17 gennaio 2021
Aggiornato 19:00
Manovra economica | Maggioranza

Il Pdl accontenta la Lega sui comuni, ma batte su pensioni-Iva

Su piccoli municipi vicini al piano Pd. Il responsabile economico dei Democratici Fassina: «Oscure le risorse»

ROMA - Al lavoro per trovare un accordo nel Pdl, con i rappresentanti degli enti locali, con la Lega. Con un occhio magari all'opposizione. Perchè sulla manovra economica il tempo stringe. Lo sforzo per il momento premia. Oggi il governo incassa la soddisfazione dei piccoli comuni, che dopo aver manifestato davanti a Montecitorio apprendono dal sottosegretario Gianni Letta dell'intenzione della maggioranza di rivedere la norma sull'accorpamento delle amministrazioni al di sotto dei mille abitanti: nessuna fusione di giunte e consigli, solo una gestione associata dei servizi peraltro non obbligatoria. E trionfanti sono i toni con cui gran capi e amministratori locali del Pdl annunciano l'impegno del segretario Angelino Alfano a chiedere «almeno il dimezzamento» dei tagli a comuni e regioni previsto in manovra. Annuncio promettente per gli equilibri in maggioranza, se si considera che solo pochi minuti prima parla così anche il leghista Roberto Maroni dal meeting di Cl a Rimini: «C'è spazio per un alleggerimento dei tagli agli enti locali».

Segnali di disgelo tra Pdl e Lega? L'ultima parola la dirà il vertice di lunedì prossimo tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi. Oggi il Pdl tacita le critiche interne (silenti i vari frondisti) e di buona lena cerca l'accordo con la Lega, anche per isolare Giulio Tremonti, sempre refrattario a modificare il «suo» dl. «Sedati» amministratori locali e leghisti sensibili ai tagli per comuni e regioni, innescata la retromarcia anche sulle province (che sembrerebbe non verranno toccate dalla manovra), i pidiellini però lanciano guanti di sfida all'alleato di governo. Perchè sia chiaro, precisano da Alemanno a Frattini, che il ruolo guida nella coalizione spetta al Pdl, «che ha 2-3 volte i numeri» del Carroccio. E quindi per sopperire alle risorse restituite agli enti locali, si cerchi tra le pensioni e l'aumento dell'Iva. Proposte entrambe indigeste ai leghisti. Anche se sulla previdenza il richiamo fatto dal Pdl al «testo Maroni» potrebbe scaldare i cuori nel Carroccio. Sul secondo punto la strada è più in salita.

I passi in avanti fatti oggi sulla via delle correzioni al decreto di Ferragosto potrebbero far contento il Pd. La fusione dei servizi dei piccoli comuni è infatti uno dei punti della contromanovra del partito di Bersani. E la retromarcia del Pdl sembrerebbe andare incontro a quell'esigenza di dialogo bipartisan di cui hanno parlato sia il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che il presidente del Senato Renato Schifani. Ma il partito di Bersani vuole vederci chiaro. Spiega il responsabile economico, Stefano Fassina, che «la marcia indietro a 360 gradi del governo sui piccoli comuni ammette l'errore iniziale, cioè quello di tagliare la democrazia dei piccoli paesi, ma non garantisce alcun risparmio». In quanto, continua, «la manovra dovrebbe obbligare i piccoli comuni alla gestione associata dei servizi, non dovrebbe essere facoltativo. Noi chiediamo l'obbligatorietà nel nostro decalogo». Restano le perplessità del Pd sull'aumento dell'Iva («si scarica sui redditi più bassi: noi chiediamo una tassa sui grandi patrimoni», dice Fassina) e sulle pensioni «il testo Maroni è stato già raggiunto: di che parliamo?». Per non parlare della tassa sull'evasione annunciata da Calderoli ieri. Poteva aver destato curiosità nel Pd, inizialmente. Di fatto «è incomprensibile», dice Fassina.