12 luglio 2020
Aggiornato 05:00
Due assessori leghisti a Milano: «Noi lavoriamo». Contestati dai cittadini

Borghezio: Quando la Padania sarà autonoma cercheremo di avere buoni rapporti con gli italiani

Salvini (Lega): «Contro di noi un atto squadristico». Caputo (Pd): «Parlano di federalismo ma vogliono la secessione»

ROMA - «Io ho detto che nel cuore di molti patrioti padani, oggi più che una giornata di festa è una giornata di lutto, però non intendo pronunciare nemmeno una parola irriguardosa verso il presidente della Repubblica e verso il Paese che, in qualche modo, rappresento anche io», ha affermato Mario Borghezio, eurodeputato leghista durante la trasmissione radiofonica «Un giorno d pecora»
«Ma lei non è stato letto con i voti degli italiani?», gli hanno chiesto i due conduttori della trasmissione.
«Io sono stato eletto coi voti dei padani». E non è la stessa cosa? «Padani vuol dire padani, italiani è un concetto più largo.
Però - ha spiegato Borghezio - quando ci sarà l'autodeterminazione della Padania, gli italiani saranno ottimi vicini, nei limiti cercheremo di avere i migliori rapporti possibili». E quando potrebbe avvenire questo momento? «Non mettiamo limiti alla Provvidenza, per me ieri sarebbe già tardi», ha concluso l'eurodeputato leghista.

DUE ASSESSORI LEGHISTI CONTESTATI MENTRE DISTRIBUIVANO BANDIERE DI MILANO - Una trentina di cittadini hanno contestato animatamente al grido di «Viva l'Italia» e «Vergognatevi», il capogruppo al Comune di Milano della Lega nord Matteo Salvini che si trovava ad un banchetto all'ingresso della galleria Vittorio Emanuele dove stava distribuendo bandiere di Milano, cartoline storiche della città e adesivi del Carroccio nel giorno delle celebrazioni del 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia.
I contestatori erano cittadini di ogni età e stavano passando di fronte alla sede del Comune di Milano. Sul posto sono presenti alcuni agenti della Digos e del commissariato Centro che dopo attimi di tensione hanno fatto rimuovere i gazebo leghista.

SALVINI (LEGA NORD): SONO STATI SQUADRISTI CON IL TRICOLORE - «I sinceri democratici con il tricolore, con uno stile squadrista, non hanno voluto fare un buon servizio a questa giornata di festa, dovrebbero vergognarsi ad usare il tricolore in quel modo» ha commentato il capogruppo comunale Matteo Salvini presente al banchetto, spiegando che «non mi sembravano proprio sinceri democratici quelli che questa mattina con insulti e spintoni hanno voluto offendere la Lega per un'iniziativa che non aveva alcun intento polemico».

CAPUTO (PD): PUNTANO ALLA SECESSIONE MA I MILANESI LI HANNO SPERNACCHIATI - «Questa mattina a Milano, mentre in piazza del Duomo si teneva il solenne alzabandiera in onore dei 150 anni dell'Unità d'Italia, a pochi passi, in Galleria Vittorio Emanuele, andava in scena la provocatoria pagliacciata di Salvini, Morelli, Bolognini. Grave questo atto di Salvini, ma ancor più grave da parte di Morelli e Bolognini che essendo Assessori del Comune e della Provincia dovrebbero dignitosamente rappresentare le Istituzioni. Per questo fatto la Moratti e Podestà sarebbero tenuti a togliere le deleghe a questi due Assessori. Oggi i leghisti hanno dimostrato di fingere di volere il federalismo, e Cattaneo si rivolta nella tomba, ma in effetti di puntare alla secessione. Ma i milanesi li hanno spernacchiati». E' quanto ha dichiarato Roberto Caputo, vice capogruppo del Pd alla Provincia di Milano.

PODESTA’ (PDL): NON SONO AMMESSI DISTINGUO, MA BISOGNA RISPETTARE LE DIVERSITA’ - «Troppi italiani hanno sacrificato la vita nella conquista dell'Unità d'Italia e nella difesa di questo valore fondante della democrazia per poter autorizzare distinguo, che, in un'ottica di diversa sensibilità, non vanno, comunque, criminalizzati, sull'esigenza di rendere il 17 marzo Festa nazionale». E' quanto ha dichiarato il presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, a margine dell'Alzabandiera in piazza del Duomo per celebrare il 150esimo dell'unità d'Italia.

SIAMO ITALIANI ANCHE PRIMA DEL 1861 - «Quando ci rechiamo all'estero, del resto, non diciamo 'siamo lombardi o napoletani o trentini' ma 'siamo italiani', anche prima del 1861, un filo rosso, anzi tricolore, legava, d'altra parte, la storia, la cultura, le tradizioni e lotta per la libertà di Nord, Centro e Sud» ha proseguito Podestà, sottolineando che «la forma di Stato scelta dopo l'Unità d'Italia privilegiò la struttura centralista ideata da Mazzini e costruita da Cavour, rispetto alla visione 'federalista' di Cattaneo, di Gioberti e, in qualche modo, di D'Azeglio, peraltro primo presidente della Provincia di Milano».

IL FEDERALISMO SARA’ IL COLLANTE DELL’UNITA’ D’ITALIA - «La riaffermazione delle autonomie locali, pure in chiave di gettito fiscale, ci sta conducendo adesso verso il federalismo, che, a mio avviso, - ha aggiunto - si rivelerà un più efficace collante dell'Unità e della condivisione di quell'identità incarnata dalle donne e dagli uomini protagonisti del Risorgimento».