19 gennaio 2020
Aggiornato 23:00
Omicidio Melania Rea

Parolisi: «Sono innocente». Il Riesame decide domani

Terminata l'udienza per la richiesta di scarcerazione. La difesa contesta ora morte, dna e tabulati. Nessuna certezza che Salvatore Parolisi il 18 aprile fosse a Ripe di Civitella

L'AQUILA - Salvatore Parolisi si è proclamato innocente, ha ribadito di non aver avuto a che fare con ciò che è successo alla moglie, Melania Rea, uccisa con 35 coltellate e trovata morta il 20 aprile scorso nella pineta di Ripe di Civitella. Per la prima volta da quando è indagato ha rotto il silenzio e ha parlato in udienza di fronte ai giudici del tribunale del Riesame, che hanno rinviato a domani la camera di consiglio e la decisione sulla richiesta di scarcerazione presentata dai difensori del caporalmaggiore dell'esercito.

Parolisi parla e conferma la sua versione - Salvatore Parolisi parla per la prima volta, da quanto è indagato per l'omicidio della moglie Melania Rea, di fronte ai magistrati, rompe il silenzio nel quale si era trincerato, ma ai giudici del Tribunale del Riesame dell'Aquila non dice nulla di nuovo, anzi conferma la propria versione dei fatti: il 18 aprile, era a Colle San Marco con la moglie e la figlia, poi Melania è scomparsa.
Il caporalmaggiore dell'esercito ha parlato per circa quindici minuti di fronte al collegio del Riesame, presieduto da Giuseppe Romano Gargarella, che dovrà decidere sulla richiesta di scarcerazione presentata dai suoi difensori. Il militare ha ribadito quanto affermato di fronte ai magistrati ascolani, che lo ascoltarono come persona informata sui fatti, prima di concentrare i sospetti su di lui e indagarlo, e ha di nuovo sostenuto di essersi recato, il 18 aprile, insieme alla figlia e alla moglie Melania a Colle San Marco. Parolisi ha confermato di aver perso le tracce della moglie dopo che questa si era recata al bar per andare in bagno e portargli un caffè. Poi, visto che la donna tardava si è allarmato e ha chiesto aiuto alle persone che in quel momento si trovavano sul pianoro.
Due giorni dopo, il 20 aprile, Melania è stata trovata morta a Ripe di Civitella, massacrata con 35 coltellate e secondo l'autopsia di Adriano Tagliabracci, medico legale nominato dalla procura ascolana, prima titolare dell'inchiesta, Melania è stata uccisa il giorno stesso della sua scomparsa il 18 aprile, in quella pineta.

L'udienza del Riesame si è conclusa alle 15.20, dopo circa quattro ore e mezza. Al termine dell'udienza il militare è stato riportato nel carcere teramano di Castrogno con il cellulare della polizia penitenziaria. Dopo pochi minuti dall'aula D del Tribunale dell'Aquila sono usciti i suoi due legali, Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, i quali non hanno voluto rilasciare dichiarazioni alla stampa. «Parleremo domani, per rispetto della decisione del Tribunale», si è limitato a dichiarare Biscotti, aggiungendo di ritenersi comunque «soddisfatto». Il collegio giudicante del Riesame dovrebbe entrare in camera di consiglio domani mattina, e l'ordinanza che deciderà sulla permanenza o meno in carcere di Parolisi dovrebbe arrivare sempre entro domani, alla scadenza del termine dei dieci giorni.

La difesa contesta ora morte, dna e tabulati - I tabulati telefonici non proverebbero con certezza la presenza di Salvatore Parolisi a Ripe di Civitella, la pineta dove è stata uccisa Melania Rea: sarebbe questo uno dei passaggi fondamentali della memoria difensiva di 150 pagine che in questo momento Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, i legali del caporalmaggiore, accusato dell'omicidio della moglie Melania, stanno esponendo di fronte ai giudici del tribunale del riesame dell'Aquila, che dovranno decidere sulla richiesta di scarcerazione.
Dopo la sospensione di un'ora, richiesta dai due sostituti procuratori di Teramo per poter analizzare la memoria difensiva depositata stamane, l'udienza, presieduta dal giudice Giuseppe Romano Gargarella, è ripresa alle 10.35. Nella memoria i difensori del caporalmaggiore hanno messo in discussione i vari blocchi che hanno costituito l'ordinanza del gip di Teramo che ha accolto la richiesta di carcerazione della procura teramana, ordinanza definita dai difensori «sospettocentrica». Tra gli altri punti cardine della difesa, in particolare, sarebbero contestati i risultati dell'autopsia sul corpo di Melania soprattutto per quanto riguarda l'ora della morte, giudicata dai legali di Parolisi troppo ritagliata sulle tesi dell'accusa, le tracce di dna di Salvatore rilevate sulla becca di Melania, che secondo la consulenza del genetista Emiliano Giardina non sarebbero dirimenti, in quanto potrebbero risalire anche a ore prima dell'omicidio. Mentre invece sarebbero state sottovalutate altre tracce di dna misto.
Nella memoria sarebbero stati quindi rianalizzati le testimonianze, i tabulati telefonici e i risultati del Dna alle base dell'ordinanza del gip Cirillo: in generale - secondo i difensori di Parolisi - i difensori di Parolisi - i risultati a cui perviene l'accusa non proverebbero in maniera certa, convergente e precisa la colpevolezza del marito. Il tribunale del riesame è chiamato a decidere solo sulla misura coercitiva disposta dall'ordinanza, in questo caso la custodia cautelare in carcere, potendo confermare la misura cautelare o meno, o disporne un'altra, ad esempio gli arresti domiciliari. La decisione dovrebbe arrivare nel tardo pomeriggio o comunque entro domani, data in cui scadono i termini per la pronuncia sull'istanza presentata dai difensori.

Nessuna certezza che Salvatore Parolisi il 18 aprile fosse a Ripe di Civitella, dove è stata trovata senza vita Melania Rea, deriva dall'analisi della posizione dei cellulari: è la tesi sostenuta di fronte ai giudici del tribunale del Riesame dell'Aquila dalla difesa del caporalmaggiore dell'esercito, in carcere per l'omicidio della moglie.
«I cellulari dicono che essi erano nelle zone dove sono avvenuti i fatti, ma non si può escludere che stessero da una parte piuttosto che dall'altra»: ha dichiarato Roberto Cusani, consulente del collegio difensivo di Salvatore Parolisi e professore di ingegneria delle telecomunicazioni alla Sapienza, durante una breve pausa dell'udienza al Tribunale del Riesame.
Riferendosi ai cellulari del militare e a quello della moglie Melania Rea, Cusani ha escluso che in base ai dati acquisiti dagli investigatori si possa affermare con certezza che i due fossero sul Pianoro di Colle San Marco, dove Parolisi afferma di aver perso le tracce della moglie, oppure a Ripe di Civitella, il luogo dove Melania è stata trovata priva di vita, massacrata con 35 coltellate.
Il consulente ha presentato una relazione di alcune pagine nella quale vengono richiamati i meccanismi di aggancio dei cellulari alle celle telefoniche: «La posizione dei cellulari non è definita e tra Colle San Marco e Ripe di Civitella questi potrebbero anche essere in un punto intermedio». «La prova delle celle non dà risultati certi», afferma Cusani. Il consulente del collegio difensivo di Parolisi ha anche contestato le conclusioni relative ai tabulati telefonici cui sono giunti gli inquirenti.
«I dati sono stati raccolti in modo tecnicamente corretto, ma recepiti in maniera forzata», ha affermato il professore.
«Qualcosa che è probabile e possibile è diventata quasi certa, e questo non lo ritengo corretto».
La posizione del cellulare di Salvatore Parolisi, è stato uno dei punti cardine sul quale si è basata l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il caporalmaggiore dell'Esercito firmata il 2 agosto dal Gip teramano Giovanni Cirillo.

Servono altri accertamenti sul Dna - I legali di Salvatore Parolisi potrebbero chiedere un supplemento di indagini per alcuni campioni di Dna rinvenuti sul cadavere di Melania Rea. A lasciarlo intendere è stato Emiliano Giardina, consulente del collegio difensivo del caporal maggiore e genetista all'università Tor Vergata di Roma, a margine dell'udienza del Riesame che si è svolta questa mattina all'Aquila. «Riteniamo che debbano essere eseguiti altri accertamenti perché crediamo queste tracce molto importanti», ha dichiarato Giardina.
Il consulente fa riferimento alle sei tracce di Dna misto, alcune maschili e alcune femminili, estranei sia alla vittima sia a Parolisi, ritrovate sul cadavere di Melania Rea, sui polpastrelli e sotto le unghie. «Se avessimo trovato sotto le unghie di Melania tracce di Dna di Parolisi la avremmo subito definita la prova regina - ha proseguito Giardina - ma visto che questo non è accaduto si è detto che il Dna può trasferirsi con una stretta di mano, ma noi lo contestiamo perché è impossibile».
Il consulente ha definito queste tracce molto importanti, tracce sulle quali dovrebbero essere eseguiti nuovi esami. «Si sono fatti accertamenti solo nei campioni di Dna che erano attribuibili a Salvatore Parolisi», ha concluso Giardina.