto a lui spettava il mantenimento».
Gli inquirenti di Teramo da alcuni giorni stanno tentando di fare chiarezza sulla provenienza dei 90mila euro trovati su due conti intestati al caporal maggiore dell'Esercito. Per gli investigatori un possibile movente economico alla base dell'omicidio si andrebbe ad affiancare al movente passionale, quest'ultimo per il momento ritenuto da questi come la spinta principale alla base dell'assassinio. Ad ipotizzare un possibile movente economico alla base della morte di Melania Rea era stato anche il Tribunale del riesame dell'Aquila nell'ordinanza che il 23 agosto scorso aveva confermato la custodia cautelare per Salvatore Parolisi.
Nell'analisi del movente, che il tribunale individua nella relazione con la sua amante, la ex allieva Ludovica Perrone e la situazione conseguente che si era venuta a creare, «stretto tra due fuochi» tra moglie e amante, «non si deve neppure trascurare - si leggeva nell'ordinanza - che, in una situazione come quella del Parolisi, con uno stipendio da sottufficiale dell'esercito, la separazione dalla moglie casalinga senza attività lavorativa e con una figlia piccola da mantenere, avrebbe comportato per lui una situazione economica estremamente difficile». E quindi - secondo il Riesame - si può ritenere che, «anche tale prospettiva abbia influito nell'acuire lo stato di tensione interna del Parolisi, stato di tensione che sarebbe deflagrato nell'episodio delittuoso poi dallo stesso posto in essere, trovandosi in una situazione in cui non intravedeva una razionale via di uscita».

1 Settembre - Le amiche di Melania sentite sette ore dai pm - E' durato poco più di due ore e mezza il faccia a faccia con i magistrati di Teramo con Immacolata Rosa, l'amica del cuore di Melania Rea. Di fronte ai due pm che hanno in mano il caso, Davide Rosati e Greta Aloisi, affiancati dai carabinieri di Teramo e Ascoli Piceno, Imma avrebbe raccontato quanto a sua conoscenza sui rapporti coniugali tra Melania ed il marito, il caporal maggiore dell'Esercito Salvatore Parolisi tuttora detenuto nel carcere teramano di Castrogno e accusato dell'omicidio volontario pluriaggravato della moglie.
Immacolata avrebbe anche spiegato in cosa, secondo lei, consisterebbe quel «qualcosa di molto brutto», frase detta da Melania all'amica per telefono pochi giorni prima di essere uccisa. Uscendo dal Palazzo di Giustizia di Teramo, ad una giornalista che le chiedeva se possa essere stato Parolisi ad uccidere Melania, Immacolata ha risposto: «Sì, perché no».
Dopo il faccia a faccia con Immacolata, i magistrati hanno brevemente sentito anche Nello Esposito, il marito di Valentina, l'altra amica del cuore di Melania, che in mattinata era stata ascoltata per tre ore dagli inquirenti. Anche a Valentina i magistrati avrebbero chiesto informazioni sui rapporti tra Salvatore e Melania. La ragazza avrebbe confermato ai pm quanto già dichiarato in precedenza. Valentina era stata la prima amica cui Melania rivelò di essere a conoscenza della relazione del marito con la soldatessa Ludovica Perrone. Melania raccontò a Valentina della telefonata in cui essa minacciò Ludovica di farla allontanare dall'Esercito se questa non avesse chiuso la sua relazione con Salvatore Parolisi, toni perentori, questi, smentiti da Ludovica. Proprio la soldatessa, amante di Parolisi, sarà sentita dai magistrati teramani.

1 Settembre - I Legali del Parolisi depositano ricorso in Cassazione - È stato depositato questa mattina presso il Tribunale del riesame dell'Aquila il ricorso in Cassazione per la scarcerazione di Salvatore Parolisi, il caporal maggiore dell'Esercito accusato dell'omicidio volontario pluriaggravato della moglie Melania Rea, da parte del suo collegio difensivo. Il ricorso era stato già annunciato dai due legali di Parolisi, Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, il 23 agosto scorso, quando il Tribunale del riesame dell'Aquila si era pronunciato per la permanenza in carcere del caporal maggiore.
Secondo il Riesame, Parolisi doveva rimanere in carcere perché permanevano a suo carico il pericolo di inquinamento delle prove e la pericolosità sociale.