Tbc, Fernando Aiuti: «No ad allarmismi»
Il Presidente della Commissione Sanità del Comune di Roma: «Spesso la Procura apre le inchieste sull'attuazione della profilassi»
ROMA - A fronte dell'apertura di un inchiesta della procura di Roma sul caso dell'infermiera del policlinico Gemelli ammalata di tbc, i il professore Fernando Aiuti, Presidente Commissione Sanità Comune di Roma, invita a non fare «allarmismi».
«In riferimento alla apertura della inchiesta della Procura della Repubblica di Roma sul caso della tubercolosi che ha colpito una infermiera che prestava servizio nel reparto di neonatologia del Policlinico Gemelli non bisogna allarmarsi perché - spiega Aiuti - spesso la Procura apre inchieste per verificare se sono state attuate tempestivamente le procedure di profilassi di una malattia infettiva dal momento dell'accertamento della diagnosi e l'inizio delle misure di profilassi messe in atto dalla Asl e dall'ospedale. E immagino che questo sia successo trattandosi di una infezione avvenuta in ospedale».
Il presidente Commissione Sanità Comune di Roma inoltre rassicura anche «sulla preoccupazione apparsa in alcuni giornali che l'infezione nei neonati potrebbe essere più grave perchè il sistema immunitario non sarebbe completamente maturo»: «Non sono d'accordo - sottolinea - in quanto tutte le ricerche dimostrano che le difese immunitarie si sviluppano dalle prime settimane di vita e proprio per questo si praticano le vaccinazioni nei neonati. I vaccini sono sempre in grado di stimolare una capacità di fabbricare anticorpi e di dare risposte cellulari adeguate.
Solo per i neonati prematuri ci potrebbero essere preoccupazioni, ma la terapia antitubercolare riesce quasi sempre a sconfiggere il bacillo se l'infezione è diagnosticata in tempo.»
Il Neonatologo del Gemelli: «60 bimbi già sottoposti a test» - Continuano le visite al Policlinico Agostino Gemelli sui bambini nati nel nosocomio romano tra il 1 marzo e il 25 luglio, ultimo giorno di lavoro dell'infermiera a cui è stata diagnostica la tubercolosi. In base al protocollo scattato, i circa 1200 bambini nella lista dei nati in quel periodo, sono chiamati dallo staff medico a piccoli gruppi di 25 ogni giorno e ogni giorno le famiglie si presentano nell'ambulatorio del policlinico Gemelli.
«Abbiamo già richiamato e controllato circa 60 bambini», spiega il neonatologo del Policlinico Antonio Alberto Zuppa che segue le visite, e «i test diagnostici proseguono. Ogni giorno saranno condotti su gruppi di bambini distribuiti per fasce, con uno schema a tenaglia, ovvero tra i primi nati, a marzo, e gli ultimi, a luglio, per poi ridurre la lista verso il centro. Non ci sono né attese né file, tutto sta procedendo come da protocollo attivato dalla direzione sanitaria». I genitori dei piccoli nati tra marzo e luglio non sono ancora tutti stati chiamati: «Li stiamo chiamando con gradualità, ma - assicura il neonatologo - tutti i 1217 bambini saranno richiamati. Nessuno verrà escluso». «Se qualche genitore comunque vuole rassicurazioni in tal senso, può chiamare - esorta il medico - il Policlinico, la Asl Roma tre ha messo a disposizione un numero: 366 6620408».
I genitori che da ieri arrivano nell'ambulatorio «sono tranquilli e con un atteggiamento di grande collaborazione», racconta il neonatologo, spiegando come si svolge la visita: un colloquio specifico, l'anamnesi del bambino, verifica dei controlli pediatrici fatti, una visita e il prelievo di sangue.
Il tutto in «completa tranquillità: il protocollo che abbiamo attivato con il prelievo di sangue è molto rigoroso, all'avanguardia, approvato anche dalla Fda per la sicurezza diagnostica garantita dalla specificità del test. Ed è molto importante sottolineare l'aspetto preventivo: con la diagnosi così precoce e il trattamento il bambino in ogni caso non si ammala». Il periodo di incubazione della tbc - spiega il professor Zuppa - va da 6 a 12 settimane, se il test è negativo dopo 12 settimane, per i primi nati a marzo quindi, non ci sono più rischi. Per gli ultimi nati invece il test per ulteriore sicurezza sarà ripetuto tra tre mesi e sono già stati fissati gli appuntamenti per l'ulteriore verifica.
Oggi il presidente della Regione Lazio e commissario ad acta per la Sanità, Renata Polverini, ha reso noto i risultati dei primi test, condotti su 23 bambini, comunicati dal Policlinico Gemelli alla Regione e all'Unità di coordinamento e «sono tutti negativi». Al momento l'unico caso sospetto di contagio dall'infermiera è quello quindi di una bambina di 5 mesi ricoverata al Bambino Gesù, nata al Gemelli il 22 marzo, a cui è stata diagnosticata la tbc. Ma, avverte il neonatologo, «scientificamente non si può avere la certezza del contagio: si potrà solo escludere con certezza se il genoma del batterio risulterà diverso. E per questo ancora dobbiamo aspettare i risultati dei test. Ma se il genoma fosse identico no avremmo mai la certezza del contagio, solo un sospetto». «Il rischio che contagio dall'infermiera - sottolinea il medico - è molto basso: non si è infatti mai verificata un'epidemia di tubercolosi, ma casi sporadici e che si verificano in piccole comunità a seguito di un contato continuo e diretto. Non saltuario e sporadico come si può essere verificato con l'infermiera».
Il medico è «ottimista» su quelli che saranno gli esiti dei controlli, ma in ogni caso rassicura: «il protocollo attivato è importante dal punto di vista preventivo, una diagnosi precoce e una terapia di antitubercolari, antibiotici specifici, somministrati per bocca con uno sciroppo, per 4 -6 mesi. La guarigione è assicurata.»