Presidenza del Consiglio parte civile contro la «cricca»
Le motivazioni in atto avvocatura di Stato
ROMA - Un «gravissimo danno» all'immagine dello Stato, causato funzionari che «hanno asservito le pubbliche funzioni loro affidate» al «costante perseguimento di interessi privati». E' quanto si legge nell'atto con cui la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti si sono costituiti parte civile al processo per la Scuola Marescialli. Lo ha depositato al Tribunale di Firenze, nella seconda udienza del processo, Massimo Giannuzzi, avvocato dello Stato.
Il danno, secondo l'atto, è «determinato dalla vasta risonanza mediatica della vicenda in cui sono coinvolti funzionari che hanno asservito le pubbliche funzioni loro affidate - in un primo tempo quali esponenti del Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo, struttura inserita all'interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in un secondo tempo quali dirigenti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - al costante perseguimento di interessi privati».
In questo senso, «la notorietà mediatica della vicenda ha diffuso nell'opinione pubblica l'idea che l'operato delle Amministrazioni interessate all'affidamento delle commesse per cui è processo, anzichè essere ispirato alla rigorosa cura dell'interesse pubblico, per effetto delle condotte illecite poste in essere dal Balducci e dal De Santis» sia «stato finalizzato a favorire imprese riferibili a Fusi, Bartolomei e De Vito Piscicelli, nel contesto di un clima d'illegalità e corruzione diffusa».
L'avvocatura dello Stato, infine, rileva che «la natura dei danni di cui si chiede il risarcimento non consente, allo stato degli atti, di determinarne l'ammontare» e si riserva di chiederne «la liquidazione in via equitativa».