23 ottobre 2019
Aggiornato 12:00
Inchiesta P4

La moglie di Alfonso Papa indagata per concussione

L'iscrizione è di meno di due settimane fa. Sotto la lente della Procura gli incarichi per ENEL e ENI

NAPOLI - Dagli atti depositati ieri al Riesame dai pm napoletani titolari dell'inchiesta sulla P4 si scopre che nel registro degli indagati è stato inserito anche il nome di Tiziana Rodà, avvocato e moglie del deputato Alfonso Papa. L'iscrizione è di meno di due settimane fa, l'ipotesi d'accusa è concussione in concorso con il marito e farebbe riferimento ad alcuni bonifici bancari effettuati da Enel e Eni per incarichi professionali affidati alla consorte dell'ex magistrato.

Come riportato da organi di stampa, nel fascicolo arrivato sulla scrivania dei giudici del Riesame - che in questi giorni dovranno pronunciarsi sulla richiesta di revoca o attenuazione della misura cautelare nei confronti di Papa in carcere dal 20 luglio scorso - spuntano anche anche cinquanta «soggetti pagatori» tra imprenditori e uomini d'affari che avrebbero ottenuto «copertura giuridica» da Papa in cambio di costosi regali, soldi o soggiorni in alberghi di lusso nella Capitale, a Napoli e a Ischia. In totale, secondo gli inquirenti, 52mila di benefit in un arco temporale che va da dicembre 2006 a maggio 2011.

Un altro nodo riguarda la competenza territoriale dell'inchiesta che, in una fase delle indagini, sarebbe stata richiesta dalla Procura di Roma. Sembra tuttavia che il fascicolo resterà a Napoli, di certo quello che riguarda il nodo centrale della P4. Tra gli atti depositati, inoltre, ci sono interrogatori di potenziali testimoni. In particolare, quello dell'imprenditore Marcello Fasolino che ha raccontato di aver versato a Papa, nel 2001, una somma di denaro, ricordando che la prima quota di quei soldi la consegnò in occasione di un incontro nel capoluogo campano, in piazza Rodinò, nell'androne di un palazzo. Un'altra, senza specificare in quale ordine, l'imprenditore di Nocera Inferiore ricorda di averla consegnata a Roma, alla galleria Colonna e un'altra ancora in una strada di Napoli. In tutto avrebbe versato diecimila euro.