28 marzo 2020
Aggiornato 19:30
Caso Marrazzo

Testini ai domiciliari, cade l'accusa di omicidio

I Difensori del Maresciallo dei Carabinieri: «Revocata l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Cafasso è morto per cause naturali»

ROMA - Il gip del tribunale di Roma ha concesso gli arresti domiciliari al maresciallo dei carabinieri Nicola Testini, coinvolto nell'inchiesta sul presunto ricatto all'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo. Testini, che sino ad ora detenuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, raggiungerà presto la sua abitazione ad Adelfia, in provincia di Bari. I difensori del militare, gli avvocati Valerio Spigarelli e Marina Lo Faro, hanno spiegato che il gip, con il suo provvedimento, ha revocato l'ordinanza di custodia cautelare che era stata emessa in relazione all'omicidio del pusher delle trans Gianguerino Cafasso.

Testini resta ai domiciliari per i reati di cessione di stupefacenti (a Cafasso, ndr) e rapina (a Marrazzo, ndr.). «La cosa più importante che bisogna ribadire - ha detto l'avvocato Spigarelli - è che Cafasso non è morto per l'assunzione di droga. E per questo oggi, per assoluta mancanza di indizi in ordine all'omicidio, il giudice ha revocato l'ordinanza». Il penalista ha poi aggiunto: «L'incidente probatorio, per accertare le cause del decesso di Cafasso, ha dimostrato che questo non è morto per la droga, come invece affermava la Procura sulla base di una consulenza tecnica sbagliata».

«Cafasso è morto per cause naturali - ha continuato l'avvocato Spigarelli - Il quadro da cui si partiva, quello costruito dalla Procura, era molto diverso per Testini. Secondo i pm lui aveva ceduto la dose letale di eroina perché non voleva che Cafasso andasse in giro a raccontare dell'irruzione in via Gradoli. Ma Cafasso non è morto per droga e per questo il gip oggi ha fatto cadere l'accusa di omicidio premeditato».
Il penalista ha poi spiegato: «Il dato è che il nostro consulente, già nell'aprile scorso, davanti al tribunale del riesame, aveva spiegato che Cafasso non era morto per lo speedball. Abbiamo dovuto attendere 7 mesi per vedere quella certezza confermata». Oltre a Testini, per la morte di Cafasso, indagati i carabinieri Luciano Simeone e Carlo Tagliente.
Il gruppo di militari 'infedeli' erano stati arrestati il 22 ottobre 2009 per il blitz in via Gradoli, dove Marrazzo si stava incontrando con una trans. Nel corso dell'inchiesta su quella irruzione, che portò alle dimissioni del governatore, gli inquirenti hanno ipotizzato che Cafasso fosse stato ucciso affinchè non diffondesse notizie sulla vicenda.

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