25 gennaio 2020
Aggiornato 20:00
Inchiesta P3

Marra: lascio la Toga ma ho fatto il mio dovere

Con l'addio decadono il trasferimento e il procedimento disciplinare. Palamara: «Bene Marra, aveva messo a rischio la credibilità toghe»

ROMA - Alfonso Marra, presidente della Corte d'Appello di Milano rimasto invischiato negli scandali della 'loggia P3', annuncia sul Corriere della sera le sue dimissioni dalla magistratura, nono stante la convinzione di «aver fatto il mio dovere». In realtà, stamattina, anzichè presentarsi di persona al Csm, che lo attendeva per l'audizione nel quadro del trasferimento d'ufficio per incompatibilità ambientale disposto a suo carico dalla prima commissione, ha fatto recapitare dal suo difensore, Pier Camillo Davigo, una lettera nella quale non rassegna le dimissioni, ma chiede semplicemente «il collocamento a riposo per limiti d'età».

Una richiesta della quale il Csm non può che prendere atto, in quanto Marra ha già compiuto i 70 anni, e quindi oggi la IV commissione non potrà far altro che disporre la pratica e inviarla al Plenum, che la voterà già la prossima settimana. In realtà, si tratta solo di procedimenti formali: di fatto, Marra può considerarsi già in pensione e, soprattutto, può considerare decaduti i procedimenti a suo carico aperti anche dalla Sezione Disciplinare del Csm.

PALAMARA - Luca Palamara, presidente dell'Anm, definisce la richiesta di pensionamento avanzata dal presidente della corte d'Appello di Milano rimasto invischiato nello scandalo P3, «è un gesto che pone fine a una vicenda che ha messo a serio rischio la credibilità dell'intera istituzione. Il tema della questione morale e della correttezza dei comportamenti - afferma Palamara - deve assumere carattere centrale nel dibattito all'interno della magistratura, dove non possono essere tollerate zone d'ombra».