3 aprile 2020
Aggiornato 23:30
Inchiesta P4

Api presenta ddl per regolare l'attività di lobbing

Rutelli: «Manca trasparenza». Cuore del provvedimento è la creazione di un registro pubblico dei rappresentanti di interessi

ROMA - Regolamentare l'attività di lobbying per evitare di favorire fenomeni degenerativi e di corruzione: è questo il senso del disegno di legge presentato, in una conferenza stampa a Palazzo Madama, dai senatori di Alleanza per l'Italia per disciplinare l'attività di rappresentanza nelle istituzioni pubbliche. «L'inchiesta sulla P4 - ha detto il leader di Api Francesco Rutelli - apre squarci inquietanti sui rapporti tra politica ed economia che vanno riportati nella trasparenza. Ecco perchè ieri abbiamo depositato in Senato questo ddl».

Il punto, secondo Rutelli, è proprio che «in Italia manca la trasparenza nelle relazioni tra potere e gruppi finanziari, cosa che non rende facile distinguere tra lobbing e attività illecita. Questo fa da moltiplicatore della corruzione». «Vogliamo garantire la trasparenza dei processi decisionali - ha aggiunto il senatore Franco Bruno che è tra i firmatari del ddl - attraverso pubblicità e partecipazione dei soggetti che possono influenzare le decisioni» e il ddl «per la finanza pubblica non avrà costi aggiuntivi».

Cuore del provvedimento è la creazione di un registro pubblico dei rappresentanti di interessi, istituito presso il Cnel e ospitato in una apposita sezione del sito con una serie di dati sui rappresentanti di interessi, le risorse economiche e umane a disposizioni, la tipologia di rapporto contrattuale che li lega al soggetto per cui svolgono questa attività. L'iscrizione nel registro è subordinata al rispetto del codici di deontologia deliberato dal Cnel e, inoltre, nel testo di legge si fissano i requisiti, i diritti e gli obblighi dei lobbisti, tra cui la trasmissione al Cnel di una relazione sull'attività che sarà a sua volta girata al Parlamento entro il 30 giugno di ogni anno. Previste, ovviamente, anche sanzioni: svolgere questa attività senza iscrizione nel registro può costare fino a 200 mila euro.

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