Per la Manovra ok a tempo di record
Berlusconi auspica un clima favorevole per le riforme. L'opposizione: «Basta così»
ROMA - Con la firma praticamente immediata del Capo dello Stato, la manovra finanziaria è legge a tempo di record. Una «straordinaria prova di coesione nazionale», ha sottolineato Giorgio Napolitano, un risultato «impensabile senza il deciso concorso delle forze di opposizione». Un clima che Silvio Berlusconi auspica possibile anche per le riforme «necessarie al Paese», ma che per le opposizioni sarà difficile ricreare, viste anche le dure critiche rivolte alla manovra e al premier.
La nota diramata dal Quirinale per comunicare la firma in calce alla manovra ieri sottolinea dunque la dimostrazione di «consapevolezza», che «rafforza la fiducia nell'Italia delle istituzioni europee e dei mercati». Ma oltre a questo, ha rimarcato il capo dello Stato, «non si è verificata alcuna rinuncia alle proprie posizioni da parte di qualsiasi forza politica né alcuna confusione di ruoli e di responsabilità». L'invito del Capo dello Stato è ora «agli opposti schieramenti» di «confrontarsi nel modo più aperto e concludente sulle scelte che restano da adottare per rompere la morsa alto debito-bassa crescita che stringe l'Italia e per contribuire a un vigoroso rinnovamento e rilancio del progetto europeo».
Una prospettiva che anche il premier sembra auspicare: «Abbiamo due anni per fare le riforme», magari «in un clima politico simile a quello che abbiamo saputo far prevalere» sulla manovra, ha detto ieri lasciando l'Aula della Camera. Riforme necessarie per «superare i problemi ereditati dal passato e che impediscono un andamento della nostra economia» ai livelli di altri Paesi europei.
Ma le opposizioni sono scettiche. Per Pierluigi Bersani «la nostra responsabilità si ferma qui», ovvero alla disponibilità ad un ok rapido ad una manovra di cui contesta i «contenuti ingiusti» a partire dai ticket sanitari che il Pd proporrà nei prossimi giorni di revocare individuando una diversa copertura economica di uguale importo. La strada per Bersani è solo una, le elezioni. Al massimo precedute da una riforma della legge elettorale. Anche per il leader dell'Udc «oggi Berlusconi è parte del problema che abbiamo di fronte e non ne può quindi determinare la soluzione».
Il passaggio necessario è dunque che la maggioranza rinunci alla «sindrome di autosufficienza». Un concetto esplicitato anche dal capogruppo di Fli Benedetto Della Vedova: «Se prendete atto che da soli non rappresentate la soluzione dei problemi, allora è possibile mettere insieme le energie politiche e intellettuali di destra, centro e sinistra e siamo disponibili ad affrontare insieme le scelte radicali per risolvere i problemi che ci attendono». E radicale è la posizione del leader Idv Antonio Di Pietro: «Signor presidente della Repubblica, è l'ultima e unica volta che lo facciamo, perché questo Governo è screditato».